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L’uso di internet che fanno i candidati alle elezioni in Italia durante la campagna elettorale è del tutto naif. Leader, segretari politici e candidati postano, twittano, scrivono nei blog o lo fanno fare al loro staff. Molto spesso non leggono i commenti dei sostenitori e degli avversari. Usano il Web come un canale televisivo o come facessero volantinaggio. Comunicano ma non ascoltano e soprattutto non analizzano.

Certamente avrebbero molto da imparare dall’ultima campagna elettorale fatta da Obama sui social network e tramite l’uso di tecniche sofisticate di data mining per identificare gli Stati dove la battaglia dei voti era in bilico e dunque dove bisognava convincere fette di elettorato per poter vincere. Non possiamo qui raccontare nel dettaglio queste tecniche, sarebbe necessario uno spazio più ampio per descriverle. Tuttavia, vorremmo segnalare il fatto che la memoria da elefante della Rete potrebbe essere sfruttata efficacemente per scoprire i politici voltagabbana, quelli che hanno raccontato bugie che adesso non ricordano più e quelli che oggi sostengono una tesi, mentre giusto l’altro ieri ne sostenevano una esattamente opposta.

La quantità di news, foto, dichiarazioni stampa, video, registrazioni, post e tweet che conserva internet potrebbero e dovrebbero essere sfruttate più efficacemente dai candidati per sbugiardare gli avversari, per dimostrare le loro giravolte politiche compiute nel recente passato. In poche parole, per far perdere voti ai puri dell’ultima ora, soltanto mostrando le loro dichiarazioni passate. Per fare questo basterebbero poche persone che sapessero usare bene il Web e i social network. I risultati potrebbero essere sorprendenti.

Solo per darvi un’idea dell’importanza di questo “scavo digitale”, citerò tre casi. James Carter IV, nipote disoccupato dell’ex-presidente USA Jimmy Carter, dopo alcuni giorni di ricerca sul Web, scovò e diffuse un video in cui Mitt Romney denigrava il popolo palestinese e il 47% degli statunitensi che appoggiavano Obama. Quel video fece perdere alcuni punti percentuali al candidato repubblicano, poi sconfitto da Barak Obama nell’ultima corsa alla presidenza degli Stati Uniti. Per tornare in Italia, sulla rete si può trovare un video di circa dieci anni fa in cui Massimo D’Alema spiega durante un congresso dei Verdi, con il suo solito sarcasmo, perché non credeva alla costituzione del Partito Democratico. Un ultimo esempio è rappresentato dai tweet di Roberto Formigoni che soltanto il 29 dicembre scorso si esprimeva così sulle sue scelte elettorali in Lombardia: “La Lega si conferma: nulla da’ e tutto pretende. Viva Albertini Presidente!”. Il “Celeste” dopo lo spumante e i botti di Capodanno, ha cambiato idea e l’11 e il 12 gennaio scorsi scriveva sempre su Twitter: “Accordo tra Berlusconi e Maroni ha mutato carte in tavola. Sostenendo la candidatura di Albertini avremmo spianato la strada ad Ambrosoli.” e “Caro Albertini che caduta di stile! Sei un politico di professione …” Il tutto nello spazio di due settimane, alla faccia della coerenza politica.

La memoria da elefante di internet può evitare che questi casi, ed altri anche più gravi, finiscano nell’oblio e possano essere ricordati agli autori e soprattutto agli elettori. Basterebbe che qualcuno sapesse usare la Rete con competenza.

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