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CATANZARO – Il calcioscommesse «è la patologica conseguenza del tramonto della vecchia innocente schedina. Urge evidentemente una riforma radicale della normativa che regolamenta tali tipologie di scommesse che hanno finito per inquinare il mondo sportivo ad esse collegato». Lo scrive il pm di Catanzaro, Elio Romano, nel decreto di fermo Dirty soccer.

Secondo il magistrato, si tratta di un «nuovo romanzo criminale» i cui attori arrecano «danno economico, si fanno beffa delle passioni di quanti seguono la propria squadra del cuore e ledono gli investimenti di denaro e speranze che impegnano le famiglie dei ragazzi che si affacciano al mondo del calcio». 

«Un mondo malato, quello del calcio – prosegue il magistrato – gestito dagli indagati, dove la fragilità di giocatori, sedotti dal mito del guadagno rapido e facile, ovvero dalla prospettiva di ingaggi con altre squadre, si intreccia con la spietatezza di scaltri dirigenti sportivi e con la criminalità organizzata, passando attraverso l’indifferenza delle società calcistiche. Il dato più raccapricciante che emerge è quello consistente nell’amara quanto palese constatazione di cosa sia diventato lo sport calcistico gestito dagli indagati, in cui emergono palesemente le condotte di tali direttori sportivi, presidenti e manager calcistici che ormai concepiscono la gestione delle proprie società o di quelle da acquisire di volta in volta, esclusivamente come una “fonte di reddito” derivante dalle scommesse che essi stessi piazzano e fanno piazzare sulle partite che sono stati in grado di truccare». 

Secondo quanto evidenzia il magistrato, erano finalizzate alla vittoria del campionato di alcune società, quali Neapolis e Brindisi, oltre che per lucrare sulle scommesse, le combine organizzate dalle due associazioni sgominate dalla polizia di Stato. Il primo gruppo ruotava attorno alle figure di Mario Moxedano e  Antonio Ciccarone, rispettivamente presidente e direttore sportivo del Neapolis, squadra di Lega dilettanti girone I, e Pietro Iannazzo, ritenuto esponente di spicco dell’omonima cosca di ‘ndrangheta attiva su Lamezia Terme, arrestato nei giorni scorsi nell’ambito di un’inchiesta contro la cosca.

I tre, scrive il pm Elio Romano nel decreto di fermo, «valendosi della collaborazione di dirigenti sportivi, calciatori delle altre squadre di Lnd, affaristi senza scrupoli, organizzano frodi sportive il cui scopo primario è quello di procurare la vittoria del campionato al Neapolis».

Le frodi investono anche gironi diversi da quelli del Neapolis, «mosse dal fine di effettuare scommesse sulle gare falsate così da lucrare su facili vincite o cedere l’informazione alla cerchia di accoliti, tra i quali non mancano i calciatori, per consentire loro di scommettere sulle partite alterate. Moxedano e Ciccarone vengono così a conoscenza di altre società, ad esempio il Brindisi, che perseguono il medesimo scopo di vincere il campionato, in un girone diverso, ma con i medesimi mezzi».

La seconda associazione, che si occupa della Lega Pro, si dipana attorno alla figura di Fabio Di Lauro, ex calciatore, «faccendiere – scrive il pm – che approfitta della parte marcia dell’ambiente che ben conosce, traendo cospicui guadagni dalle scommesse sulle partite oggetto di frode che finanzia attraverso gli stretti rapporti che intrattiene con ‘signorì delle scommesse dell’Est Europa nonché con gli ‘addetti ai lavorì del calcio nostrano». Tra questi ultimi, per il pm, spiccano le figure di Ercole Di Nicola, direttore sportivo de L’Aquila e di Daniele Ciardi, magazziniere del Santarcangelo, entrambe formazioni di Lega Pro girone B.

 

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