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L’incredibile storia dell’imprenditore lametino Salvatore Mazzei al quale nel 2012 erano stati confiscati duecento ettari di terreno, 70 fabbricati e 25 società

di PASQUALINO RETTURA

LAMEZIA TERME (CATANZARO) – La confisca dei beni (tra cui la cava di inerti di località San Sidero, tra le più grandi del Mezzogiorno e un hotel) dal valore complessivo di 200 milioni di euro era stata disposta dal Tribunale di Catanzaro nel luglio del 2012 che accolse la richiesta della Procura della Repubblica di Lamezia Terme.

La Cassazione – accogliendo la tesi difensiva dell’avvocato Francesco Gambardella – ha ora annullato senza rinvio la confisca dei beni all’imprenditore lametino Salvatore Mazzei, 59 anni, al quale ora è stato restituito l’intero patrimonio che gli era stato confiscato.

All’imprenditore erano stati confiscati duecento ettari di terreno, 70 fabbricati, 25 società nel settore del movimento terra, la cava in località San Sidero e anche l’Aerhotel Phelipe di Lamezia Terme. I beni erano stati ritenuti riconducibili in prima persona a Mazzei ed ai suoi più stretti familiari, tra cui l’Aerhotel Phelipe che risultava avere come socio accomandatario Armando Mazzei, 38 anni, e come socio accomandante Emanuela Mazzei, 35 anni, figli dell’imprenditore che è stato accomandatario fino al 2005.

Nel lungo elenco del sequestro spuntarono anche diversi terreni a Lamezia Terme e Maida, e appartamenti tra Lamezia Terme e Nocera Terinese, quindi automezzi da lavoro e qualche autovettura. Tra i terreni anche alcuni appezzamenti a ridosso della cava che erano state acquisite da Mazzei. Il decreto di confisca era l’atto conclusivo delle indagini (partite dagli accertamenti sulla cava di inerti) che riguardarono l’imprenditore Mazzei. Secondo la Procura sarebbe emersa una notevole sproporzione tra i redditi dichiarati e quelli che realmente erano detenuti da Mazzei. A distanza di un anno dal sequestro preventivo giunse la confisca del patrimonio da 200 milioni di euro ora restituito all’imprenditore.

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