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CATANZARO – Pena, per uno degli imputati, ridotta ma condanne confermate per tutti gli imputati del processo d’appello contro il clan Sia-Procopio-Tripodi coinvolti nell’operazione “Show down”, condotta dai carabinieri e dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, in particolare dai procuratori Vincenzo Lombardo e Giuseppe Borrelli, attiva nell’area ionica del Soveratese, che in primo grado scelsero l’abbreviato. 

Rispetto a quella prima sentenza, emessa il 22 aprile del 2013 (LEGGI LA NOTIZIA), i giudici della Corte d’appello di Catanzaro (presidente Anna Maria Saullo, consiglieri Maria Teresa Carè e Vincenzo Galati) hanno ridotto la condanna già inflitta a Francesco Vitale, per il quale è stata esclusa l’aggravante mafiosa, da 1 anno di reclusione e 300 euro di multa a 8 mesi e 200 euro. 
 
LE CONDANNE. Le altre condanne sono state confermate: a 6 anni di reclusione per Vincenzo Alcaro, 47 anni, nato a Soverato, il brigadiere dei carabinieri in servizio al reparto operativo del Comando provinciale di Catanzaro, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa perchè, secondo le ipotesi degli inquirenti, avrebbe fornito ai componenti dell’associazione mafiosa informazioni sulle operazioni di servizio che venivano svolte dai suoi colleghi nei confronti della stessa cosca Sia-Procopio-Tripodi; a 5 anni e 8 mesi per Vincenzo Bertucci; a 7 anni 6 mesi e 20 giorni per Patrick Vitale; a 4 anni e 935 euro per Pannia Salvatore; a 4 anni e 8 mesi per Angelo Procopio; a 3 anni e 4 mesi per Bruno Procopio; a 6 anni e 8 mesi per Giuseppe Santo Procopio; a 6 mesi 20 giorni e 1000 euro per Vincenzo Ranieri; a 1 anno e 4 mesi per Vincenzo Todaro. 
 
LE INDAGINI. Le indagini di “Show down” hanno avuto inizio dalla scomparsa di Giuseppe Todaro per un caso di “Lupara bianca”, avvenuta il 22 dicembre 2009. Il blitz fu portato a termine in due diverse tranche, una scattata all’alba del 15 dicembre 2011 (LEGGI LA NOTIZIA), per l’esecuzione di un provvedimento di fermo a carico di diciotto persone, e una che risale al 10 maggio scorso, per la notifica di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico di dodici persone e di obbligo di firma per altre tre. Le accuse complessivamente contestate nell’inchiesta, a vario titolo, vanno dall’associazione a delinquere di stampo mafioso, al sequestro di persona, estorsione, rapina, ricettazione, traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, omicidio e occultamento di cadavere. L’inchiesta condotta dai carabinieri del Comando provinciale di Catanzaro e della Compagnia di Soverato, a cui ha collaborato anche il Ros, ha ricostruito i contrasti interni sorti tra gli schieramenti una volta uniti dei Sia e dei Todaro, sostenuti rispettivamente dalla cosche Vallelunga e Novella da un lato e Gallace dall’altro. Una frattura che ha portato a una vera e propria guerra di mafia con decine di omicidi commessi tra il 2009 e il 2011.
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