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Marco Petrini

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CATANZARO – Si amplia il numero di indagati eccellenti nell’ambito dell’inchiesta “Genesi”, condotta dalla Guardia di finanza di Crotone su un vasto giro di corruzione giudiziaria.

Dopo le rivelazioni di Marco Petrini, il presidente della seconda Sezione della Corte d’Appello di Catanzaro passato dal carcere agli arresti domiciliari in un sito protetto in seguito alla decisione di collaborare con la Procura di Salerno: il magistrato, nell’interrogatorio del 25 febbraio scorso, ha riferito agli inquirenti di un presunto favore che avrebbe chiesto al sindaco di Rende, Marcello Manna, peraltro noto avvocato penalista, perché raccomandasse a Giuseppe Citrigno, imprenditore cosentino, legale rappresentante di Calabria Film Commission, il cugino della moglie del giudice, il regista lametino Antonio Vitale.

Per questo i finanzieri del Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza di Crotone, che stanno conducendo l’importante inchiesta, hanno compiuto perquisizioni a casa di Citrigno e negli uffici della Film Commission presso la sede della Cittadella della Regione Calabria a Catanzaro.

Il procuratore di Salerno Luca Masini e il suo sostituto Vincenzo Senatore, in particolare, hanno emesso due distinti decreti di perquisizione – che equivalgono a informazioni di garanzia – appunto presso l’abitazione di Citrigno e la società con sede presso la Cittadella, ma sotto la lente potrebbero essere finite più posizioni.

L’ipotesi di reato, per il momento a carico di indagati il cui nome è coperto da omissis, è quella di corruzione con l’aggravante mafiosa.

Dal canto suo la Calabria film Commission ha voluto precisare che «Non siamo parte in causa nella vicenda riguardante l’inchiesta Genesi- puntualizza il Presidente
della Calabria Film Commission, Giuseppe Citrigno – aggiungendo che non c’è stata, questa mattina, nessuna perquisizione nella mia abitazione e nessun avviso di garanzia mi è stato recapitato. Il nucleo della polizia finanziaria della Guardia di Finanza mi ha consegnato una notifica per acquisire documenti nei nostri uffici, in questi giorni chiusi per l’emergenza Covid19. Solo per questo – ribadisce Citrigno- hanno consegnato presso la mia abitazione la notifica, essendo io il legale rappresentante della Fondazione Calabria Film Commission. Naturalmente, nel rispetto delle autorità giudiziarie e nella piena e trasparente collaborazione, ho predisposto immediatamente l’apertura degli uffici (rispettando le norme che l’emergenza Covid 19 impone) e consegnati i documenti alle autorità per tutti gli accertamenti del caso- e conclude- La Calabria Film Commission, dunque, non è coinvolta in nessuna inchiesta. I documenti riguardano la valutazione di un lungometraggio di una casa di produzione che ha partecipato al bando produzioni 2019. Ribadisco la nostra piena estraneità alla vicenda e la nostra collaborazione con le autorità giudiziarie così che si chiarisca al più presto la vicenda».

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