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Domenico Tallini

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CATANZARO – «Sto meglio, ma è stata una brutta avventura per una cosa che non sta né in cielo né in terra».

A dirlo all’AdnKronos è Domenico Tallini, tornato ieri in libertà (LEGGI) dopo che il Tribunale del Riesame ha annullato l’ordinanza con la quale il 19 novembre scorso il Gip aveva disposto l’arresto ai domiciliari dell’ex presidente del Consiglio regionale della Calabria, coinvolto nell’inchiesta “FarmaBusiness” della Dda di Catanzaro che ha fatto luce sugli interessi della cosca Grande Aracri di Cutro intorno a una società finalizzata alla distribuzione di prodotti medicinali.

Tallini, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa e voto di scambio politico-mafioso, era “consapevole”, si legge nell’ordinanza di arresto, di “trovarsi a stretto contatto con ambienti criminali”, come dimostrerebbe la sua “particolare vicinanza” a Domenico Scozzafava, “l’antennista calabrese” che godeva “di tanta considerazione” da parte di Tallini, a sua volta “pienamente consapevole che Scozzafava agisse da mediatore per la cosca Grande Aracri”, e “ben a conoscenza che Scozzafava gli porta voti dagli ambienti ‘ndranghetistici di Cutro, tant’è che è proprio Scozzafava che gli procura gli appuntamenti con soggetti del crotonese e lo fa nell’ambito di uno scambio di favori e di promesse, di favori che hanno al centro il Consorzio Farmaci”.

Accuse che Tallini respinge: «Hanno voluto fare delle forzature che non avevano nessuna logica – aggiunge Tallini -, sono assolutamente innocente, totalmente, non esiste nella maniera più assoluta l’ipotesi è che io abbia avuto rapporti o contatti con qualcuno di questi. Loro basano le loro ipotesi su questo antennista, Scozzafava, una persona ‘normale’ che a Catanzaro conoscono tutti e che aveva per cavoli suoi una doppia vita, nel senso che aveva rapporti con questo mondo. Ma pure un magistrato poteva conoscerlo, però non significa che quel magistrato è delinquente. Lui, Scozzafava, a me non ha mai fatto capire nulla, ovviamente, perché sapeva come la pensavo su certi temi. Non esiste nella maniera più assoluta, non c’è la minima possibilità che io possa nemmeno tollerare che uno con queste amicizie sia amico mio».

Poi Tallini spiega: «Loro dicono che io ero consapevole dei rapporti di Scozzafava, ma gli ho dimostrato che non lo ero, ed è la verità. Loro non hanno un elemento a supporto della loro tesi, perché grazie a Dio tutto il materiale che hanno tirato fuori non prova che io avessi la minima consapevolezza. Altrimenti non ero tanto cretino da continuare ad avere relazioni con uno che aveva questo tipo di rapporti. Questo era un antennista, lo chiamavi, ti metteva antenna e decoder. Questo era il lavoro che faceva, una persona ‘normale’, e che avesse rapporti con questa gente non sono il solo ad averlo scoperto ora. Ma sono problemi loro. Ma se chi ha condotto le indagini lo sapeva, perché non l’hanno arrestato subito? Otto anni fa, 10 anni fa, perché non l’hanno arrestato, così evitavano che la gente venisse a contatto con questa persona?».

Inoltre, Tallini chiosa: «Si tratta di un abbaglio grande quanto una casa da parte della procura. Secondo loro, ripeto, io indirettamente ero consapevole che dietro questa iniziativa a cui ho dato un aiuto c’erano interessi criminali, e che lo facevo per avere in cambio dei voti. Ma quando questa cosa è avvenuta, nel 2013, io a Crotone non potevo nemmeno essere votato, perché a Crotone non c’erano i collegi che ci sono oggi. Sono stati modificati successivamente. Insomma, si tratta di tesi costruite su una teoria che alla fine doveva per forza arrivare a dimostrare questo».

Tuttavia, l’ex presidente del Consiglio Regionale ribadisce: «Ma io con i fatti, argomento su argomento, ho dimostrato che non esiste la minima possibilità di una cosa del genere. Il Tribunale del Riesame, infatti, non mi ha solo ridato la libertà, ma ha annullato l’ordinanza. Ora vedremo le motivazioni, ma hanno annullato l’ordinanza, praticamente tutto ciò che è stato fatto per arrestarmi è stato annullato. Ora aspettiamo. Io mi sono difeso dicendo che non c’erano i presupposti, e se hanno accolto le nostre ragioni, vuol dire che non c’erano le condizioni per arrestarmi».

Infine, Tallini conclude: “Onestamente, riconosco la buona fede del procuratore Gratteri, che ha firmato, non posso mettere in dubbio che i magistrati operino in buonafede, assolutamente, però chi ha fatto le indagini ha costruito una realtà basata sul nulla. Se io dico una cosa al telefono che ha un significato e loro la interpretano come vogliono e costruiscono la loro verità, che è l’opposto di come sono andate le cose, ecco, questi sono i presupposti sbagliati”.

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