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L'assessore al bilancio Franco Talarico

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CATANZARO – Ventiquattro richieste di condanna, per oltre 150 anni di carcere, tra le quali spicca quella a otto anni per l’assessore regionale al Bilancio uscente, Francesco Talarico, accusato di voto di scambio politico-mafioso e associazione a delinquere finalizzata a reati contro la pubblica amministrazione con l’aggravante mafiosa, e una sola richiesta di assoluzione, quella per l’ad dell’istituto di vigilanza Sicurtansport Luciano Basile.

Sono le conclusioni a cui sono giunti, nell’aula bunker di Lamezia Terme, i pm Antimafia Paolo Sirleo e Veronica Calcagno dinanzi al gup distrettuale di Catanzaro nel processo col rito abbreviato scaturito dall’inchiesta che nel novembre scorso portò all’operazione Basso profilo, condotta dalla Dia contro una presunta cricca affaristico-mafiosa che si sarebbe proposta di espandersi in Albania, dove effettivamente fu aperta una filiale che, grazie all’ausilio di un luogotenente delle Fiamme gialle, Ercole D’Alessandro (che ha scelto il rito ordinario), puntava a introdursi nei gangli della pubblica amministrazione del Paese delle aquile.

La pena più alta, 20 anni di reclusione, è stata proposta per Tommaso Rosa, di Sellia Marina, ritenuto, insieme a Carmine Falcone, di San Leonardo di Cutro, per il quale invece sono stati chiesti 16 anni, tra i promotori dell’associazione mafiosa.

Ma balzano all’attenzione anche i sei anni chiesti per il notaio catanzarese Rocco Gugliemo e le pene elevate proposte per il funzionario del Consorzio di bonifica Jonio catanzarese Giuseppe Truglia, a 9 anni e 4 mesi, e per il funzionario del Consorzio di bonificia Jonio crotonese, Rodolfo Labernarda, a 8 anni e 8 mesi, così come le pene di 14 anni per Giuseppe Bonofiglio, commercialista, e di 5 anni per l’avvocato Rosario Bonofiglio, fratelli di Roccabernarda.

Talarico è comunque l’imputato di maggiore spicco in questo troncone (ma sono 48 i rinviati a giudizio e cinque quelli che hanno chiesto di patteggiare): è accusato, insieme all’ex segretario nazionale dell’Udc Lorenzo Cesa, la cui posizione è stata stralciata, di aver aiutato l’imprenditore di Sellia Marina Antonio Gallo, considerato vicino alla cosca Trapasso di San Leonardo di Cutro e figura chiave dell’inchiesta, e l’imprenditore reggino Antonino Pirrello, legato invece ai De Stefano di Reggio Calabria, ad ottenere appalti nel settore della fornitura di materiali per l’antinfortunistica e in quello delle pulizie. Gallo, anche lui imputato nel processo col rito ordinario, quale promotore, avrebbe utilizzato le proprie compagini aziendali per stipulare contratti di appalto e si sarebbe interfacciato con i politici, anche promettendo loro appoggio elettorale, grazie a pacchetti di voti di cui disponeva, per insinuarsi negli appalti.

Ma ecco, nel dettaglio, le richieste finali della Dda:

Luigi Alecce, 56 anni, di Catanzaro: 4 anni; Anna Rita Antonelli (65), di Olevano Romano: 3 anni; Giuseppe Bonofiglio (57), di Roccabernarda: 14 anni; Rosario Bonofiglio (56), di Roccabernarda: 5 anni; Pierpaolo Caloiro (42), di Cutro: 4 anni; Concetta Di Noia (49), di Sellia Marina: 14 anni; Giulio Docimo (62), di Montalto Uffugo: 4 anni; Carmine Falcone (74), di Cutro: 16 anni; Matteo Femia (37), di Cropani: 2 anni; Rocco Guglielmo (58), di Catanzaro: 6 anni; Domenico Iaquinta (39), di Cropani: 8 mesi; Rodolfo La Bernarda (57), di Cotronei: 8 anni e 8 mesi; Francesco Luzzi (38), di Montalto Uffugo: 4 anni; Santo Mancuso (48), di Catanzaro: 1 anno e 4 mesi; Francesco Mantella (55), di Catanzaro: 8 anni e 8 mesi; Antonino Pirrello (42), di Reggio Calabria: 6 anni; Tommaso Rosa (57), di Sellia Marina: 20 anni; Victoria Rosa (32), di Roccabernarda: 5 anni; Francesco Talarico (54), di Lamezia Terme: 8 anni; Giuseppe Truglia (44), di Vallefiorita: 9 anni e 4 mesi; Pino Volpe (54), di Altomonte: 3 anni e 4 mesi; Luciano Basile (50), di Palermo: assoluzione; Eugenia Curcio (48), di Botricello: 5 anni e 4 mesi; Antonio Grillone (54), di Botricello: 6 anni; Giuseppe Mangone (44), di Sellia Marina: 7 anni.

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