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La sede di Fondazione Terina

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LAMEZIA TERME (CATANZARO) – Tutti prosciolti. Non ci sarà nemmeno un processo. E’ stata infatti rigettata la richiesta di rinvio a giudizio avanzata dal pm Santo Melidona nei confronti di cinque persone in qualità di Rup (responsabile unico procedimento) della Fondazione Terina (che si era costituita parte civile chiedendo dieci milioni di euro di danni  ipotizzati dal Miur (Ministero università e ricerca) all’esito della sua ricezione dell’informativa della Guardia di Finanza di Lamezia che aveva dato avvio all’indagine sfociata nella richiesta di rinvio a giudizio, o nella diversa somma ritenuta di giustizia, così come erano stati chiesti anche danni non patrimoniali agli indagati per la somma di almeno 50 mila euro per ognuno degli indagati).

Ma alla fine il gup Francesco De Nino ha pronunciato il non luogo a procedere “perchè il fatto non sussiste” per tutti gli imputati. Sott’accusa c’erano finite le procedure degli appalti per lavori assegnati dalla Fondazione Terina (tra il 2014 e il 2016) per cui il pm aveva chiesto il processo per Giuseppe Morello, 63 anni di Palermo, Pasqualino Burgo, 42 anni di San Mango d’Aquino, Mariano Antonio Burgo, 43 anni di Martirano, Antonio Tommaso Mendicino, 52 anni di Martirano Lombardo e Carmine Rizzuto, 48 anni di Cosenza.

Secondo le accuse, Morello, in qualità di esperto tecnico scientifico nominato dal Miur (Ministero istruzione università e ricerca) avrebbe attestato falsamente, all’autorità di gestione, nella relazione tecnico scientifica finale integrativa in data 16.5.2016 che “il soggetto attuatore ha portato a conclusione gli interventi di un progetto di valenza strategica per il territorio in cui è sito”, mentre i sopralluoghi eseguiti dalla polizia giudiziaria (finanza) avrebbero constatato l’incompletezza di talune opere e l’assoluta inservibilità di altre. E nelle loro qualità di Rup presso la Fondazione Terina, Pasqualino Burgo, Antonio Mariano Burgo, e Tommaso Antonio Mendicino, avrebbero formato certificati di regolare esecuzione delle opere attestanti ideologicamente fatti in parte non rispondenti al vero per ciò che riguarda il reale soggetto esecutore di lavori indicato nell’appaltatore in luogo del/i diverso/i in tutto o in parte – esecutore/i nonostante l’esplicito divieto di subappalto e in assenza di pertinenti comunicazioni alla stazione appaltante. 

A Pasqualino Burgo, Antonio Mariano Burgo e Rizzuto, veniva inoltre contestato anche di aver – secondo le ipotesi accusatorie – falsamente attestato (sempre in qualità di Rup in altre procedure) nei relativi certificati di regolare esecuzione, la regolarità di opere non effettivamente completate e/o non realizzate a regola d’arte da parte delle imprese aggiudicatrici.

La Fondazione Terina era rappresentata dall’avvocato Nicolino Panedigrano, mentre il collegio difensivo era composto dagli avvocati Francesco Gambardella, Luca Scaramuzzino, Nicolino Zaffina, Salvatore Priola, Maria Valentina Morgana, Emilia Francesca Aceto e Luigia Rossi

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