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Per l’auto incendiata a un avvocato di Lamezia, a novembre del 2022, il Gip dispone l’archiviazione per sei indagati


LAMEZIA TERME – Il gip del tribunale di Lamezia, Francesco De Nino, ha disposto l’archiviazione (accogliendo le richieste del pm) del procedimento penale nei confronti dei 6 indagati (Giuseppe Giovinazzo, l’avvocato Antonio Larussa, Giuseppe Mastroianni, Filippo Porfida, Norberto Scalise, Paulina Tomova), riguardante l’incendio dell’autovettura Seat Cupra dell’avvocato Salvatore Cerra avvenuto il 3 novembre 2022 in via Trento nel centro città. Il fascicolo era stato aperto a seguito del grave episodio che, all’epoca, aveva destato forte allarme e preoccupazione nell’opinione pubblica locale. L’incendio distrusse l’auto dell’avvocato.

LE INDAGINI SULL’AUTO DELL’AVVOCATO DI LAMEZIA INCENDIATA E LE RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE DEL PM

Nel corso delle indagini, iscritte sei persone nel registro degli indagati, nei cui confronti si ipotizzavano, a vario titolo, ruoli di partecipazione diretta o indiretta nei fatti. Il procedimento si è sviluppato nel tempo attraverso due richieste di archiviazione da parte del Pubblico Ministero e due opposizioni presentate dalla parte offesa (l’avvocato Salvatore Cerra), che aveva sollecitato ulteriori approfondimenti investigativi.

A seguito della prima opposizione, il Giudice per le indagini preliminari aveva disposto nuove indagini finalizzate ad accertare la provenienza e la diffusione di alcune immagini legate all’episodio e a chiarire la posizione di alcune persone coinvolte. Le ulteriori verifiche, tra cui perquisizioni e audizioni di testimoni, si sono concluse senza modificare l’impianto complessivo dell’indagine. Con l’ordinanza di archiviazione, il giudice ha ritenuto terminata la fase istruttoria e ha disposto la chiusura definitiva del procedimento per infondatezza sulla notizia di reato per tutti  i sei indagati con restituzione degli atti al pubblico ministero. Per il gip «le ragioni esposte dal pubblico ministero a fondamento della richiesta di archiviazione appaiono condivisibili per le posizioni di Giovinazzo, Larussa, Mastroianni e Scalise in relazione al reato di incendio. Ciò in particolare in quanto la mera ricezione e condivisione delle immagini dell’incendio non appare univocamente rappresentativa di un concorso morale nel reato, semmai denotando una conoscenza del proposito criminoso che di per sé vale a prefigurare una situazione di mera connivenza».

L’ARRESTO E LA CONDANNA DEL PRESUNTO RESPONSABILE

Come si ricorderà, a luglio 2023 ci fu l’arresto, da parte dei carabinieri, di Matteo Gaetano, 45 anni, ritenuto l’autore dell’incendio. A ottobre del 2023, condannato a 4 anni (e risarcimento danni all’avvocato Cerra e ai suoi familiari) al termine del processo di primo grado celebratosi con il rito abbreviato. Gaetano finì in carcere sulla base delle immagini delle telecamere di videosorveglianza che ripreso l’autore arrivare sul luogo in monopattino e, dopo aver effettuato un sopralluogo dell’area, si avvicinò all’auto posizionando materiale incendiario nel pneumatico anteriore destro per poi appiccare l’incendio e darsi alla fuga. Le fiamme quella notte, accompagnate da un boato, danneggiarono anche la saracinesca di un negozio.

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