X
<
>

La sede della Suprema Corte di Cassazione

1 minuto per la lettura

Il Riesame di Catanzaro ha disposto la revoca del sequestro beni preventivo disposto dal Gip per Eugenio Garofalo, primario di Rianimazione della Dulbecco. Coinvolto in un’inchiesta che ha riguardato l’azienda ospedaliera universitaria di Catanzaro, a Garofalo si contesta lo svolgimento di attività extra moenia non autorizzate


Il tribunale del Riesame ha revocato il sequestro beni preventivo che era stato disposto dal Gip di Catanzaro per il professor Eugenio Garofalo, primario di Anestesia e Rianimazione della ‘Dulbecco’. Insieme al collega Andrea Bruni figura tra i sanitari coinvolti nell’inchiesta che ha interessato l’Azienda ospedaliera universitaria di Catanzaro e in particolare il team di oculistica del primario Vincenzo Scorcia.

Nel caso di Bruni e Garofalo l’accusa è di truffa aggravata: a loro gli inquirenti contestano lo svolgimento di attività professionali extra moenia, non autorizzate da ospedale e università o comunque incompatibili. I beni sequestrati a Garofalo ammontavano a circa 76mila euro.

Lo scorso mese di luglio il Riesame aveva confermato il sequestro. Il passo indietro su Garofalo interviene ora, come già per Bruni nei giorni scorsi, dopo una pronuncia della Cassazione, alla quale si erano rivolti gli avvocati Enrico Morcavallo e Francesco Iacopino. La Suprema Corte, accogliendo le obiezioni dei legali, ha annullato la decisione del Riesame per carenza di motivazione rispetto al periculum in mora. Ovvero, la Cassazione ha ribadito che non c’erano i presupposti per un sequestro preventivo dei beni: la solidità finanziaria di Garofalo, peraltro dipendente pubblico, e l’assenza di rischi che il suo patrimonio possa essere disperso o nascosto garantiscono la possibilità che l’eventuale danno allo Stato, se accertato con sentenza, possa essere risarcito.

COPYRIGHT
Il Quotidiano del Sud © - RIPRODUZIONE RISERVATA

SFOGLIA