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Lamezia, arrestata l’operazione “Crisalide” la 31enne Francesca Antonia De Biase prima è stata condannata, poi assolta e ora risarcita per ingiusta detenzione.


LAMEZIA TERME – Diciassette giorni di carcere e 427 giorni di arresti domiciliari.  Due anni fa la sentenza definitiva di assoluzione e ora la vicenda processuale di Francesca Antonia De Biase, 31 anni, difesa dall’avvocato Aldo Ferraro, si è conclusa con un risarcimento nei suoi confronti per l’ingiusta detenzione.

L’ARRESTO NELL’OPERAZIONE ANTIMAFIA CRISALIDE DEL 2017

La giovane ragazza era stata arrestata la mattina del 23 maggio del 2017 insieme ad altre 51 persone nell’ambito dell’operazione “Crisalide” eseguita dalla Procura Distrettuale Antimafia di Catanzaro, nei confronti di capi e gregari della cosca Cerra-Torcasio-Gualtieri. Prima sottoposta a fermo disposto dalla Procura antimafia di Catanzaro e poi destinataria di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal gip di Catanzaro con l’accusa di avere fatto parte di quella cosca mafiosa, di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, di tentata estorsione aggravata dalle modalità mafiose, detenzione e porto in luogo pubblico di un ordigno esplosivo, nonché di 5 ipotesi di detenzione a fine di spaccio di sostanze stupefacenti.

La giovane è stata ristretta per 17 giorni in carcere (prima presso la Casa Circondariale di Reggio Calabria, e poi di Messina), per poi essere sottoposta agli arresti domiciliari per ulteriori 427 giorni, fino a quando il Tribunale della Libertà di Catanzaro accolse il ricorso del difensore, rilevando un vizio procedurale

NON POTEVA NEMMENO ESSERE ARRESTATA MA ARRIVÒ LA CONDANNA

Francesca Antonia De Biase, all’epoca ventiduenne, non poteva essere arrestata, perché gli unici reati per i quali era sottoposta a misura, le erano già contestati in altro procedimento penale davanti al Tribunale di Lamezia Terme. Nonostante ciò, al termine del processo di primo grado il Tribunale di Lamezia Terme, con sentenza del 12 maggio 2020, la condannò a 3 anni e 6 mesi di reclusione per tentata estorsione, detenzione di esplosivi, nonché per i reati in materia di stupefacenti, assolvendola dai reati associativi, condanna rivista dalla Corte di Appello, che il 16 dicembre 2021 ha condannato l’imputata per i soli reati in materia di stupefacenti, alla pena di anni 1 e mesi 10 di reclusione.

SENTENZA ANNULLATA DALLA CASSAZIONE

Tale sentenza è stata però annullata dalla Corte di Cassazione l’8 febbraio 2023 in accoglimento del ricorso proposto dall’avvocato Ferraro che aveva eccepito esclusivamente la violazione del divieto di bis in idem, essendo la sua assistita già imputata per quegli stessi reati davanti al Tribunale di Lamezia Terme, nel quale peraltro era stata anche prosciolta. Nel giudizio di rinvio, la Corte di Appello di Catanzaro ha quindi accolto l’eccezione difensiva, dichiarando che l’azione penale non poteva essere esercitata nei confronti di Francesca Antonia De Bisse, prosciogliendola da tutte le residue accuse, sentenza divenuta irrevocabile non essendo stata impugnata dalla Procura.

LAMEZIA, PRIMA ARRESTATA E ORA RISARCITA: ACCOLTA LA RICHIESTA DI INDENNIZZO PER L’INGIUSTA DETENZIONE

È stata quindi avviata la procedura di risarcimento per l’ingiusta detenzione subita, che, nonostante l’opposizione del Procuratore Generale, è stata integralmente accolta dalla Corte di Appello di Catanzaro che, con ordinanza divenuta irrevocabile la scorsa settimana, ha riconosciuto l’ingiustizia della detenzione patita per oltre 460 giorni, liquidandole il relativo indennizzo. Così mettendo la parola fine ad una vicenda giudiziaria iniziata oltre 9 anni fa, con la presa d’atto di un vizio procedurale eccepito sin dall’inizio dal difensore della ragazza, che avrebbe impedito un così lungo periodo di detenzione, e di sottoposizione a processo.

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