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La conferenza stampa di presentazione dell'operazione con al centro il procuratore Nicola Gratteri

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CATANZARO – Beni per 169 milioni di euro sono stati sequestrati nel corso dell’operazione, denominata Operazione Imponimento, condotta tra Italia e Svizzera dalla Guardia di finanza con la Polizia elvetica contro cosche di ‘ndrangheta operanti principalmente nel territorio che collega Lamezia Terme alla provincia di Vibo Valentia.

Sono stati inoltre arrestati, in contemporanea, in Italia e in Svizzera, 75 soggetti, accusati, a vario titolo, di gravi delitti, fra i quali, associazione mafiosa, associazione dedita al traffico internazionale di sostanze stupefacenti, riciclaggio, fittizia intestazione di beni, corruzione ed altri reati, tutti aggravati dalle modalità mafiose.

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All’operazione hanno partecipato oltre 700 finanzieri del Comando provinciale di Catanzaro e dello Scico di Roma, con il supporto dei reparti del Comando regionale Calabria, in simultanea con la Polizia Giudiziaria Federale di Berna. Il coordinamento è della Dda di Catanzaro e dall’Autorità giudiziaria elvetica.

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L’operazione è il frutto di anni di lavoro investigativo svolto nell’ambito di una Squadra investigativa comune (Joint Investigation Team) costituita presso Eurojust tra magistratura e forze di polizia dei due Paesi, cui hanno aderito, per l’Italia, la Procura Distrettuale Antimafia di Catanzaro e reparti della Guardia di finanza (Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Catanzaro e S.C.I.C.O. di Roma) e, per la Svizzera, la Procura della Confederazione Elvetica di Berna e la Polizia Giudiziaria Federale di Berna.

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Gratteri: «Sempre politici e amministratori»

Parlando con i giornalisti a margine della conferenza stampa, il procuratore capo della Dda di Catanzaro, Nicola Gratteri, ha osservato: «Ormai purtroppo è una costante: nelle indagini che stiamo facendo alla Procura di Catanzaro troviamo sempre pubblici amministratori e politici, sia perché noi abbiamo alzato il tiro e il livello investigativo, sia perché – è un dato ormai riscontrato nella realtà – la criminalità organizzata e la ‘ndrangheta da sole non potrebbero commettere certi reati senza il controllo di una pubblica amministrazione corrotta o collusa e di una politica collusa. Il nostro è un lavoro che durerà a lungo, cercando di convincere, anche attraverso il risultati qualitativi di oggi, che delinquere non conviene».

Nell’operazione “Imponimento” – hanno poi spiegato in conferenza stampa i vertici della Guardia di Finanza – risultano indagati alcuni amministratori locali di Comuni del Catanzarese e del Vibonese, che – è stato rilevato dagli inquirenti – con le loro attività avrebbero agevolato la cosca Anello-Fruci.

«La cosca in Svizzera è viva ed è in filo diretto con la Calabria», ha detto il col. Carmine Virno, comandante del Mucleo di polizia economico-finanziaria. In Italia solo questa mattina sono stati trovati 245mila euro in contanti e 73mila euro in assegni.

«La consorteria – ha detto Capomolla – poteva contare su un rapporto sinallagmatico tra gli imprenditori e i gruppi criminali». Ed infatti le contestazioni di concorso esterno in associazione mafiosa sono numerose. Tra i fermati figurano Giovanni Anello, assessore ai lavori pubblici del Comune di Polia, Francesco Antonio Stillitani, ex sindaco di Pizzo ed ex assessore regionale ai lavori pubblici nella giunta Scopelliti, ed è stato denunciato a piede libero Alessandro Teti, sindaco di Cenadi.

Virno ha poi spiegato che i fratelli Emanuele e Francescantonio Stillitani, imprenditori alberghieri, «iniziarono da vittime il rapporto con gli Anello ma dopo un primo episodio pensano bene di passare dall’altra parte e ne ricavano dei tornaconto. Un tornaconto particolare riguarda un lido che dava fastidio agli Stillitani perché era stato costruito tra due villaggi di loro interesse. Hanno fatto di tutto per cercare di non fare partire questo lido: muovendo anche degli escavatori per creare dei cumuli di sabbia. Fino a quando questi imprenditori onesti non hanno ceduto».

«Rocco Anello – ha aggiunto l’ufficiale – ha un rapporto diretto con la Svizzera. Quasi mensilmente saliva in Svizzera dove c’erano i suoi uomini. Con i sequestri fatti al valico di Chiasso abbiamo scoperto l’introduzione in Italia di grandi quantità di denaro e, soprattutto l’importazione di armi».

Il generale Alessandro Barbera, comandante dello Scico ha sottolineato l’imponimento della cosca su ogni attività economica. Lunga la messe di reati contestati, fino alle truffe all’Inail per «conseguire illecitamente indennizzi per fittizi infortuni sul lavoro», ha detto Campolla.

Lamorgese: «Salvaguardare economia sana»

«Grazie e complimenti alla Guardia di finanza che, questa mattina, con il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, ha condotto una operazione di polizia contro la ‘ndrangheta e le sue ramificazioni internazionali, con il coinvolgimento di centinaia di finanzieri e reparti specializzati», ha dichiarato il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese.

«Un intenso e lungo lavoro di indagine – ha proseguito la titolare del Viminale – che ha consentito di operare un duro colpo alle attività illecite ed ai patrimoni accumulati da famiglie della criminalità organizzata calabrese, con il sequestro di beni per un valore di oltre 169 milioni di euro, tra cui aziende, società ed immobili, e di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti».

«L’operazione di oggi conferma ancora una volta la professionalità e la capacità investigativa di magistratura e forze di polizia, impegnate a contrastare le diverse forme di criminalità organizzata che non conoscono confini, alla continua ricerca di nuove occasioni di espansione, anche all’estero, per conseguire ingenti profitti. Si tratta di consorterie criminali che mirano al controllo diretto o indiretto di aziende e società, condizionando i diversi settori della vita economica e sociale, e sulle quali occorre agire con determinazione per salvaguardare l’economia sana», ha concluso il ministro Lamorgese

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