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Carabinieri e guardia di finanza

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CATANZARO – Settanta provvedimenti di custodia cautelare, un totale di 216 indagati e un sequestro beni pari a 1 miliardo di euro.

Sono questi i numeri di una maxi operazione, denominata Petrolmafie Spa, scattata contro la ‘ndrangheta e la camorra e condotta dai comandi provinciali della Guardia di finanza di Napoli, Roma, Catanzaro e Reggio Calabria, insieme ai finanzieri dello Scico e ai Carabinieri del Ros, coordinati dalle rispettive Direzioni Distrettuali Antimafia e dalla Procura Nazionale Antimafia e Antiterrorismo.

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All’alba di oggi è stata data esecuzione ai provvedimenti cautelari nei confronti delle persone accusate di associazione di tipo mafioso, riciclaggio e frode fiscale di prodotti petroliferi.

Contestualmente sono in corso sequestri di immobili, società e denaro contante per un valore di circa 1 miliardo di euro.

L’operazione, secondo quanto si appreso, è frutto di 4 diverse indagini, coordinate dalle diverse Procure antimafia di Catanzaro, Reggio Calabria, Napoli e Roma e dalla Direzione nazionale antimafia. Le indagini sono confluite nella maxi operazione alla luce del fatto che avevano ad oggetto le stesse dinamiche criminali anche se con soggetti coinvolti diversi.

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L’indagine ha permesso di svelare l’integrazione delle mafie nel mercato delle imprese, con un processo emerso da tempo nelle più importanti indagini sulla criminalità organizzata. Le frodi nel settore degli oli minerali, hanno evidenziato gli inquirenti, hanno fatto scattare una sinergia tra mafie e colletti bianchi.

L’operazione Petrol-Mafie Sspa ha fatto emergere la gigantesca convergenza di strutture e pianificazioni mafiose originariamente diverse nel business della illecita commercializzazione di carburanti e del riciclaggio di centinaia di milioni di euro in società petrolifere intestate a soggetti insospettabili, meri prestanome.

Sul campo hanno operato oltre mille militari dei rispettivi Nuclei Pef e dello Scico della Guardia di Finanza, nonché su Catanzaro dei Ros dei Carabinieri. Mentre sul fronte camorristico risulta la centralità del clan Moccia nel controllo delle frodi negli oli minerali, sul versante della ‘ndrangheta i clan coinvolti sono Piromalli, Cataldo, Labate, Pelle e Italiano nel Reggino;  Bonavota per Sant’Onofrio, gruppo di San
Gregorio, Anello di Filadelfia e Piscopisani a Catanzaro.

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La Procura della Repubblica di Catanzaro, diretta da Nicola Gratteri, si è concentrata sulle figure di alcuni imprenditori vibonesi, attivi nel settore del commercio di carburanti, ritenuti espressione della cosca Mancuso di Limbadi, nonché collegati alle articolazioni ‘ndranghetistiche sia della provincia di Vibo Valentia.

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