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La struttura di Chiaravalle

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CHIARAVALLE CENTRALE – Ciò che molti temevano è accaduto. Dei 16 pazienti della “Domus Aurea” di Chiaravalle (LEGGI IL CASO) risultati negativi al primo tampone effettuato lo scorso mercoledì 25 marzo, ben 11 sono “diventati” positivi al successivo e si aggiungono ai 63 già positivi. Ai 52 casi annunciati ufficialmente se ne sono aggiunti in un primo momento 11 tra dipendenti e pazienti, e infine altri 11 pazienti inizialmente negativi poi diventati positivi all’esame del secondo tampone per un totale di 74 contagiati.

In tutto, quindi, su 66 anziani ospiti della casa di cura, 61 sono risultati positivi. Un autentico triste primato. A questi bisogna aggiungere i 13 operatori sanitari, di cui 11 sono stati trasferiti a Catanzaro Lido presso la struttura messa a disposizione della Fondazione Città Solidale di padre Piero Puglisi, e 2 sono in isolamento domiciliare. Il totale, quindi, fa 74.

Appare plausibile che qualcosa non abbia funzionato nella gestione dei pazienti che erano risultati negativi. Evidentemente le istituzioni competenti non sono riuscite a trovare una struttura in grado di ospitarli, per separarli come era giusto dal “focolaio” e metterli in sicurezza: si erano avanzate alcune ipotesi, tutte tramontate sul nascere.

Alla fine i 16 pazienti che avevano scampato il coronavirus sono rimasti nella casa di cura, al primo piano; con i positivi al secondo e al terzo. Nel caso anche il secondo tampone avesse confermato il risultato del primo, gli anziani sarebbero dovuti essere trasferiti tutti e 16 all’ospedale di Soveria Mannelli. Il piano è saltato e ora ci sarà la necessità di trovare un’ennesima soluzione alternativa.

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