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CATANZARO – Promessa tradita e nessun pagamento ormai da settembre scorso. A distanza di due settimane ecco riscoppiare la grana del trasporto dei pazienti emodializzati nella provincia di Catanzaro effettuato sul territorio dalle ambulanze di aziende, associazioni e cooperative. E quello di oggi, salvo novità, potrebbe essere l’ultimo giorno in cui il fondamentale servizio sanitario viene garantito ai pazienti, stando a quanto annunciato dagli stessi operatori privati. Una protesta già avviata lo scorso otto marzo e poi “congelata” dopo le immediate rassicurazioni arrivate da parte del commissario straordinario dell’Asp di Catanzaro, Ilario Lazzaro.

La questione è tanto semplice quanto grave: ormai da settembre 2021 i privati del settore ambulanze non ricevono i rimborsi previsti a fronte del servizio di trasporto per le centinaia di pazienti in provincia che, quotidianamente, devono raggiungere i centri dialisi per sottoporsi al trattamento salvavita. Un servizio, ricordiamo, che spetterebbe di norma al Suem 118, ma delegato direttamente ai pazienti che possono rivolgersi ad associazioni o cooperative del sistema, poi rimborsate dall’Asp. Tutto questo vista la perdurante crisi di uomini e di mezzi del sistema dell’emergenza-urgenza catanzarese che rischierebbe altrimenti la paralisi.

Detto ciò, a distanza di 15 giorni da quella promessa dell’Asp nulla si è mosso. E gli operatori delle ambulanze tornano quindi alla carica. «È ormai palese – si legge in una nota a firma di tutte le aziende, associazioni e cooperative catanzaresi – come Asp, Regione Calabria e organi competenti abbiano mandato al baratro il servizio del trattamento salvavita degli utenti emodializzati che sarà garantito fino a venerdì 25 marzo (oggi, ndr). Vano è stato l’ennesimo sforzo da parte di associazioni, cooperative, aziende operanti nel settore a voler sostenere economicamente le spese per il trasporto degli utenti emodializzati per altri dieci giorni».

Viene ricordata, dunque, l’uscita del commissario Lazzaro che, pubblicamente, «aveva promesso il rimborso dei remunerati spettanti nell’immediatezza. Tutte le associazioni/cooperative e aziende hanno voluto dare credito a tale dichiarazione che, successivamente, non ha trovato alcun riscontro, evidenziando (ovviamente come alibi) e come voci di corridoio, la mancanza di personale addetto e nuove richieste amministrative (documentazioni), mai richiesta negli ultimi 30 anni».

Ma non c’è solo questo al centro della rabbia degli operatori. L’altro nodo è infatti quello del “tariffario chilometrico” previsto per i rimborsi, fermo da anni alle quote di 0,19 centesimi per i pazienti che decidono di muoversi con la propria auto e di 0.70 euro per le ambulanze. «Se a tutto ciò – si legge, infatti, nella nota – includiamo la mancata convocazione da parte degli organi competenti per la formazione di un tavolo tecnico richiesto in merito all’istanza di adeguamento economico e amministrativo del servizio, protocollata a tutti gli organi di competenza, comprendiamo che non esiste realmente alcuna volontà di salvaguardare tale servizio. Tale occasione, è colta per dissociarsi da finti interessi da personaggi appartenenti al settore politico. Chiediamo scusa – concludono – a tutti i nostri utenti, ma le nostre risorse ormai esaurite, ci hanno imposto tutto ciò».

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