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CATANZARO – Coalizioni, partiti e movimenti navigano a vista verso le regionali 2020. Nel mare in tempesta delle indiscrezioni, dove fluttuano nomi di papabili candidati alla presidenza e naufragano speranze e illusioni, il Movimento 5 Stelle sballottato dai marosi dei malumori interni, prova un attracco di salvataggio per lanciare qualche certezza ai attivisti disorientati. Il salvagente per rimanere a galla, lo tira il deputato del M5S Paolo Parentela, coordinatore dei pentastellati per la campagna elettorale in Calabria, che a margine di una iniziativa sull’ambiente a Catanzaro, sollecitato dai giornalisti, consegna almeno tre punti fermi: i Cinquestelle saranno in corsa per le Regionali; con il Pd non c’è alcuna possibilità di dialogo, nemmeno se l’editore Florindo Rubbettino sciogliesse positivamente le riserve e diventasse il candidato governatore dei democrat senza l’uscente Oliverio; anche i candidati al Consiglio regionale saranno selezionati sulla piattaforma Rousseau. Sulla possibile partecipazione in Calabria, frena però il leader Luigi Di Maio.

Nell’attesa del vertice con il capo politico Luigi Di Maio, che dovrebbe tenersi l’inizio della prossima settimana, Parentela spiega: «Non avevamo nessuna voglia di dialogare con il Pd in Calabria e non abbiamo voglia di farlo neanche ora. Dopo le nostre riflessioni, abbiamo detto al Pd calabrese che si poteva ragionare se il Pd spiegava ai calabresi tutti i motivi per cui non vuole più Mario Oliverio». Come dire «non basta scaricare Oliverio all’ultimo minuto per mettere una persona della società civile per cancellare i disastri causati dal Pd in Calabria».

In sostanza, quello che il M5S si aspettava dal Pd calabrese era chiarezza, qualche ammissione e un pizzico di sincerità: perché non vuole più Oliverio? «Il Pd magari doveva dire che Oliverio ha fato una politica sbagliata e anche con sfondi poco chiari, visto che la magistratura sta lavorando sull’attuale governatore. Non ci sono più neanche i tempi per poterci sedere e dialogare con una forza politica che non ha nemmeno iniziato a parlare di programmi: non sappiamo cosa vuole fare il Pd della Calabria, dell’acqua pubblica, dell’ambiente, della Sorical, dell’Arpacal, della sanità». Tutti temi su cui non solo il Pd non si è espresso «ma ha avallato tutte le politiche disastrose di Oliverio. Non ci sono le condizioni per dialogare con questa forza politica: invece, stiamo dialogando e lavorando con la società civile, con le associazioni e i comitati che hanno fatto battaglie sul territorio insieme al M5S e stiamo lavorando su un programma preciso per dare un futuro di speranza alla Calabria». Niente contro Rubbettino, quindi, «è una bravissima persona che ha fatto molto nel mondo della cultura ed è un bravo imprenditore. Ma non ci sono le condizioni per discutere, non sappiamo nemmeno di quale Pd stiamo parlando». Una questione di metodo, insomma. Lo stesso sbagliato adottato da Carlo Tansi con cui, ad un primo impatto, ci sarebbero tante affinità. «E’ una persona onesta, che sta portando avanti un programma molto simile al nostro – dice ancora Parentela – con lui abbiamo molto discusso in questi anni e condividiamo molte idee, ma bisognerebbe ragionare insieme. Tansi è partito in anticipo, non so se ci sono le condizioni per fare le cose insieme. E’ una questione di metodo».

Il Movimento va barra dritta e avanti tutta, quindi. «Abbiamo il dovere e il diritto – sostiene ancora il deputato M5S – di lavorare per dare speranza al territorio, presentando tutti i migliori profili. Abbiamo l’ambizione di presentare la squadra di governo prima del 26 gennaio, in modo che i calabresi possano conoscere in anticipo gli assessori che si occuperanno ad esempio di agricoltura e turismo, che non oggi non ci sono».

Nella giornata di oggi, il leader del Movimento, Luigi Di Maio, ha precisato: «Sulla partecipazione alle elezioni in Emilia-Romagna decideremo nei prossimi giorni. Questo vale anche per la Calabria».

«Il 26 gennaio si vota in Calabria ed Emilia, poi c’è il turno di maggio o aprile per le altre sei regioni. Dobbiamo presentarci dove siamo
pronti, perché – ha concluso – dove non siamo pronti dobbiamo essere onesti con i cittadini».

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