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CATANZARO – Il vicepresidente della Regione, Nino Spirlì, finisce sotto accusa dopo le frasi pronunciate nel corso di un convegno a Catania: «Userò le parole “negro” e “frocio” fino all’ultimo dei miei giorni. Che fanno, mi tagliano la lingua per impedirmelo?», aveva detto l’esponente della Lega (LEGGI).

Parole che hanno scatenato una serie di reazioni, tutte concentrate sulla necessità di dimissioni da parte del vicepresidente della Giunta.

il segretario generale della Cgil Calabria, Angelo Sposato, ha invitato il presidente della giunta regionale a intervenire e a prendere le dovute decisioni: «Dopo le parole gravi e indegne di Nino Spirlì pronunciate a Catania, la sua permanenza nella Giunta regionale nel ruolo di assessore e vicepresidente – ha sottolineato – lede fortemente la reputazione delle Istituzioni della Calabria, danneggia gravemente i cittadini calabresi e offende l’immagine pubblica della nostra regione nel Paese e nel Mondo».

«Il presidente Jole Santelli – afferma Sposato – intervenga presto per prendere le distanze dalle parole pronunciate a Catania da Nino Spirlì e per rimuovere quella che oramai è una palese incompatibilità a svolgere il proprio ruolo istituzionale con il decoro necessario ed ai sensi dell’articolo 54 della nostra Costituzione».

Anche la deputata M5S Federica Dieni è intervenuta per invitare Spirlì alle dimissioni. «Non perda altro tempo – afferma – rassegni immediatamente le sue dimissioni e chieda scusa. Nel caso non intendesse farlo, ci pensi la presidente Jole Santelli a revocargli il mandato e a fare mea culpa per aver nominato nella sua giunta un uomo che non ha il senso della misura e, soprattutto, con le sue inqualificabili dichiarazioni getta discredito sulla istituzione che rappresenta».

«Sono espressioni che si qualificano da sole, ma che diventano inaccettabili e sconcertanti se pronunciate da un esponente del governo regionale. Purtroppo non è la prima volta che Spirlì esprime in queste volgari forme le sue controverse opinioni . Ecco perché è lecito aspettarsi un intervento della governatrice Santelli a tutela dell’immagine dell’istituzione che rappresenta, ma anche della Calabria e dei calabresi».

Sulla vicenda è intervenuto anche il presidente Arci Calabria Aps Giuseppe Apostoliti: «Come Arci – afferma – ci rifiutiamo di ascoltare un esponente delle istituzioni esprimersi con questi termini, non ci riconosciamo in un linguaggio che offende, marginalizza ed esclude. Soprattutto in un contesto come quello calabrese in cui sono ancora tanti i passi da fare per la diffusione di una cultura inclusiva e non violenta che faccia della diversità il suo obiettivo ma anche il mezzo attraverso cui svilupparsi. Tutti insieme, tutte le forze autenticamente democratiche hanno il dovere di fare da argine a posizioni di questa natura. Non si sottovalutino gli effetti che tali dichiarazioni comportano. La presidente Santelli prenda provvedimenti. Liberi i calabresi da questo uomo dal gergo violento e volgare. Riaffermi i valori della convivenza civile».

Anche il Pd ha alzato gli scudi. Le dimissioni di Spirlì sono state chieste dal capogruppo regionale, Mimmo Bevacqua, così come la parlamentare del Pd Enza Bruno Bossio.

«Spirlì fa’ parlare di sé facendo il finto controcorrente e il finto anticonformista diventando peggio dei suoi “aguzzini”. Perchè probabilmente è un esempio di “Sindrome di Stoccolma”. Spirlì è un esempio di “gay-lacchè” che obbedisce al suo padrone». E’ il commento di Vladimir Luxuria ex deputato del Prc

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