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Il Grande Albergo “Parco delle Fate“

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TAVERNA (CATANZARO) – E’ il primo provvedimento del genere emanato in Calabria, da oggi, uno dei villaggi montani più longevi e caratteristici del territorio regionale sarà posto sotto tutela dal Segretariato regionale del Ministero della Cultura diretto da Salvatore Patamia.

Questo delizioso agglomerato di piccole casette dai tetti spioventi e colorati, con 100 anni di vita sulle spalle, costruito per volere di Eugenio Mancuso, ostinato e caparbio imprenditore che credette più di tutti, ed in tempi non sospetti, nell’enorme potenziale attrattivo della montagna catanzarese, godrà dunque di uno status di privilegio che, negli anni a venire, ne garantirà la conservazione; una sorta di enorme ed invisibile bolla di protezione necessaria per scongiurare il protrarsi della lunga e drammatica scia di decadimento che ha contraddistinto gli ultimi decenni di uno dei siti naturalistici più affascinanti del Mediterraneo.

Diciotto i manufatti architettonici, che verranno posti sotto tutela dall’ente regionale guidato da Patamia, ciascuno con un tratto distintivo specifico che lo rende differente dagli altri. Un Unicum insomma che, a sua volta, ne ospita altri.

«Si tratta- si legge infatti nella nota diramata dal Segretariato Regionale del Ministero- di un’opera maestra unica ed inimitabile, gli edifici o i resti degli stessi, conservano tipologia, tecniche costruttive e materiali originali, rivestendo cosi un inestimabile valore di identità culturale e, al contempo, testimonianza della sapiente manifattura costruttiva della manodopera locale e d’importazione».

A sovrastare la bellezza di edifici rimasti miracolosamente in piedi, seppur malconci, nonostante l’inclemenza del tempo, il Grande Albergo “Parco delle Fate“, ormai assurto a simbolo di una “Sila Piccola” che, pur depauperata di molti dei suoi punti di forza, resiste indomita. Il Parco delle Fate rappresenta proprio questo per molti, un mastodonte silente, una struttura imponente, a tratti ingombrante per l’importanza che riveste nell’immaginario collettivo, piegata sotto i colpi dell’incuria e dell’abbandono, esposta ad innumerevoli pericoli, con le storiche assi di legno ormai cigolanti ma ancora fiera , sempre li, a torreggiare imperiosa sul minuscolo villaggio di case, meta ogni anno di un numero importante di visitatori.

Un complesso architettonico eretto tra il 1925 ed il 1930 in una località ricadente nel perimetro comunale di Taverna all’epoca denominata “Catananni “, in vernacolo locale “che ha molti anni“, Mancuso, nell’immaginarlo prima e nel realizzarlo poi, ribattezzandolo con il suo cognome, si rifece ai luoghi di villeggiatura tipici del Nord Europa, la costruzione delle “casette” e dell’albergo fu affidata ad una ditta di Belluno specializzata nell’edilizia lignea; negli anni che seguirono fu suo figlio Silvano a farne il “Buen Retiro” del jet set internazionale, avvolgendolo però in un magnifico manto di “calabresità” con gli arazzi intessuti dalle donne di Longobucco ed i pregiati marmi verdi che ancora fanno bella mostra di se all’interno della fatiscente struttura.

Attivo fino agli ultimi anni del secolo scorso oggi il Grande Albergo è assurto a rango di Monumento Nazionale ma, paradossalmente, è inagibile per la sua gran parte, attualmente posto sequestro a causa di un incendio che ha rischiato di distruggerne storia e magia.

«Abbiamo impiegato quasi un anno per redigere un documento mai elaborato prima in Calabria- ha dichiarato soddisfatto Patamia il quale, raggiunto telefonicamente, ha anche anticipato ai lettori del Quotidiano del Sud la prossima uscita di una pubblicazione sul certosino lavoro di ricerca svolto in questi mesi- si tratta di un passaggio molto importante per la tutela di queste 18 strutture, i cui proprietari, grazie proprio al provvedimento, potranno godere di contributi regionali a fondo perduto che consentiranno loro di operare tutti gli interventi di restauro necessari a mantenere lo status quo nel Villaggio Mancuso e scongiurare cosi il disfacimento di un importante pezzo di storia calabrese».

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