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Ph Denise Ubbriaco

14 minuti per la lettura

Can Yaman apre la 23ª edizione del Magna Graecia Film Festival. Premiato con la Colonna d’Oro, l’attore turco ha ricevuto a Soverato un’accoglienza straordinaria, tra gli applausi e l’entusiasmo del pubblico.


SOVERATO (CATANZARO) – Prima ancora che la magia del cinema illuminasse l’Arena sul lungomare di Soverato per la 23ª edizione del Magna Graecia Film Festival, la scena più emozionante era già iniziata. Era scritta negli occhi della gente, nella piazza sospesa in un clima di trepidazione, nei telefoni sollevati verso l’ingresso del Palazzo Comunale, nei sorrisi di chi aveva scelto di esserci per vivere un momento speciale: l’arrivo di Can Yaman. È stato un evento nell’evento.

Una città intera si è fermata per salutare il ritorno del Festival ideato dai fratelli Alessandro e Gianvito Casadonte, una manifestazione che in oltre vent’anni ha saputo trasformare una visione culturale in un appuntamento capace di unire grandi protagonisti del cinema italiano e internazionale e giovani talenti destinati a scrivere il futuro della settima arte. Otto giornate intense di cinema, incontri, spettacolo e grandi protagonisti. Una kermesse ricca di appuntamenti realizzata con il sostegno del Ministero della Cultura, della Regione Calabria, della Calabria Film Commission e del Comune di Soverato.

Fan in delirio davanti al Palazzo comunale di Soverato in attesa di Can Yaman

In occasione della serata inaugurale, l’emozione era palpabile. Davanti al Comune il tempo sembrava essersi fermato: ogni movimento oltre le porte alimentava la curiosità, ogni volto che compariva accendeva un nuovo applauso. La piazza tratteneva il fiato per il momento più atteso della giornata. Improvvisamente, la portiera si apre, Can Yaman scende dall’auto e la piazza esplode. Un’ondata di entusiasmo travolge la città. Cori, selfie, mani tese e sguardi rivolti verso un artista diventato un vero e proprio fenomeno globale. Centinaia di fan hanno sfidato il caldo e le lunghe ore di permanenza fin dal primo pomeriggio per vivere da vicino l’incontro con il protagonista di Sandokan, la produzione che ha riportato il mito nato dalla penna di Emilio Salgari al centro dell’immaginario collettivo.

Magna Graecia Film Festival: conferenza stampa della serata inaugurale con Can Yaman

Alla conferenza stampa sono intervenuti il direttore artistico del MGFF Gianvito Casadonte, il presidente della Calabria Film Commission Anton Giulio Grande, il sindaco di Soverato Daniele Vacca, il direttore della Calabria Film Commission Giampaolo Calabrese, il line producer di Lux Vide Edmondo Amati e il giornalista e curatore del Festival Antonio Capellupo, moderatore della tavola rotonda.

Ad aprire l’incontro è stato Gianvito Casadonte, che ha voluto sottolineare il valore artistico e umano dell’ospite della serata: «Ringrazio Can Yaman, un attore che ha costruito una carriera straordinaria. Era giusto consegnargli la Colonna d’Oro perché è riuscito a far innamorare tutte le generazioni, dai bambini agli anziani. È un autentico fenomeno. In questi anni, abbiamo ospitato artisti straordinari, ma un’attenzione come quella che stiamo vivendo per Can non l’avevamo mai vista. È qualcosa di incredibile». Un tributo che testimonia il peso internazionale raggiunto dall’attore turco, protagonista di un percorso artistico iniziato nella serialità televisiva e approdato alle grandi produzioni internazionali, fino a diventare uno dei volti più apprezzati del panorama audiovisivo mondiale.

Un riconoscimento accolto dagli applausi della stampa, prima che Can Yaman rompesse subito il protocollo con una battuta destinata a diventare il fil rouge dell’incontro: «Quando facciamo la seconda stagione?». Una frase sufficiente a scatenare sorrisi e aspettative. Perché dietro il fenomeno Sandokan c’è molto più di una serie televisiva: c’è un progetto produttivo ambizioso che ha coinvolto territori, professionisti e maestranze, trasformando la Calabria in un grande set cinematografico. A confermarlo sono stati Giampaolo Calabrese e Anton Giulio Grande, vertici della Calabria Film Commission, che hanno sottolineato come la Regione possa costruire una nuova narrazione di sé attraverso il linguaggio universale del cinema.

L’impatto economico e produttivo che una grande serie internazionale può generare sul territorio

Giampaolo Calabrese ha posto l’accento sull’impatto economico e produttivo che una grande serie internazionale può generare sul territorio. L’esperienza di Sandokan, ha spiegato, rappresenta un modello concreto di come le produzioni audiovisive possano trasformarsi in strumenti di promozione, sviluppo e valorizzazione del territorio. Emblematico il grande backlot realizzato nell’area industriale di Lamezia Terme, in cui sono state costruite scenografie, strutture e ambientazioni pensate per ricreare l’universo narrativo della serie. Un imponente lavoro di allestimento che ha interessato numerose località calabresi- da Le Castella a Lamezia Terme, fino alla costa di Vibo Marina e ad altre suggestive location- dimostrando come il patrimonio paesaggistico della Regione possa diventare un protagonista credibile delle grandi produzioni internazionali. «Ci auguriamo che questo percorso possa proseguire– ha concluso il direttore della Calabria Film Commission–. Auspichiamo la realizzazione della seconda stagione».

Il valore strategico del Magna Graecia Film Festival

Il presidente della Calabria Film Commission, Anton Giulio Grande, ha messo in luce il valore strategico del Magna Graecia Film Festival, definendolo un appuntamento che negli anni ha saputo superare la dimensione della rassegna cinematografica per diventare uno dei principali strumenti di promozione internazionale della Calabria. «È un grande piacere e un motivo di orgoglio inaugurare la 23ª edizione del Magna Graecia Film Festival, una manifestazione che la Calabria Film Commission sostiene con convinzione da diversi anni», ha affermato.

«Questo Festival non è soltanto una prestigiosa vetrina culturale, ma rappresenta un pilastro della strategia con cui raccontiamo e promuoviamo la nostra regione nel mondo attraverso il cinema». Grande ha poi rivolto un caloroso benvenuto a Can Yaman, protagonista della serata inaugurale, sottolineandone il percorso artistico e il profilo internazionale: «Pur avendo una carriera relativamente giovane, è riuscito a conquistare un ruolo di primo piano nel panorama audiovisivo internazionale. Siamo felici di accoglierlo qui a Soverato e ci auguriamo che possano crearsi le condizioni per una seconda stagione di Sandokan, un progetto che ha già dimostrato quanto possa essere importante per il nostro territorio».

Seconda stagione di Sandokan

Il line producer di Lux Vide, Edmondo Amati, conferma il lavoro in corso per la seconda stagione di Sandokan. Una sfida ambiziosa, che punta ad alzare ulteriormente l’asticella della produzione: «Stiamo cercando di mettere in piedi il secondo Sandokan. È chiaramente una sfida importante. Stiamo alzando il livello, aumentando le professionalità coinvolte e dialogando con i nostri partner. C’è un grandissimo produttore al nostro fianco e stiamo valutando tutti gli aspetti del progetto. Non vediamo l’ora di iniziare».

Sandokan: il plauso di Can Yaman alla produzione per la scelta degli scenari della serie

Poi, Can Yaman ha spiegato come intuizioni produttive intelligenti possano trasformare un film in un piccolo capolavoro di ingegno, evidenziando come la qualità di una grande produzione non dipenda soltanto dai mezzi impiegati, ma anche dalla capacità di valorizzare ciò che un territorio è in grado di offrire. Pur essendo ambientata in scenari esotici, la serie è stata girata prevalentemente in Italia, dimostrando come la Calabria e i dintorni di Roma possano evocare paesaggi lontani, fino a ricordare la Malesia, con un risultato visivo straordinario. «C’è la genialità della produzione- ha spiegato l’attore- perché ha saputo ottimizzare il budget, scegliere il periodo migliore per girare e sfruttare la bellezza di una regione e di un Paese. Secondo me di questo l’Italia può essere fiera perché dimostra che, volendo, si può fare tutto», afferma Yaman.

Can Yaman, Sandokan e la Calabria

E proprio la Calabria, durante le cinque settimane di riprese, è diventata per l’attore molto più di una semplice location, offrendogli la dimensione ideale per concentrarsi sul personaggio: «Avevo bisogno di stare tranquillo. Tornavo in albergo e la mia stanza si affacciava su una spiaggia infinita. Era come fare meditazione. Quella serenità mi ha permesso di rimanere sempre dentro il personaggio».

Can Yaman: i ricordi lontani dalle telecamere

Dal Magna Graecia Film Festival alla Calabria Film Commission, fino alle istituzioni del territorio, è emersa una grande stima nei suoi confronti per la professionalità e la dedizione dimostrate sul set. Alla nostra domanda su quale fosse il ricordo più autentico di quell’esperienza, lontano dalle telecamere, l’attore ha confessato: «La fatica. Non c’è stato un giorno semplice sul set. Il ricordo più autentico è stato il massimo livello di professionalità e concentrazione. È stata una grande soddisfazione, perché ogni scena era studiata e preparata nei minimi dettagli. C’era una sintonia straordinaria con gli attori e la regia». Can Yaman ha descritto Sandokan come un’esperienza di crescita umana e artistica, capace di arricchirlo ben oltre l’interpretazione del personaggio. «Ogni giorno era un’occasione per imparare qualcosa di nuovo. Era come frequentare un’università del cinema».

Can Yaman racconta la preparazione al ruolo di Sandokan

Can Yaman ha raccontato il lungo e intenso percorso che lo ha portato a vestire i panni della Tigre della Malesia, fatto di studio, disciplina e una costante ricerca dell’autenticità. Un viaggio iniziato ben cinque anni prima dell’avvio delle riprese. Per prepararsi al ruolo, l’attore turco si è immerso nella lettura dei romanzi di Emilio Salgari, ha approfondito ogni aspetto del personaggio, ha perfezionato il suo italiano e ha lavorato per comprendere a fondo le dinamiche e le sfumature della storia. La nuova serie punta infatti a raccontare la nascita del mito di Sandokan, esplorando anche il percorso di Marianna, Lord Brooke e degli altri protagonisti, mettendone in luce origini, scelte ed evoluzione personale.

La trasformazione fisica

Inoltre, si è sottoposto a una trasformazione fisica estrema. Can Yaman ha perso 10 chili in appena 30 giorni, seguendo una disciplina ferrea: tre allenamenti quotidiani, una dieta rigorosa e un periodo di totale isolamento. Un percorso intenso, necessario per affrontare le impegnative scene d’azione, le complesse coreografie e rendere credibile un personaggio così iconico. La preparazione ha incluso anche lo studio dei copioni in più lingue e un lavoro costante con una regia dinamica e presente sul set, che ha contribuito a costruire un Sandokan moderno, credibile e profondamente umano.

Can Yaman e la complicità con il regista Jan Michelini

Can Yaman ha voluto riservare un riconoscimento speciale anche al regista Jan Maria Michelini, evidenziandone l’approccio immersivo e il coinvolgimento costante sul set, elementi che hanno contribuito a creare un clima di grande coesione artistica. «Non era il classico regista che resta seduto dietro un monitor a impartire indicazioni da lontano urlando», ha raccontato l’attore. «Era sempre sul campo, viveva ogni scena insieme a noi. Spesso prendeva la telecamera sulle spalle, seguiva le coreografie, si muoveva al mio fianco. Era parte integrante dell’azione». Un metodo di lavoro che, secondo Yaman, ha favorito una sintonia profonda tra regia, interpreti e troupe, contribuendo a dare autenticità e intensità a ogni sequenza della serie.

«Tutti questi sacrifici e tutte le eccellenze che c’erano sul set mi hanno aiutato molto». L’attore ha poi raccontato la difficoltà di affrontare un progetto di questa portata e la complessità di ripartire da zero dopo una lunga pausa: «Avrei preferito girare due o tre stagioni di fila piuttosto che aspettare altri anni. Prepararsi di nuovo e ricostruire tutto da capo, sarà una sfida faticosa e impegnativa per tutti».

Can Yaman: «Casa sono i legami umani»

Nel corso dell’incontro è emerso anche il lato più personale di Can Yaman, quello lontano dall’immagine pubblica costruita dal successo. Alla domanda su quale sia il luogo, reale o simbolico, in cui riesce davvero a sentirsi a casa, libero dal peso della notorietà, l’attore ha risposto spostando l’attenzione non su uno spazio fisico, ma sui legami umani: «Non c’è un posto particolare. Viaggio moltissimo, soprattutto quando si inizia a girare. Vivo spesso in una stanza d’albergo. Alla fine, la casa diventa il gruppo di persone con cui lavori, con cui condividi il viaggio, i tuoi amici».

La formazione di Can Yaman

L’attore ha poi ripercorso un’altra fase importante della sua storia personale: gli anni della laurea in giurisprudenza, prima della scelta definitiva per la recitazione. Un percorso apparentemente lontano dal mondo dello spettacolo, ma che oggi riconosce come fondamentale nella sua formazione: «Sono passati dodici o tredici anni, ormai sembra un’altra vita. Ma tutto quello che ho studiato mi è tornato utile. Non c’è stata una cosa che ho imparato che non mi sia servita».
Secondo Yaman, proprio la formazione giuridica gli ha fornito strumenti preziosi anche per il mestiere dell’attore: dalla capacità di analisi alla disciplina nello studio, fino alla memoria. «La giurisprudenza mi ha insegnato a pensare in modo analitico e mi ha aiutato molto anche nella recitazione, soprattutto nel memorizzare le scene e nell’analizzare un personaggio. Quando preparo un ruolo è come allenare un muscolo: utilizzo un metodo di studio che ho costruito negli anni».

Il debutto nella commedia con “Bro”

In occasione della 76ª edizione del Festival di Sanremo, dove ha affiancato Carlo Conti e Laura Pausini come co-conduttore della prima serata, ha sorpreso gli spettatori mostrando un lato ironico e spontaneo. Dal palco dell’Ariston alla scelta di cantare “Kuzu Kuzu” di Tarkan, ha raccontato una versione di sé probabilmente ancora poco conosciuta dal pubblico italiano. In “Bro” interpreterà un avvocato geniale e affascinante, privo di abilità sociali. Probabilmente, quella capacità di giocare con la propria immagine emersa all’Ariston è stata un’anticipazione di questo nuovo percorso nella commedia.

Una fase nuova della carriera in cui l’attore sente il bisogno di mettersi alla prova, abbandonando le certezze dei ruoli che lo hanno reso popolare per esplorare personaggi lontani dalla sua immagine abituale. «Adesso mi permetto di prendermi un po’ più in giro», ha spiegato con un sorriso. «Sto cercando ruoli che non ho mai interpretato, personaggi che non mi assomigliano per niente, perché ho voglia di sperimentare e provare qualcosa di nuovo».

Una scelta che nasce dalla volontà di ampliare il proprio percorso artistico e mostrare al pubblico sfumature ancora inedite. Dopo anni caratterizzati da ruoli intensi e da personaggi dal forte impatto emotivo, Yaman guarda ora alla possibilità di misurarsi con registri differenti: «Mi auguro che questo nuovo progetto vada bene, ma ho già la sensazione che mi divertirò molto». Dopo aver ringraziato il pubblico e la stampa presente, sono arrivati i saluti finali e lo scatto di gruppo con gli organizzatori del Festival.

Can Yaman premiato con la Colonna D’oro al Magna Graecia Film Festival

Terminata la conferenza stampa, Can Yaman è tornato nuovamente tra la gente. Fuori dal Palazzo Comunale lo attendeva ancora una folla entusiasta: nuovi applausi, sorrisi, selfie e fotografie hanno accompagnato l’uscita dell’attore turco, che si è concesso ai fan prima di raggiungere l’Arena sul lungomare di Soverato. Sul palco, accolto dal calore della platea, Can Yaman ha ricevuto la Colonna d’Oro (realizzata dal maestro orafo G.B. Spadafora), uno dei riconoscimenti più prestigiosi della manifestazione, dedicato agli artisti capaci di lasciare un segno nel panorama cinematografico e audiovisivo internazionale. L’attore si è poi raccontato nella Conversazione d’Autore, condotta da Antonio Capellupo, ripercorrendo le tappe principali del suo percorso artistico.

Ad accompagnare il dialogo, la proiezione di alcune scene emblematiche delle produzioni che hanno segnato la sua carriera, in un viaggio tra i personaggi interpretati e le esperienze che lo hanno portato fino alla prima stagione di Sandokan. Concluso l’evento, il legame tra l’attore e il pubblico si è manifestato anche fuori dall’Arena. Una lunga scia di affetto ha accompagnato Can Yaman fino all’auto, tra richieste di saluti, sorrisi e telefoni pronti a catturare ogni istante. L’attore ha ricambiato con grande disponibilità la vicinanza dei presenti, fermandosi a salutare i fan prima di lasciare il Festival, in un finale che ha restituito tutta la forza del rapporto costruito negli anni con il suo pubblico.

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