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Corso Mazzini a Cosenza

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COSENZA – «È un disastro». «Ci mancava solo questa». «Chissà cosa succederà adesso». All’alba di ieri – le quattro, ora italiana – le truppe russe hanno dato avvio all’invasione dell’Ucraina, quella che per qualcuno fino a poco tempo fa era solo un bluff di Putin, e che è ormai diventata invece una solida realtà. Anche Cosenza, al pari delle altre città europee, si è svegliata con l’amaro in bocca, sgomenta di fronte alle sconcertanti notizie provenienti da Kiev.

Già nelle prime ore della mattinata, su corso Mazzini la parola che rimbalza di bocca in bocca è sempre la stessa: guerra. Covid, green pass, bollettino dei contagi sembrano cancellati con un colpo di spugna dal raggio visivo di tutti, ricordo sfocato di un’emergenza ormai archiviata. L’attenzione collettiva è rivolta ad Est, agli sviluppi di un conflitto che tanti presagiscono come gravido di conseguenze nefaste. Anche per l’Italia. 

Un gruppetto sparuto di signori di mezza età riflette sui possibili scenari innescati dall’avanzata di Putin. «Sono così preoccupato, mi aspetto evoluzioni disastrose da un momento all’altro» dice il signor Pasquale a Ettore, compagno di passeggiate di lungo corso, da anni momento irrinunciabile della loro routine quotidiana. «Ma tanto noi siamo solo pedine inermi, cosa possiamo fare se non aspettare?» – fa spallucce lui di rimando.

Pochi passi più avanti, il tavolino di un bar al centro dell’isola pedonale ospita un vivace consesso di pensionati. Persone diverse, stesso topic. «Quando si calpesta la democrazia è un disastro. I russi pensano di essere ancora un impero e come tale si comportano. La loro è stata una gravissima violazione della sovranità ucraina e le ripercussioni di tutto questo si abbatteranno su di noi» – afferma Pasquino. Che subito dopo si professa scettico sulla possibilità che le sanzioni applicate da Usa ed Europa al Cremlino possano innescare una concreta de-escalation dello stato d’emergenza: «Le sanzioni sono state necessarie, ma non saranno assolutamente sufficienti a bloccare Putin. Prevedo una guerra economica disastrosa, con i cittadini a farne le spese come sempre».

Per il signor De Rosa, invece, la colpa è dell’Occidente, perché «gli americani hanno inviato i loro missili in Ucraina, e allora Putin non poteva fare altro che difendersi». A molti l’ipotesi di un conflitto armato effettivo, combattuto entro i confini europei, appare di difficile attuazione. Anche se c’è chi giura che l’Occidente non starà immobile a guardare le manovre offensive dello zar di Mosca: «Quella di oggi (ieri per chi legge, ndr) ricorda l’invasione polacca di Hitler nel 1939.  L’Europa non permetterà che la Russia avanzi fino a qui». Per gli esercenti dei negozi situati lungo la grande arteria del centro città la guerra in Ucraina è solo la ciliegina sulla torta di due anni da dimenticare.

Su tutte, è la prospettiva di un’ulteriore stangata sui prezzi di luce e gas a fare più paura. Perché con la Russia pronta a chiudere i rubinetti del gas all’estero e l’Italia fortemente dipendente dalle esportazioni sovietiche, il rischio concreto è quello di vedere ulteriormente ritoccato al rialzo il prezzo delle bollette, dopo mesi di conti già salatissimi per le tasche dei cittadini. «Paghiamo delle cifre spropositate per i consumi anche ora, la notizia di altri rincari legati alla guerra sarebbe il colpo di grazia per noi» – spiega allarmato Attilio Ghionna, titolare del “Disco verde”, storico bar in piazza Bilotti.

E allarmato appare pure Raffaele Bisogno, proprietario del ristorante “Carneficina”: «Lavoriamo pochissimo a causa della pandemia, dobbiamo pagare le tasse arretrate che lo Stato è tornato a chiederci dopo gli sgravi del covid, i consumi sono alle stelle. Immaginate cosa significherebbero altri aumenti: ci metterebbero con le spalle al muro».  I cinque miliardi e mezzo stanziati da Palazzo Chigi nell’ultimo trimestre a tutti sembrano bruscolini, una sorta di contentino messo lì dall’esecutivo per tamponare alla bell’e meglio l’emergenza. «Siamo contrari alla guerra innanzitutto sul piano umano – scandisce Francesca de Marco, titolare di “87100”, altro ristorante alle spalle di via Arabia – e poi perché, se la situazione va avanti così, impatterà gravemente sulle nostre vite. Altri aumenti sulle spese fisse non ce li possiamo permettere, e non credo che i fondi annunciati da Draghi basterebbero per fronteggiare una situazione così catastrofica». Alla fine, aggiunge lapidaria: «Putin è impazzito»! O forse quella di ieri era solo una morte annunciata da tempo.

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