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Il prefetto Francesco Messina

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COSENZA – Il sequestro di beni da 22 milioni di euro all’imprenditore cosentino Giuseppe Borrelli, ritenuto vicino alla ‘ndrangheta (LEGGI), ha evidenziato la pervasività delle cosche sul territorio. Il prefetto Francesco Messina, Direttore Centrale Anticrimine, ha evidenziato che «grazie alla proposta firmata congiuntamente dal Procuratore della Repubblica di Catanzaro e dal Questore di Cosenza è stato possibile colpire un patrimonio accumulato nel tempo che, in quanto illecitamente acquisito, inquinava il tessuto economico e sociale di quel territorio».

Messina ha spiegato che «l’ingente sequestro di beni eseguito oggi dalla Polizia di Stato e dalla Guardia di Finanza, si colloca nell’ormai consolidata strategia di contrasto all’accumulazione illecita di patrimoni che da tre anni impegna la Direzione Centrale Anticrimine della Polizia di Stato, che prevede di affiancare alle investigazioni giudiziarie, le indagini preventive patrimoniali al fine di colpire, con l’applicazione delle misure di prevenzione patrimoniali, attività imprenditoriali e beni strumentali accumulati grazie ad investimenti di denaro di illecita provenienza».

«Nel quadro della cooperazione disciplinata in questo settore dal protocollo operativo siglato tra la Polizia di Stato e la Guardia di Finanza nel febbraio del 2021 – ha aggiunto il direttore centrale anticrimine – è stato individuato un soggetto collegato a cosche di ‘ndrangheta che ha reinvestito, attraverso l’interposizione fittizia di stretti congiunti e terze persone, i proventi delle attività delittuose in beni e imprese attive nei più disparati settori imprenditoriali, per un valore complessivo di circa 22 milioni di euro. Diverse operazioni di polizia giudiziaria hanno formato oggetto di esame a cura degli organi proponenti e del Giudice della prevenzione; in particolare, indagini attinenti al reato di associazione a delinquere di stampo mafioso, eseguite nel 2007 e nel 2021 in provincia di Cosenza, hanno documentato legami del soggetto in questione con appartenenti a locali cosche di ndrangheta, che hanno attestato la sua pericolosità sociale ‘qualificata’».

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