La protesta a Cosenza

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COSENZA – Hanno protestato per tutto il giorno, bloccando la città di Cosenza muovendosi lungo le strade del centro cittadino (LEGGI LA NOTIZIA DELLA PROTESTA). La rabbia dei 54 operatori della cooperativa Seatt, da diciotto anni al servizio in alcuni punti nevralgici dell’ospedale di Cosenza, Cup in primis, si è riversata in città dopo due giorni di picchetti sui tetti dell’Annunziata. A fine mese i lavoratori saranno mandati a casa. La “cacciata” dovrebbe iniziare il primo dicembre. Così parte dei lavoratori, guidati dal sindacato Usb, hanno letteralmente paralizzato Cosenza per un giorno intero. La protesta è rientrata soltanto quando il commissario Cotticelli ha annunciato la sua partenza per Roma. Oggi dovrebbe incontrare il ministro Speranza, facendo il punto anche su questo. Una situazione “strana”, perché lo stesso Cotticelli ha stilato nel Dca 140 gli obiettivi di mandato del commissario straordinario nominato grazie al decreto Calabria, Giuseppina Panizzoli. In un passaggio si chiede chiaramente di tagliare del 50% i costi relativi al personale esternalizzato.

ASSEGNAZIONI INTERNE. Un paradosso che ha già prodotto i suoi risultati. Mentre i lavoratori protestavano l’ospedale di Cosenza ha pubblicato un avviso per otto dipendenti, con contestuale assegnazione, da inserire al “front office Cup, ritiro referti, back office, drop–out, out, servizio disdette e numero verde”. Praticamente tutte le mansioni fino ad oggi gestite dalla coop Seatt. Nel documento, la delibera 1304 datata 27 novembre, la Panizzoli assegna i posti con un avviso di mobilità interna. Vale a dire che personale già assunto nell’ospedale dovrà assumersi la responsabilità di coprire il vuoto lasciato dalla coop. Eppure, secondo la Cisal, dal primo dicembre al Cup di Cosenza si rischia di non trovare neanche i computer. Tutto il materiale all’interno del Cup infatti sarebbe di proprietà della stessa cooperativa. La Seatt sarebbe disposta a prendersi tutto, compreso il software utilizzato per la gestione delle prenotazioni. In ogni caso il problema non è affatto nuovo. A gennaio l’ospedale aveva preparato il bando per una nuova gara ottenendo dalla stazione appaltante calabrese l’autorizzazione a procedere. I dirigenti ospedalieri hanno prorogato i contratti con la Seatt fino al 31 agosto senza però bandire una nuova gara anche perché bloccati dal decreto Calabria, che ha tolto la possibilità di utilizzo della stazione appaltante calabrese. A luglio, però, è arrivata un’altra proroga di tre mesi a firma Cotticelli in attesa di una nuova stazione appaltante da individuare. Cosa ancora oggi non risolta dal nuovo commissario aziendale.

NOMINE. In questo scaricabarile generale c’è anche il nodo delle nomine per Asp e ospedali. La mancata intesa con la Regione apre ai tempi tecnici ministeriali, che dovranno dare il via libera. Dalla cittadella, però, arrivano ulteriori spiegazioni relative a questa opposizione. Due dei nominati non sono neanche iscritti all’albo nazionale dei direttori generali delle aziende sanitarie. Una situazione comunque ampiamente prevista dal decreto Calabria. Non una battaglia sui nomi, né tantomeno uno scontro tra settori (commissario e Regione) quanto la mancata discussione dei criteri per l’assegnazione di posizioni apicali molto delicate, a partire dall’Asp di Cosenza. Persino i deputati 5 stelle Nesci e Sapia, tra i principali promotori dello stesso decreto Calabria hanno inviato una diffida a procedere al ministero.

PRECARIATO. Intanto va avanti la trattativa sul precariato storico in sanità. La soluzione sarebbe già stata inserita nel maxiemendamento alla manovra finanziaria del Governo, ma non cci sono certezze sull’ampliamento ulteriore della “finestra” relativa alla legge madia, che permetterebbe la stabilizzazione di buona parte del personale precario in servizio in Calabria.

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