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COSENZA – Omicidio volontario e premeditato. Alla sbarra Sergio Garasto (58 anni), Stefania Russo (42 anni), Nunziatina Falcone (47anni) e Piero Andrea Zangaro (38 anni). Per loro il pm Valentina Draetta ha chiesto l’ergastolo per avere in concorso provocato l’aborto di Stefania Russo, al sesto mese di gravidanza, simulando un incidente stradale al fine di incassare il risarcimento previsto dalla polizza assicurativa automobilistica.

Una vicenda che si inserisce nel quadro più ampio dell’operazione Medical Market coordinata dalla Procura di Castrovillari che coinvolse ben 144 persone.

Il processo che si è discusso oggi presso la Corte d’Assise di Cosenza innanzi al presidente Paola Lucente, con a latere il giudice Luigi Branda, è infatti parte del dibattimento che riguarda l’inchiesta madre in corso di svolgimento presso il Tribunale di Castrovillari in cui risultano imputati 101 soggetti. Al termine delle arringhe difensive i legali di Garasto, Russo, Falcone e Zangaro hanno chiesto l’assoluzione dei loro assistiti affermando, in base ad alcune perizie mediche discordanti con la tesi dei consulenti della Procura di Castrovillari, che il feto era privo di vita quando Russo fu visitata. La pubblica accusa invece sostiene che l’aborto è stato indotto meccanicamente e farmacologicamente e che una volta fuoriuscito il nascituro sarebbe stato lasciato morire al fine di portare a termine il disegno criminoso.

Al termine della Camera di consiglio la Corte d’Assise di Cosenza, concesse le attenuanti generiche, ha condannato alla pena di 25 anni di reclusione Sergio Garasto, 24 anni Stefania Russo, 23 anni per Nunziatina Falcone e Piero Andrea Zangaro.

Sergio Garasto, pneumologo 58enne in forze presso l’Ospedale Ferrari di Castrovillari, accusato di infanticidio volontario e premeditato ha oggi reso dichiarazioni spontanee innanzi ai giudici della Corte d’Assise di Cosenza prima della pronuncia della sentenza. Il medico all’epoca dei fatti operante nel Pronto Soccorso dell’Ospedale di Corigliano per il quale il pm Valentina Draetta aveva chiesto l’ergastolo è stato, dopo circa quattro ore di Camera di consiglio condannato alla pena di 25 anni di reclusione. «Questa vicenda ha rovinato la mia vita e quella dei miei figli – ha affermato in lacrime davanti ai giudici il Garasto – l’intera mia famiglia è in apprensione, preoccupata di quello che sarà il mio destino. Sono un padre, non avrei mai accettato di sopprimere la vita di un neonato. Mio padre è morto nel corso di questi otto anni con il cuore a pezzi perché suo figlio veniva considerato un assassino. Faccio il medico da più di 30 anni, con il cuore, con sorrisi e carezze accolgo i miei pazienti, senza pretendere nulla in cambio. Ho sempre aiutato tutti al fianco dei più bisognosi perché vengo da quel mondo. Tutti mi stimano, vado a casa dei malati terminali ad ogni ora, appena mi chiamano, con grande disponibilità. Ho fatto il muratore, il cameriere, il calzolaio. Dopo mille sacrifici – ha spiegato ai giudici Garasto – mi ritrovo senza casa. Il mio stipendio è impegnato per pagare il mutuo della casa in cui vive la mia ex moglie e per il mantenimento dei figli. In merito a questa vicenda posso dire che ho fatto il mio dovere con professionalità ed umanità. Quando la signora è arrivata in Pronto Soccorso ho chiamato subito i carabinieri, non potevo fare un verbale falso in loro presenza. Con Zangaro parlavo della malattia dello zio, con Falcone della sua gravidanza. Se quel bimbo fosse arrivato vivo in ospedale non solo io, ma tutti gli altri operatori sanitari presenti avremmo fatto il possibile per assisterlo. Come avremmo mai potuto farlo morire senza far nulla? Non avrei mai potuto tacere tale orrendo crimine alla mia coscienza».

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