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Massimo Ferrero

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PAOLA – Presunti “colletti bianchi” del Tirreno cosentino amici dei Ferrero e poi il giochetto dei fallimenti calabresi, territorio dove il patron della Sampdoria sembrava godere di particolari “entrature”.

È quanto emerge dallo sviluppo delle indagini nel crack Ferrero, venuto alla luce grazie alle indagini delle Fiamme Gialle cosentino, coordinate dal Procuratore capo Pierpaolo Bruni. Ma vediamo di essere più chiari, analizzando parte dell’impero Ferrero.

La compagine sociale della Holding Max Srl, ossia la società capogruppo della “galassia” Ferrero, risulta costituita da Vanessa Ferrero, figlia di Massimo, proprietaria di una partecipazione pari all’80 per cento, ma anche da Giorgio Ferrero (nipote di Massimo), proprietario di una partecipazione pari al 12,24 per cento ed amministratore unico) e la Pkb Servizi Fiduciari spa (proprietaria di una partecipazione pari al 4,76 per cento).

La Hm Srl detiene invece una partecipazione pari al cento per cento del capitale sociale della Sport Spettacolo Holding Srl, amministrata quest’ultima da Massimo Ferrero che, a sua volta, detiene anche il 99,96 per cento della Unione Calcio Sampdoria spa (società il cui presidente del Cda è lo stesso patron blucerchiato Massimo Ferrero).

Dalla Samp, come documentato nei giorni scorsi, sarebbero transitati denari verso le società fallite del gruppo Ferrero, soldi elargiti anche nell’ambito della emergenza covid. Risulta, peraltro, che oltre al fallimento della Ellemme Group Srl, per la quale è scattato il blitz della Procura di Paola a carico di nove persone (uno in carcere, quattro ai domiciliari, quattro indagati a piede libero), vi sono altri tre soggetti giuridici dichiarati falliti a Paola: Blu Cinematografica Srl, posta in liquidazione il 23 dicembre 2013 e dichiarata fallita dal Tribunale di Paola con sentenza numero 8 del 28 settembre 2017; la Blu Line Srl, posta in liquidazione il 29 aprile 2014 e dichiarata fallita dal Tribunale di Paola con sentenza numero 10 del 2017 del 28 settembre 2017; la Maestrale Srl, posta in liquidazione volontaria il 14 febbraio 2012 e dichiara fallita, sempre al Tribunale di Paola, con sentenza numero 10 del 2020.

Dalle intercettazioni è emerso che per le prime due società, sono stati sottoscritti accordi transattivi tesi alla chiusura delle rispettive procedure fallimentari, ambedue per 125 mila euro; per la società Maestrale Srl è stata avanzata proposta di sottoscrizione di un accordo transattivo del valore di 50mila euro per la chiusura della procedura fallimentare.

Attesa l’urgenza di reperire fondi necessari al pagamento di due accordi transattivi in scadenza, per i fallimenti delle società “Blu Cinematografica” e “Blu Line Srl, gli indagati, unitamente ai vari professionisti, si adoperavano al fine di utilizzare il “finanziamento Sace”, per il quale il gruppo Ferrero e, in particolare, la Sampdoria, ha ottenuto 25milioni di euro.

Ora la domanda che tanti addetti ai lavori si stanno ponendo è la seguente: perché i Ferrero sono venuti ad organizzare i loro affari in questo lembo di Calabria? Perché avviare attività d’impresa e venire a fallire proprio al Tribunale di Paola? Esistono “colletti bianchi” e amici degli amici che hanno consigliato tale strada o è solo una mera casualità?

Vedremo se le indagini del Procuratore capo Pierpaolo Bruni, titolare del fascicolo assieme ai magistrati Maria Francesca Cerchiara e Rossana Esposito, porteranno a sviluppi clamorosi, magari attraverso il coinvolgimento di qualche faccendiere della zona specializzato in “entrature” grigie in seno alla Pubblica amministrazione.

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