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Il viadotto crollato a Longobucco

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Conclusa l’inchiesta della Procura di Castrovillari sul viadotto crollato a Longobucco: sono 12 gli indagati; sotto accusa unzionari Anas e ditta. Decisiva l’assenza dei micropali


CASTROVILLARI – La Procura di Castrovillari, diretta dal procuratore Alessandro D’Alessio, ha chiuso l’inchiesta sul crollo del Viadotto Ortiano II lungo la Strada provinciale Sila-Mare, nel Comune di Longobucco. Il pubblico ministero Veronica Rizzaro, titolare del fascicolo aperto a maggio 2023 all’indomani dei fatti, ha notificato l’avviso di conclusione indagini a dodici indagati, ai quali viene contestato di aver concorso, per “colpa, negligenza e imperizia”, al cedimento dell’infrastruttura a causa dell’“assenza dei micropali a base delle fondazioni” che determinava “importanti scalzamenti e il relativo cedimento” dell’infrastruttura stessa.

Si tratta di Gian Franco Capiluppi, Emilio Michele Carravetta e Demetrio Carmine Festa, componenti della commissione di gara per l’individuazione della ditta aggiudicataria dell’appalto del viadotto; Aldo Madeo, componente della commissione di gara e Rup del procedimento; Giancarlo Volpe, direttore dei lavori; Gianpiero Alfonso Ammirato, legale rappresentante della “Ati So.Ge.Mi Ingegneria Srl”; Mariano Mari, Alfonso Rocco Ruffolo e Luigi Giuseppe Zinno, componenti della commissione di collaudo dell’opera; Domenico Renda, responsabile Area Gestione Rete Calabria e Ufficio Ispezioni Opere d’Arte di Anas; Domenico Turro, Componente e responsabile Ufficio Ispezioni Opere d’Arte per la zona interessata dal crollo di Anas; Salvatore Arcuri, Capo Centro Manutenzione D di Anas.

12 INDAGATI SUL VIADOTTO CROLLATO A LONGOBUCCO: LE ACCUSE

Nello specifico, ai componenti della commissione di gara per l’affidamento dei lavori sulla Strada Mirto-Longobucco-Sila viene contestato di aver concesso l’appalto integrato alla ditta “Ati So.Ge.Mi Ingegneria Srl” nonostante la difformità tra la proposta formulata da quest’ultima e i criteri individuati nel progetto definitivo redatto dall’ingegnere Volpe, nel quale veniva indicato in 32 il numero di micropali da posizionare sotto i plinti di fondazione di ciascun viadotto e veniva concessa la possibilità di apportare a tale progetto soltanto migliorie relative a «trasformazioni di rilevati in opere, soluzioni migliorative nei riguardi delle pareti, miglioramento della gestione e manutenzione dell’opera d’arte».

Al contrario, la proposta della ditta aggiudicataria prevedeva una serie di variazioni sostanziali e strutturali che non rientravano tra quelle previste dal bando, tra cui la riduzione a 15 del numero di micropali, a cui veniva allegata una relazione che non prendeva in considerazione il rischio idraulico. Secondo quanto ricostruito dall’Ufficio di Procura, a seguito dell’aggiudicazione della gara, la ditta avrebbe poi depositato una proposta definitiva, difforme da quella originaria, che prevedeva l’eliminazione di tutti i micropali, e che veniva approvata dal Rup sulla scorta di un elaborato grafico in cui i micropali venivano collocati al di fuori dei plinti di fondazione.

Il collaudo nel 2009, il cedimento nel 2023

L’opera otteneva, poi, il collaudo tecnico amministrativo da parte della commissione preposta, nonostante le criticità riscontrate già a settembre 2009, quando lungo l’arteria stradale si registrarono dei cedimenti dovuti al maltempo, nonché la mancata verifica della documentazione e di opportune ispezioni sui luoghi da parte dei dirigenti Anas. Come si ricorderà, il cedimento del viadotto, inaugurato appena nove anni prima, si verificò a maggio 2023, a seguito di un’ondata di maltempo che causò la piena del fiume Trionto. Si sfiorò la tragedia: il tratto di strada fu chiuso da Anas, in via precauzionale, un’ora prima del crollo e, soltanto grazie a questo accorgimento, si evitarono vittime. Il caso diventò nazionale e il video del viadotto crollato fece il giro di social e tv.

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