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Sconcerto e incredulità a Cosenza per il coinvolgimento nell’Operazione Alibante di Vittorio Palermo, con l’arresto di un imprenditore cosentino attivo nel mondo del turismo con diverse strutture nell’area del lametino, ma anche ricercatore universitario all’Unical e con un profilo umano e sociale di ben altro tenore di quello che deriva dall’ordinanza giudiziaria.

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Cattolico impegnato fin dai tempi del liceo, tra i suoi valori si riconosce molto con Papa Francesco e Don Ciotti e frequenta ambienti della solidarietà bruzi manifestando da sempre simpatie verso movimenti di contestazione come “Occupy Wall street”.

Secondo l’accusa, invece Palermo è «un altro imprenditore organico alla cosca Bagalà» che «partecipava con consapevolezza di scopi e di vincoli al sodalizio in qualità di prestanome (storico) dell’associazione».

Per l’accusa la sua partecipazione era tesa «ad eludere eventuali misure di prevenzione patrimoniali
(sequestro/confisca) e consentire l’illecito arricchimento della consorteria».

Per fa ciò «gestiva gli interessi economici e finanziari del gruppo mafioso in questione» attraverso alcune presunte intestazioni fittizie di complessi ricettivi presenti nel territorio lametino. «condividendo (anche attraverso la commissione di ulteriori illeciti), gli introiti di natura economica, derivanti dalla gestione del predetto complesso, direttamente con il capo cosca Carmelo Bagalà».

A questa, l’accusa aggiunge che Palermo, «al fine di consentire all’organizzazione mafiosa di completare la realizzazione dell’Hotel dei Fiori, struttura turistico/alberghiera nel comune di Falerna, di concerto con altri sodali appartenenti alla famiglia Bagalà investiva nella CALABRIA Turismo SrI, una somma di denaro in contanti pari a 100.000 euro».

Tra le accuse mosse anche quella che Palermo avrebbe permesso «al capocosca di partecipare al bando regionale per l’attribuzione di un contributo regionale di 38mila euro».

Va detto che i guai per Palermo sono anche venuti dalle dichiarazioni del collaboratore di Giustizia Gennaro Pulice che riferisce “de relato” precisandolo di non aver mai conosciuto l’imprenditore. Il resto è un mosaico di riscontri su assunzioni, intestazioni, presunti giri di pulitura di soldi mafiosi che hanno indotto la procura a chiedere l’arresto di Palermo.

La battaglia tra difesa e accusa si annuncia dura. Vittorio Palermo una sorta di strano caso da dottor Jekyll e Mr Hyde. Chi è veramente Vittorio Palermo. Un esponente della società civile più impegnata o un colletto bianco colluso con le ndrine?

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