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COSENZA – Una quarantena che somiglia più agli arresti domiciliari. Protagonista della vicenda è una professoressa dell’Istituto comprensivo di Cassano Jonio, Antonia Romano che – insieme ai suoi colleghi e 4 intere classi della scuola – si trova suo malgrado ostaggio della burocrazia dell’Asp di Cosenza. Tutto ha inizio circa 20 giorni fa quando, a causa della presenza di un alunno positivo al Sars Cov2 nell’istituto, per docenti e alunni viene disposta la quarantena con apposita ordinanza dell’Azienda sanitaria.

Fin qui tutto normale: la prof, rassegnata alla “giusta reclusione” prevista dal protocollo, affronta serenamente la quarantena dedicandosi ai suoi hobby, in attesa del provvedimento di revoca che, di norma, viene trasmesso al Comune dopo 14 giorni dall’ultimo contatto con la persona positiva. A quel punto, il sindaco firma l’ordinanza di fine quarantena che il messo comunale o la polizia municipale notificano ma, a distanza di ben 17 giorni, nessuna comunicazione è pervenuta dall’Asp per far terminare la quarantena ai docenti e agli alunni delle 4 classi coinvolte.

La scuola secondaria di primo grado, peraltro, è rimasta chiusa alla didattica in presenza anche per le classi prime medie per mancanza di docenti.

«Ovviamente lavoriamo in Dad e non vorrei che questo fosse un precedente pericoloso per legittimare la negazione dei nostri diritti – chiosa la professoressa – in questi giorni in cui cerco di muovermi attraverso legali e sindacati per poter andare almeno da mia madre anziana, invalida e sola, che necessita della mia presenza e che non vedo dal 21 marzo»

Ma quando arriverà l’ordinanza di fine alla quarantena? La risposta all’Asp.

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