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Jole Santelli, candidata alla presidenza della Regione Calabria per il centrodestra

Tempo di lettura 6 Minuti

COSENZA – La voce è rauca, fra i tanti comizi e il tour elettorale in pieno inverno, ma la grinta di certo non le manca. Jole Santelli nell’elegante salotto di casa sua a Cosenza dà l’idea di divertirsi un mondo in questa sua nuova avventura politica.

Lei si è definita candidata dal fato. In che senso?

«Nel senso che non ho mai pensato o lavorato per arrivare a questa candidatura. Di solito queste candidature arrivano perché i partiti chiamano persone che sono fuori dalla politica come con Callipo, io mi ci sono trovata per un gioco del destino».

Quindi non ha un programma?

«Il programma c’è perché ci ho lavorato a lungo anche se pensavo a me stessa in un ruolo diverso, di spalla, non da protagonista. Il programma è frutto di vent’anni di politica in Calabria, in cui ho girato, anche per il mio ruolo di coordinatrice regionale di Forza Italia, in lungo e in largo conoscendo le potenzialità e le criticità della nostra regione».

E cosa l’ha spinta a candidarsi?

«Girando la Calabria mi è capitato di pensare spesso: mannaggia ai calabresi, abbiamo un tesoro incredibile, se solo ci credessimo tutti di più nelle nostre potenzialità. Così quando il partito mi ha chiesto la disponibilità mi sono messa in gioco perché io credo molto nella politica: ti abitua al lavoro, ti abitua ad avere un metodo. Sono molto scettica verso gli improvvisati in politica».

Quindi la sua sarà una giunta politica?

«Penso che bisogna uscire dalla storia dei tecnici di cui in Italia ci siamo innamorati. Ripeto credo nella politica, nella capacità di fare sintesi, di partire dai territori, di ascoltare la gente. Le faccio un esempio: i peggiori ministri della Giustizia sono stati avvocati; il migliore è stato Claudio Martelli che è stato capace di circondarsi dalle persone giuste. Detto questo naturalmente non sono chiusa in questa visione. E’ chiaro che se ci sono personalità importanti che intendono spendersi per la Calabria ne terrò conto. Non ho pregiudizi, ma è un po’ presto per parlare di queste cose».

Però la politica, anche per la sua storia personale, avrà preminenza. Le imbarazza avere come alleata la Lega?

«No anzi. Mi auguro che con l’arrivo per la prima volta della Lega in consiglio regionale, o in giunta se vinciamo, riusciremo ad avere rapporti virtuosi di solidarietà istituzionale con le regioni del Nord che negli anni hanno dimostrato buon governo. Con loro dobbiamo fare squadra per far uscire la Calabria dal suo isolamento».

La imbarazzano i grandi portatori di voti?

«Guardi su questo dobbiamo uscire dall’ipocrisia delle preferenze. O diciamo che non vogliamo più le preferenze oppure bisogna rispettare chi è capace sul territorio di raccogliere il sostegno della gente. Io sono per le preferenze e penso che l’esperienza sia sempre un valore».

La imbarazzano i transfughi?

«Io non ne vedo nelle mie liste, vedo persone che partendo da posizioni di centro, hanno abbandonato da circa due anni il centrosinistra. Hanno partecipato alle politiche e alle Europee con partiti del mio schieramento e l’approdo nelle mie liste è il tratto finale di un percorso».

Non proprio tutti…

«Solo uno però è un tecnico che porta le sue competenze. Non era del Pd prima non è di Forza Italia adesso».

Perchè ha scelto di parlare della sua malattia?

«In realtà non ne volevo parlare, ho sempre tenuto questo aspetto molto riservato. Siccome però mi sono trovata davanti ad un cinema un giornalista romano che mi ha posto delle domande io non mi sono sottratta. Ma di certo non è un tema da campagna elettorale».

Però la sanità lo è. Cosa può fare la Regione fra Piano di Rientro e Decreto Calabria?

«Innanzitutto dobbiamo capire bene che tipo di sistema sanitario vogliamo e poi andarlo a discutere con il commissario che ci sarà, evitando i bracci di ferro istituzionali».

In che senso che sistema sanitario vogliamo?

«Se vogliamo ospedali aperti in tutti i paesi è chiaro che è un sistema che non può reggere. Dobbiamo riorganizzarlo da zero questo sistema perchè in Calabria bisogna capire qual è la filiera. Qui è venuto a mancare completamente il territorio, mancano i collegamenti reali fra gli Hub e gli Spoke sanitari. Insomma bisogna restituire fiducia nei calabresi che troppo spesso vanno a curarsi fuori come dimostrano i dati sulla migrazione sanitaria. Alcune volte per necessità, ma molto spesso anche quando non ce ne sarebbero motivi. Io, che ho scelto di curarmi a Paola, ne sono la dimostrazione vivente».

L’altro problema pressante è quello dei conti. Il bilancio regionale è più che ingessato…

«Vedremo i numeri che troveremo. Certo il fatto che siamo in esercizio provvisorio non mi lascia affatto tranquilla, mi fa pensare a problemi seri di cui al momento non abbiamo contezza. Il nostro sforzo però dev’essere quello di liberare spese fisse o non possiamo fare politiche espansive. Le altre regioni hanno un rapporto 70 a 30 fra spese fisse e spese di sviluppo, noi non possiamo avere un rapporto 92 a 8 altrimenti programmare qualsiasi cosa diventa impossibile».

Non è facile però con la sanità che prosciuga quasi tutte le risorse a causa del piano di rientro…

«Non penso sia un problema di soldi, ritengo sia un problema di efficacia della spesa. Ripeto dobbiamo capire cosa ci interessa avere dalla sanità pubblica: i cartelli stradali con scritto ospedale? Posti di lavoro? oppure se l’obiettivo deve essere quello di garantire il diritto alla salute a tutti i calabresi. Su questa strada allora sono sicura che si può fare molto».

Come sta andando questa campagna elettorale?

«Guardi io sto trovando grande entusiasmo e la cosa mi stupisce positivamente visto che i calabresi avrebbero tutto il diritto ad essere cinici verso la politica. Evidentemente c’è nella gente una voglia di riscatto».

Cosa intende per Calabria protagonista?

«Non abbiamo consapevolezza di noi, della nostra forza, dei punti su cui incanalare le nostre tante energie, economiche ed intellettuali. Dobbiamo individuare quelli che sono gli asset strategici della Calabria e su quelli fare leva per risollevare le sorti della regione».

Gioia Tauro lo è?

«Gioia Tauro è la nostra Fiat. Lì c’è un patrimonio che dobbiamo mettere a valore innanzitutto collegandolo con la ferrovia e poi rafforzando delle cose, alcune delle quali sono già in cantiere. Va istituita poi la Cittadella amministrativa per assicurare i tempi certi nei controlli di sicurezza, che sono importantissimi, e nello sdoganamento e la certificazione Ue».

Ma secondo lei si può riaprire il discorso di inserire Gioia nella Via della Seta?

«Quelle sono scelte che fanno i partner commerciali che mi sembrano orientati più verso l’est. Noi, al di là dei cinesi, dobbiamo solo riuscire ad essere competitivi sui mercati e le potenzialità ci sono tutte perchè Gioia Tauro è uno dei pochi porti italiani che può avere in azione mezzi veramente imponenti»

Cosa pensa dei contratti di servizio stipulati da Oliverio con Anas e Trenitalia?

«Non sono d’accordo su questo tipo di scelta perchè queste società hanno degli obblighi verso la Calabria che il Governo dovrebbe far rispettare in termini di investimenti, le risorse servono ad altro. Per questo tornando al mio slogan “Calabria protagonista” intendo anche una regione che sia protagonista nella Conferenza Stato-Regioni, che abbia ascolto a Roma dal Governo, che segua tutte le vicende nazionali dicendo la sua».

In caso di elezione è attesa ad un compito gravoso. E’ spaventata?

«Mi spaventa certo perchè sono cosciente dei tanti problemi che ci troveremo ad affrontare. Ma nello stesso tempo mi esalta perchè ci sono tantissimi calabresi che vogliono lavorare sia in ambito politico, sia in altri ambiti con un discorso di squadra che può portarci a raggiungere i nostri obiettivi. Le ho già detto che in giro sto trovando grande entusiasmo. Io nella Calabria ci credo e sono sicura che tutti insieme ce la faremo».

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