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Un semaforo (foto di repertorio)

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I consiglieri di minoranza Giovanni Bilotti e Adriana Calvelli chiedono lo stop dei lavori per la realizzazione del semaforo tra via Lenin e via Allende a Rende


RENDE (COSENZA) – Il gruppo GenerAzione, composto dai consiglieri comunali Giovanni Bilotti e Adriana Calvelli, chiede lo stop immediato ai lavori per il nuovo impianto viario tra via Lenin e via Allende. Sotto accusa «il “muro di gomma” sugli atti negati e un progetto che sembrerebbe ignorare la piena accessibilità», si legge in una nota.
«Avevamo nei giorni scorsi presentato formale richiesta di accesso agli atti – dichiara il capogruppo Giovanni Bilotti – chiedendo di conoscere le motivazioni tecniche della scelta, gli studi sul traffico, le valutazioni sulla sicurezza e il progetto dell’opera. A distanza di settimane non abbiamo ricevuto alcuna risposta. È un comportamento che mortifica il ruolo del Consiglio comunale e priva i cittadini del diritto di conoscere le ragioni di una scelta che inciderà profondamente sulla mobilità cittadina».

LA POSIZIONE DI BILOTTI

L’accusa mossa nella nota all’amministrazione comunale è «aver progettato nel 2026 un’infrastruttura pubblica che rischierebbe di tagliare fuori i cittadini più fragili, violando le normative fondamentali sull’abbattimento delle barriere architettoniche e sensoriali».
«Per quanto risulta dalla documentazione disponibile – prosegue Bilotti – il nuovo impianto sembrerebbe non prevedere dispositivi acustici per consentire l’attraversamento in sicurezza delle persone cieche e ipovedenti. Inoltre chiediamo che venga verificata la piena conformità di tutti gli attraversamenti pedonali alla normativa sull’abbattimento delle barriere architettoniche, affinché marciapiedi, rampe, percorsi tattili e sistemi di attraversamento siano realmente accessibili a tutti».

LA RICHIESTA DEL GRUPPO DI MINORANZA

La richiesta di sospendere i lavori risponde anche alla necessità di prevenire eventuali sprechi di denaro pubblico qualora l’opera dovesse rivelarsi non conforme alle leggi vigenti, costringendo l’ente a onerosi interventi di adeguamento successivi.
«Non chiediamo di fermare lo sviluppo della città – afferma Adriana Calvelli – ma di evitare che si realizzi un’opera che potrebbe presentare criticità e che, se confermate, costringerebbero successivamente il Comune a intervenire con ulteriori spese pubbliche. La trasparenza viene prima dei cantieri, perché quando si governa una città il metodo conta quanto il risultato».

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