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A Cosenza, dal Santuario del SS. Crocifisso della Riforma, il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme, affida alla comunità un appello forte e luminoso: salvaguardare la dignità di ogni persona, custodire il rispetto reciproco e scegliere ogni giorno la via dell’amore come fondamento della vita cristiana.
COSENZA – Una città raccolta nella preghiera, con lo sguardo spalancato sul mondo. Cosenza ha saputo trasformare la devozione alla Madonna del Pilerio in un gesto vivo e concreto, capace di oltrepassare i confini del rito per farsi fraternità. L’accoglienza al cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme, non è stata soltanto un evento ecclesiale. Per due giorni, le antiche pietre del centro storico, le navate colme di fedeli, il suono composto dei passi e la gloria dei canti hanno custodito un tempo sospeso, fatto di fede e comunione. Non un entusiasmo rumoroso, ma una partecipazione profonda: mani che si stringono, sguardi che si incrociano, cuori che si aprono.
La spiritualità di Città dei Bruzi si è intrecciata con la solidarietà della comunità in un abbraccio che ha unito contemplazione e carità. La preghiera non è rimasta tra le mura di una chiesa, ma si è fatta responsabilità nei confronti di chi affronta la prova e l’incertezza, verso una terra che porta i segni della ferita e insieme la promessa di pace.
Il 13 febbraio, sotto un cielo incerto attraversato da una luce ostinata, il cardinale Pizzaballa è giunto al Santuario del SS. Crocifisso della Riforma, gemellato con la Basilica del Santo Sepolcro. Una visita che ha assunto il valore di un ponte spirituale tra la Calabria e la Terra Santa, tra la Croce custodita nella pietra e quella vissuta nella carne dei popoli. In quell’incontro, la città ha riconosciuto nel volto del pastore il volto di una Chiesa che soffre e spera, che resiste e dialoga, che chiede sostegno ma offre testimonianza. Il patriarca latino di Gerusalemme ha offerto una meditazione capace di attraversare il dolore del mondo senza cedere alla disperazione.

Il simbolo della Croce, il rispetto della dignità umana e il desiderio di giustizia
«Il Calvario non è solo il luogo in cui Gesù assume su di sé il valore dell’uomo – ha messo in luce il cardinale Pizzaballa durante la sua omelia – ma è il punto in cui l’amore di Dio raggiunge la sua massima espressione: dare la vita per l’altro in un contesto di totale ingiustizia, devastazione umana e abuso di potere. Proprio lì, dove le regole umane falliscono, l’Onnipotente si rende visibile». Parole che risuonano con particolare intensità per chi guida la Chiesa in Terra Santa, immersa in un contesto di dolore e tensione.
«È doveroso richiamare al rispetto della dignità umana – ha proseguito – ma dobbiamo vigilare perché il desiderio di giustizia non diventi ideologia o pretesto per creare nuove vittime». La Croce, allora, non è simbolo di resa ma criterio di discernimento. Non è ornamento liturgico, ma scelta radicale: trasformare la fragilità in luogo di rivelazione. Il cardinale ha ricordato che la Chiesa è fatta anche di istituzioni e relazioni diplomatiche necessarie, ma ha richiamato la vocazione profetica dei religiosi: testimoniare quella che San Paolo definisce la “stoltezza” o lo “scandalo” della Croce. «Siamo vasi di creta – ha osservato – ma è proprio attraverso la nostra fragilità che può manifestarsi la potenza di Dio, che non è potere umano ma pienezza d’amore».

Il cardinale Pizzaballa a Cosenza
In un mondo segnato da conflitti e polarizzazioni, la vera vittoria non passa dalla forza, ma dalla mitezza. “Beati i miti, perché erediteranno la terra”: non i rassegnati, ma coloro che non si lasciano definire dall’odio o dal rancore. I miti, ha spiegato, sono i custodi dell’umanità, gli unici capaci di ricostruire e abitare davvero la terra. Un richiamo che ha evocato anche la via di San Francesco d’Assisi, segno che vivere secondo questi ideali non è utopia ma possibilità reale. Dopo la celebrazione, la visita è proseguita tra le opere di solidarietà della comunità francescana. Lì, lontano dai riflettori, la Croce si è fatta gesto quotidiano: ascolto, pane condiviso, prossimità silenziosa. È in questo passaggio – dalla venerazione liturgica all’impegno concreto – che Cosenza ha mostrato il suo volto più autentico.

A Cosenza risuona il messaggio del cardinale Pizzaballa alle nuove generazioni
Raggiunto in sacrestia, il cardinale ha affidato alla nostra intervista un messaggio alle nuove generazioni. «Questo santuario ci ricorda la memoria della morte di Gesù, ma anche il suo dono di vita. Oggi tutti noi abbiamo bisogno di amore, di dare un senso e un orientamento alle nostre scelte. Il mio augurio è che l’amore di Dio vi riempia il cuore e illumini la vostra vita». Parole semplici, ma essenziali. In un tempo in cui tutto sembra misurarsi in interessi e calcoli, il cardinale ha indicato una via controcorrente: salvare la dignità, custodire il rispetto, vivere nell’amore.
Nonostante il maltempo, la partecipazione è stata ampia e sentita. «Sono stati due giorni molto belli e intensi», ha commentato. «Segno di vicinanza e di empatia verso la comunità cristiana di Terra Santa e verso le tante situazioni di ingiustizia che interrogano il mondo». Cosenza non è stata soltanto spettatrice: è diventata parte di una storia più grande, in cui la Croce segna l’inizio di speranza e riconciliazione. Nel silenzio del santuario, tra le ampie navate e le mani giunte, si è compreso che la vera forza non risiede nel dominio, ma nel dono.
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