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Il centro commerciale Metropolis e la Fondazione Roberta Lanzino, insieme contro la violenza sulle donne: il progetto “Lo sanno anche i muri” vince il prestigioso CNCC Award.


COSENZA – Un muro può raccontare ciò che spesso resta nascosto. Può rompere il silenzio, diventare strumento di cambiamento, trasformare uno spazio quotidiano in un luogo di riflessione e accendere una luce sui segnali invisibili della violenza. È questa la forza del progetto di visual storytelling e marketing sociale “Lo sanno anche i muri”, promosso dal Centro Commerciale Metropolis in collaborazione con la Fondazione Roberta Lanzino ODV, che ha conquistato l’ambito CNCC Award, il prestigioso riconoscimento del Consiglio Nazionale dei Centri Commerciali dedicato alle iniziative più innovative ed efficaci del settore.

“Lo sanno anche i muri”: il Centro Metropolis e la Fondazione Roberta Lanzino premiati ai CNCC Awards

Il progetto, nato in occasione del 25 novembre, Giornata mondiale per l’eliminazione della violenza contro le donne, ha trasformato gli spazi del Centro Metropolis in un percorso narrativo capace di coinvolgere migliaia di visitatori, portando alla luce una forma di violenza spesso invisibile: quella psicologica, fatta di controllo, isolamento, manipolazione e perdita progressiva dell’identità.

Il cuore del progetto è un’esperienza immersiva costruita attraverso due installazioni fortemente simboliche. Il “Muro delle donne” racconta il peso del silenzio attraverso sagome senza volto, immagini di donne private della propria identità e della possibilità di essere ascoltate. Il “Muro degli uomini”, invece, rappresenta attraverso mani e gesti il controllo e le dinamiche delle relazioni tossiche, invitando il pubblico a riconoscere quei segnali che spesso precedono forme più gravi di violenza. Ad arricchire il percorso, la mostra “Un petalo rosa per non dimenticare”, con 44 opere realizzate dalla Fondazione Roberta Lanzino e introdotte dal volto simbolo di Roberta Lanzino, vittima di violenza e figura alla quale la Fondazione dedica il proprio impegno quotidiano nella sensibilizzazione e nella prevenzione.

Il progetto realizzato dal Metropolis in collaborazione con la Fondazione Lanzino vince il prestigioso CNCC Award

«Questo Award dimostra che un centro commerciale può essere molto più di un luogo di consumo: può diventare uno spazio di cultura, consapevolezza e cambiamento sociale – dichiara la Direzione del Centro Metropolis –. Il risultato più importante è aver offerto a tante persone uno strumento per riconoscere i segnali della violenza psicologica. Un traguardo raggiunto grazie alla preziosa guida e alla collaborazione della Fondazione Roberta Lanzino».

Grande soddisfazione anche da parte della Fondazione, che sottolinea il valore umano e civile del progetto. «La Fondazione Roberta Lanzino è orgogliosa del prestigioso riconoscimento ricevuto dalla campagna “Anche i muri lo sanno”. Un premio che dà voce e valore a un incontro felice: quello tra il Centro Metropolis e la nostra Fondazione. Insieme abbiamo trasformato un muro in un grido silenzioso, fatto di immagini che colpiscono, parole che restano e un messaggio che non si può ignorare. E quel muro dice: “Tu passante, sosta in silenzio, guarda… e poi, quando ti allontani, rifletti”. Perché riflettere è il primo passo per cambiare», dichiara Matilde Spadafora Lanzino.

Il format coniuga efficacia, semplicità e replicabilità

Il valore aggiunto di “Lo sanno anche i muri” risiede nella sua capacità di coniugare efficacia, semplicità e replicabilità: un format economico e adattabile che dimostra come gli spazi della quotidianità possano trasformarsi in veri presìdi di consapevolezza, cultura del rispetto e tutela della comunità. Con questo progetto, il Centro Metropolis, insieme alla Fondazione Roberta Lanzino, porta un messaggio di forte impatto al centro del dibattito pubblico, dimostrando che anche un luogo di passaggio può diventare uno spazio di incontro, riflessione e cambiamento.

Perché ogni persona che attraversa quei corridoi è chiamata a fermarsi, osservare e riconoscere quei segnali spesso invisibili che precedono la violenza. Un invito a non restare indifferenti e a scegliere da che parte stare. Un muro, questa volta, non separa: racconta. E soprattutto restituisce voce a ciò che per troppo tempo è rimasto invisibile.

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