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Per le bottinatrici la Calabria è una lunga distesa di leccornie. Un’immensa zona verde. Il pericolo sono le colture intensive trattate con pesticidi e concimi chimici. Anche un campo di patate silano potrebbe essere letale. Con la sopravvivenza o la morte, le api misurano il livello d’inquinamento e l’equilibrio biologico.

Inizia la primavera e fioriscono le zagare, negli agrumeti che profumano la costa jonica. Ed è anche il risveglio delle acacie, intorno alla città di Cosenza, sulle colline di Zumpano, nelle montagne di San Fili, fino ai rilievi di Paola e poi, verso l’estate, sul lago Arvo, a Lorica.

A mettersi in viaggio con le operaie e gli alveari nomadi, abitati da regine, fuchi, magazziniere, ceraiole, spazzine, parti nel mese di marzo dagli agrumeti della Piana di Sibari e arrivi nei boschi di eucalipto del Crotonese.

E’ a settembre che sciamano nel Marchesato. Uno spettacolo. L’eucalipto settembrino è una particolarità tutta calabrese. Dall’albero di origine australiana si ricava un miele unifloreale usato per la cura del raffreddore.

E la stagione apistica chiude col botto nei campi di Hera Lacinia.

In Calabria ogni luogo ha il suo miele. Anche vicino al ponte di Calatrava, a Cosenza, c’è una postazione di arnie di legno colorate. Le ha costruite, con le sue mani, Valerio Perna. E’ un ingegnere informatico ma con le api è stato amore a prima vista e oggi è un professionista del settore. «Per fare questo lavoro – dice – occorrono tanta passione, pazienza e tecnica. E’ un insetto imprevedibile ma bisogna soprattutto considerare che è molto delicato, bersagliato da tanti pericoli: l’inquinamento, il degrado agricolo, i parassiti, i mutamenti climatici».

La storia di Valerio Perna, che pratica il nomadismo inseguendo le fioriture, è iniziata a 22 anni da tre cassette. Oggi ha 33 anni e 500 casse.

«Avevamo poche arnie curate da mio padre che, ad un certo punto, ha sviluppato una forma allergica. E’ toccato a me accudirle. Quando ho aperto la prima cassetta – racconta, – ho visto uno spettacolo meraviglioso, mi sono appassionato e, negli anni, è diventato il mio lavoro». Per la sua azienda ha scelto un nome d’identità locale: “L’oro di Alarico”. «Sono molto legato alle mie radici e posso dire di aver trovato il mio tesoro, perché il miele è oro».

In Calabria i signori delle api sono 1385 tra professionisti e hobbisti e gli alveari sono 118.465, secondo la Banca dati dedicata dell’Anagrafe nazionale zootecnica. Il 20 maggio si celebra la festa mondiale delle api ed è l’occasione per fare il punto sulla produzione di miele e le drastiche riduzioni degli ultimi anni.
Eppure, nonostante la crisi, l’apicoltura attira nuovi imprenditori.

Valerio racconta la sua quotidianità. Lo ascolti e pensi alla distesa di casette. D’inverno sono sparse lungo la valle del Crati, sul litorale Tirrenico, a Rende e a pochi metri dal ponte dell’archistar catalana.
«In piena fioritura una cassetta arriva a pesare anche 50 chili e ospita fino a 90mila esemplari, per poi ridursi, nei mesi freddi, fino a 10mila», spiega.

E’ durante la notte che le porta in viaggio, da un bosco a una pianura, dal mare alla collina. «La transumanza è notturna perché le api rientrano al tramonto. Chiudiamo le cassette e si parte». Al buio, con il suo pk e la sua passione, facendo attenzione a scegliere zone meno contaminate da sostanze chimiche e pesticidi killer.

Verso i campi baciati dall’abbondanza di fioriture ed erbe officinali, in una miscela di nettari del millefiori. «Ogni luogo ne ha uno diverso. Io ne produco cinque, ognuno con un suo particolare colore».

Da aprile a giugno fiorisce la sulla, una leguminosa che foraggia il bestiame. Da giugno in poi fiorisce l’ailanto, l’albero del paradiso, ed è anche tempo di nettare di castagno. Valerio porta le sue api a Cerisano, Fagnano, Spezzano Sila, Acri.

E’ nella silana Bocchigliero che le bottinatrici fanno festa con la melata di quercia. Raccolgono la sostanza zuccherina dalle foglie e la lavorano nelle loro magiche alchimie.

E’ calato il sole. Le api di Valerio sciamano nelle cassette dipinte a mano. A quest’ora rientrano milioni di impollinatrici negli angoli della Calabria verde. Nei campi di lavanda del Pollino, nelle distese di erbe mediche, nelle coltivazioni di verdure e nei frutteti. Il mondo delle api e del miele racconta dove viviamo, il nostro rapporto con il territorio.

Ogni ape è una sentinella e, se sopravvive all’inquinamento, nell’arco della sua breve esistenza en plein air, visita fino a tremila fiori ogni giorno. Questa è una storia a più zeri che ha a che fare con la Calabria e con l’umanità. «Niente più api, niente più impollinazione, niente piante, niente alberi, niente esseri umani». Forse lo disse Albert Einstein, forse no. Non importa chi fece questa previsione, che oggi suona come un consiglio molto saggio. Salviamole per salvarci.

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