Una scena da "Il Grande Spavento" (ph Eduardo De Matteis)
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Lo spettacolo “Il Grande Spavento” di Valentina Diana per la regia Giuseppe Semeraro, al San Girolamo di Castrovillari
Per la XXV edizione della Primavera dei Teatri (26 maggio-1 giugno) andrà in scena, oggi, mercoledì 28 maggio alle ore 18,30, al Teatro San Girolamo di Castrovillari, lo spettacolo teatrale di prosa “Il Grande Spavento”.
IL GRANDE SPAVENTO ALLA PRIMAVERA DEI TEATRI
All’interno di un misterioso centro di meditazione olistica, un po’ salotto e un po’ futuristica serra per le piante, cinque personaggi seguono un percorso di meditazione in cui la meditazione stessa è connessa all’ascolto delle piante.
Ogni personaggio nella storia è associato ad un piccolo albero con cui svolge la propria meditazione. In un arco temporale di alcuni anni le vicende dei protagonisti sono riassunte per momenti culminanti ed esplicativi del percorso di meditazione.
Prodotto da Principio Attivo Teatro, lo spettacolo di Valentina Diana si avvale della collaborazione degli attori Dario Cadei, Silvia Lodi, Otto Marco Mercante e Cristina Mileti, con disegno, luci e musiche curate da Vincenzo Dipierro.
SEMERARO: «L’AFFANNOSA RICERCA DEL SACRO»
«Oggi più che mai siamo nella continua e affannosa ricerca di qualcosa di sacro a cui aggrapparci con le unghie. I personaggi della vicenda sono tutti alla ricerca di una via spirituale per uscire dal dolore delle vicende private che lentamente emergeranno durante la storia». Afferma Giuseppe Semeraro, regista e attore dello spettacolo.
«Rispetto alla prime edizioni di questo spettacolo – continua il regista – ci sono delle evoluzioni dal punto di vista musicale: abbiamo trovato delle musiche più incisive che, in qualche modo, diventano le voci delle piante, e pongono in maniera molto più chiara i protagonisti in ascolto delle stesse piante».
IL GRANDE SPAVENTO E LA SPIRITUALITÀ PERDUTA
Il cuore del lavoro è la mancanza di sacro, meglio la ricerca disperata di sacro, di spiritualità, che ognuno di noi ha e che, negli ultimi anni, è andata perduta.
Quello che emerge è la miseria e la solitudine di questi personaggi che dietro l’aspirazione a una nuova via di cambiamento spirituale nascondono delle ferite piene di un vuoto indicibile: il grande spavento che abita ciascuno di loro. La paura di sé, del proprio buio, del proprio abisso, e la paura dell’altro. Lo spavento dell’esistenza nella sua brutalità e il confronto con la brutalità dell’esistenza altrui.
LO SGUARDO IRONICO E GROTTESCO DELLO SPETTACOLO
Poco alla volta, infatti, i personaggi metteranno in atto un sottile meccanismo in cui uno dei partecipanti sarà eletto a vittima sacrificale. Si insinuerà tra i partecipanti un clima di sospetto e di intrighi che porteranno a riprodurre, anche in un ambiente così falsamente puro e incontaminato, un atteggiamento violento e persecutorio.
LE CONTRADDIZIONI
Lo spettacolo, nato durante il periodo della pandemia, ha un occhio ironico grottesco e cerca di individuare tutte le contraddizioni insite in questa necessità di sacro, rispetto all’orgia e all’abbuffata dei corsi pseudo spirituali che ormai ci vengono proposti e propinati continuamente.
In chiusura, le atmosfere dello spettacolo ricordano quelle memorabili del breve racconto “La lotteria” di Shirley Jackson.
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