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Nel 2026 il Pil calabrese crescerà ma più lentamente per le stime della Cgia solo un +0,24 è il dato più basso tra le regioni italiani.
LA CALABRIA ha salutato il 2025 con i dati confortanti di Bankitalia che, per il primo semestre del 2025, segnalava una crescita del Pil dell’1,3%, superiore alla media nazionale e del Mezzogiorno. Le previsioni del 2026 – elaborate in questo caso dalla Cgia di Mestre – sono meno incoraggianti, pur mantenendo il segno più. L’associazione degli artigiani e delle piccole imprese stima per la Calabria una crescita a fine 2026 dello 0,24, dato più basso tra le regioni italiane.
IL REPORT DELLA CGIA SUL PIL NAZIONALE E CALABRESE
Nel 2026 il Pil nazionale in termini nominali è previsto che supererà, stima la Cgia, i 2.300 miliardi di euro, con un incremento di 66 miliardi pari al +2,9 per cento rispetto al dato del 2025. In termini reali, invece, la crescita rispetto all’anno precedente dovrebbe attestarsi allo 0,7 per cento, sostenuta principalmente dalla ripresa dell’export (+1), dalla stabilità dei consumi delle famiglie (+0,6) e dei consumi della Pubblica Amministrazione (+0,5), mentre si registra un rallentamento degli investimenti (+0,7 per cento rispetto al +2,4 dell’anno appena concluso). «La scadenza per l’utilizzo delle risorse del Pnrr, prevista per la prossima estate, avrà un impatto rilevante» ricorda la Cgia.
«Se a livello regionale nel 2025 lo sviluppo del nostro Paese è stato trainato principalmente dal Veneto (+0,66 per cento rispetto al 2024), per l’anno in corso si prevede che la locomotiva del Paese sarà l’Emilia Romagna (+0,86 sul 2025). Subito dopo il Lazio (+0,78), il Piemonte (+0,74), il Friuli Venezia Giulia e la Lombardia (entrambe con il +0,73). In coda alla graduatoria – evidenzia la Cgia di Mestre – la Sicilia con il +0,28 per cento, la Basilicata con il +0,25 e, maglia nera nazionale, la Calabria con il +0,24».
DIFFERENZE CON IL REPORT DI BANKITALIA
La contraddizione tra i due report è solo apparente. La Cgia di Mestre ha elaborato stime previsionali sulla dinamica del Pil reale, depurata dall’inflazione. Il dato di Bankitalia, invece, è un consuntivo (parziale, relativo alla prima metà del 2025): fotografava un buon andamento congiunturale – con performance migliore alla media del Paese – mentre la Cgia stima la capacità di mantenere la crescita. Quest’ultima è una valutazione strutturale (sempre in termini previsionali), che tiene conto della fine del Pnrr (nella seconda metà del 2026), del possibile rallentamento degli investimenti esaurita la spinta di quelli pubblici straordinari, della forza produttiva delle regioni.
TRIDICO: «IO L’AVEVO DETTO»
«Crescita reale del Paese, al netto dell’inflazione, allo 0,7% ed un rallentamento diffuso degli investimenti. In questo quadro economico già fragilissimo, tra le regioni italiane ed europee, la Calabria farà registrare il dato più basso con appena + 0,24% per il 2026. Un ente terzo come l’Ufficio studi della Cgia di Mestre non fa altro che confermare quanto sostengo da sei mesi a questa parte, dopo aver analizzato e incrociato i dati di Bankitalia, Svimez, Istat e Inps». A dirlo l’europarlamentare del M5s, già aspirante governatore della Calabria, Pasquale Tridico, che ieri ha commentato il report. «Ciò conferma – continua Tridico – che la Calabria non cresce e non vi è alcuna visione d’insieme, in un contesto in cui i finanziamenti non servono per generale sviluppo ma un giro clientelare senza alcuna strategia, se non quella elettorale».
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