Il prefetto di Crotone Franca Ferraro durante l'incontro di Pedagogia antimafia
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Pedagogia antimafia, lectio del prefetto di Crotone Franca Ferraro sullo scioglimento dei Comuni: «Posti di lavoro ereditari e ditte amiche»
CROTONE – «Amministratori e dipendenti che, come gli ‘ndranghetisti, non pagavano le tasse. Assessori che andavano al funerale di ‘ndranghetisti. Posti di lavoro pubblici considerati ereditari. Anomalie nell’uso dei fondi PNRR, nei contributi per le feste patronali o nell’assegnazione degli alloggi popolari. L’uso sistematico delle “somme urgenze” per favorire sempre le solite ditte di bitume e calcestruzzo». L’elenco è una radiografia spietata. È il condensato tecnico di ciò che le commissioni d’accesso antimafia hanno trovato scavando nei gangli degli enti locali della provincia di Crotone. A pronunciarlo, con la fermezza di chi rappresenta lo Stato in un territorio di frontiera, è il prefetto di Crotone, Franca Ferraro, durante un incontro inserito nel ciclo di Pedagogia antimafia. Un progetto che vede l’Università della Calabria, e in particolare il professor Giancarlo Costabile, e il liceo classico “Pitagora” uniti in una missione che non è solo didattica, ma civile.
DALLE TESTE MOZZATE AL PNRR
L’aula magna del liceo crotonese diventa così lo spazio per una lezione di democrazia applicata, dove il diritto incontra la testimonianza. Il prefetto Ferraro, chiamata a relazionare sullo scioglimento dei Comuni per mafia, non usa giri di parole nel descrivere la genesi di una normativa che oggi appare scontata, ma che affonda le radici nel sangue di una stagione feroce. «Dobbiamo ricordare da dove veniamo per capire l’urgenza delle nostre leggi – spiega Ferraro –. Fino al 1991, lo scioglimento di un Comune per infiltrazione mafiosa non era un provvedimento noto. Nacque come un’emergenza legislativa dopo i fatti di Taurianova del 1990: una scia di trenta omicidi culminata nell’episodio atroce di uno ‘ndranghetista decapitato, la cui testa venne lanciata in aria e divenne oggetto di tiro al bersaglio con colpi di fucile».
È davanti a quel «vertice di disconoscimento dell’umano» che lo Stato ha dovuto inventare strumenti nuovi. Il dato numerico fornito dal prefetto è una ferita aperta: dal 1991 al 2025 sono stati 396 i consigli comunali sciolti in Italia. La Calabria detiene il triste primato nazionale, e Crotone, con 11 scioglimenti, rappresenta un caso di studio drammatico. «In questo contesto, dal 1996 ad oggi, si sono succeduti 16 prefetti; io sono una delle 5 donne arrivate negli ultimi otto anni».
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LA ‘NDRANGHETA VIVE DI OMISSIONI
La riflessione si sposta poi sulla natura tecnica dell’intervento prefettizio. Lo scioglimento non è un atto di polizia giudiziaria che colpisce il reato del singolo, ma una misura di prevenzione che tutela l’istituzione. «Attualmente, la procedura è rigorosa e si basa su tre pilastri: concretezza, univocità e rilevanza. Gli elementi di collegamento con la criminalità devono essere reali; non sospetti vaghi». L’obiettivo è recidere quel cordone ombelicale che lega la politica alla ‘ndrangheta, alterando la volontà popolare. «La ‘ndrangheta vive di omissioni, di chi si gira dall’altra parte, di chi accetta il nero o non applica le misure di prevenzione. Lo scioglimento è, di fatto, un atto di prevenzione che colpisce anche i vincoli di parentela e le omissioni di vigilanza».
Tuttavia, il prefetto Ferraro non nasconde la complessità etica e sociale che ogni firma comporta. «Ogni interdittiva e ogni scioglimento non sono un traguardo, ma un fallimento. Dietro un’interdittiva ci sono lavoratori e famiglie; è un bilanciamento di interessi difficilissimo». Per questo, l’ufficio territoriale del governo sta puntando sempre più sull’amministrazione giudiziaria quando indaga su eventuali ingerenza mafiose nell’economia. «Uno strumento per accompagnare le ditte nel risanamento, dando una chance a chi ha la volontà di dissociarsi e tornare nella legalità».
IL RUOLO DELLA SCUOLA
Il cuore del discorso di Ferraro, però, parla direttamente agli studenti, ai futuri cittadini. L’approccio pedagogico dell’incontro è stato introdotto dalla dirigente scolastica del liceo Pitagora, Natascia Senatore, che ha richiamato il modello di don Milani per definire il ruolo della scuola. «Per essere autenticamente inclusivi, dobbiamo volgere ai ragazzi uno sguardo partecipe – ha affermato la dirigente –. Non si tratta solo di osservare il rendimento scolastico, ma di accogliere la complessità delle loro storie personali. Don Milani ci ha insegnato che la nostra missione è dare sostanza alla Costituzione per essere una scuola che diventa strumento per far diventare gli studenti cittadini consapevoli».
Sulla stessa lunghezza d’onda la professoressa Rossella Frandina, insieme al professor Costabile anima del progetto. La docente ha sottolineato come lo scioglimento di un Comune rappresenti la «cura necessaria a una ferita inferta alla communitas, intesa come quel munus di dovere e dono che lega i cittadini». Per la comunità educante del Pitagora, l’educazione alla legalità deve tradursi in una pedagogia capace di far compiere il salto «dall’obbedienza passiva alla responsabilità critica», citando non solo don Milani ma anche Paulo Freire.
FARE LA “DIFFERENZA”
Il prefetto Ferraro, nel concludere, ha abbandonato per un attimo il linguaggio dei decreti per raccontare la dimensione umana del suo ruolo a Crotone. «Quando sono arrivata in questo territorio, mi sono misurata con una materia giuridica nuova. Ho studiato, ho imparato, mossa dalla voglia di fare la differenza come rappresentante dello Stato. Ma oggi ho capito che fare la differenza non basta più: dobbiamo essere la differenza».
E la “differenza” si fa anche attraverso la presenza fisica, come nel caso della protesta degli agricoltori. «Non li ho ricevuti formalmente in Prefettura, sono andata io da loro, per dare visibilità e dignità alla loro protesta». Una vicinanza che si manifesta anche nel rapporto quotidiano con i giovani. «Il momento più significativo del mio mandato non è nelle carte, ma sulla strada. Quando i ragazzi mi riconoscono e mi fermano».
AZIENDE SOTTO LA LENTE
Il lavoro che attende la Prefettura nei prossimi mesi è imponente. Chiudere procedimenti aperti da dieci anni, monitorare le aziende infiltrate per evitare che l’economia sana venga inquinata, garantire la sicurezza del territorio. «La mia guardia rimarrà alta finché non avremo costruito una consapevolezza tale da non aver più bisogno di interventi d’emergenza», conclude Ferraro. Un monito che è anche un impegno: lo Stato non arretra, ma ha bisogno che la società civile impari a «raccontarsi nel modo corretto», documentandosi e ragionando con la propria testa per costruire un’opinione libera.
Il percorso di Pedagogia antimafia continua. Sullo sfondo, fa capolino la consapevolezza che, se lo scioglimento di un Comune è il segno di un fallimento democratico, la formazione dei giovani è l’unica terapia a lungo termine per guarire quella “ferita alla communitas” di cui la provincia di Crotone porta ancora i segni.
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