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Uno degli arresti nell'operazione tra Catanzaro e Crotone

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CATANZARO – Ventinove condanne, 10 assoluzioni (soprattutto per esponenti marginali), diverse rideterminazioni delle pene e la conferma dell’aggravante mafiosa e delle pesanti condanne per i big: questo, in sintesi, l’esito della pronuncia della Corte d’Appello di Catanzaro (presieduta da Giancarlo Bianchi, con Adriana Pezzo e Giovanna Gioia a latere) nel rito abbreviato del processo denominato “Borderland” (terra di confine, quella tra Catanzaro e Crotone). Un processo che nasce dall’inchiesta promossa dalla Dda di Catanzaro che ha nel mirino gli esponenti di vertice e gli associati della cosca Trapasso di San Leonardo di Cutro. La conferma più pesante è quella di 20 anni che i giudici di Corte d’Appello hanno inflitto a colui che è ritenuto il capo cosca, Giovanni Trapasso. E ciò nonostante siano caduti a suo carico ben 4 capi d’accusa.

Sono state confermate le condanne di primo grado anche per Carmine Taverna, 14 anni; Vincenzo Niutta, 12 anni; Domenico Falcone, due anni; Antonio Gallo, un anno e 4 mesi; Giovambattista Talarico, 8 anni. Così, invece, le pene rideterminate dalla Corte d’Appello: Leonardo Trapasso, 14 anni e sei mesi; Tommaso Trapasso, 15 anni e 4 mesi; Stefano Roberto Cosco 12 anni; Pierpaolo Caloiro 11 anni e 4 mesi; Rosario Falsetti, 11 anni e 4 mesi; Pasquale Talarico, 14 anni; Salvatore Macrì, 11 anni e 4 mesi; Massimo Colosimo, 8 anni; Vincenzo Trapasso, 11 anni e 10 mesi; Antonio Viscomi, 12 anni; Eliseo Mercurio, 5 anni e 4 mesi; Alessandro Cosco, tre anni; Raffaele Bubbo, sei anni; Gianfranco e Giuseppe Palaia, due anni e 9 mesi; Giuseppe Graziano Macrì, due anni; Giuseppe Tropea, 12 anni, Carmine Tropea, 9 anni e due mesi; Vincenzo Tropea, 10 anni e 6 mesi; Francesco Tropea 7 anni e 4 mesi; Renzo Tropea 7 anni e 4 mesi; Luigi Greco, 8 anni. Per un totale di 237 anni inflitti.
Sul fronte delle assoluzioni, in riforma della sentenza emessa dal Gup del Tribunale di Catanzaro il 18 dicembre 2018, da registrare quelle di Giuseppe Mancuso, Giuseppe Quintino (a loro erano stati inflitti 10 anni e 8 mesi in primo grado), Giuseppe Trapasso (8 anni in primo grado), Domenico Esposito (10 anni e 8 mesi in primo grado), Rosetta Esposito (8 anni in primo grado), Gianluca Colosimo (8 anni in primo grado), Alex Correale (8 anni in primo grado), Antonio Mancuso (11 anni in primo grado).

Revocata la confisca delle quote societarie dei fratelli Talarico, imprenditori. Assolti dal favoreggiamento con l’aggravante mafiosa anche Vincenzo Lucente (due mesi aveva avuto in primo grado, difeso dall’avvocato Aldo Truncè) ed Antonio Maiolo (2 mesi in primo grado) difeso da Vincenzo Vrenna.

L’operazione “Borderland” nel novembre 2016 per gli inquirenti ha posto fine alla “occupazione militare”, come la definirono i magistrati della Dda, da parte della cosca Trapasso, del territorio al confine tra le province di Catanzaro e Crotone. La maxi indagine è stata condotta dalla Squadra Mobile della Questura di Catanzaro.

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