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CROTONE – Oltre 760 anni di reclusione per 78 imputati che hanno scelto il rito ordinario nel processo scaturito dalla mega inchiesta che nel gennaio 2018 portò all’operazione Stige, sfociata in 170 arresti con cui fu colpito il “locale” di ‘ndrangheta di Cirò con le sue propaggini nel Cosentino, al Nord Italia e all’estero.

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Sono le richieste finali del pm Antimafia Domenico Guarascio formulate a conclusione di una requisitoria fiume, protrattasi per tre giorni. Il pm, in particolare, ha chiesto 62 condanne e 16 assoluzioni.

Dopo le condanne per oltre sei secoli già inflitte nel filone del rito abbreviato ormai approdato in appello, volge alle battute finali anche il processo pendente davanti al Tribunale penale di Crotone a carico di boss e gregari, ormai ex sindaci e assessori, noti e facoltosi imprenditori provenienti da tutta la Calabria che rispondono di una serie impressionante di capi d’accusa ripercorsi in quasi 130 pagine.

Le richieste più elevate, a 24 anni ciascuno di pena, sono per i capi storici di un’organizzazione criminale che, secondo la Dda di Catanzaro, comandava su mezza Calabria: i fratelli Giuseppe e Silvio Farao, ma anche per il boss di Strongoli Salvatore Giglio.

Spiccano anche le richieste a 12 anni per l’ex sindaco di Cirò Marina ed ex presidente della Provincia di Crotone Nicodemo Parrilla, a 12 anni per l’ex sindaco di Strongoli Michele Laurenzano, a 20 anni per Giuseppe Berardi, ex assessore comunale di Cirò Marina.

Nell’ultimo giorno di requisitoria il pm si è soffermato sui tentacoli sulla politica, ripercorrendo i tasselli di un’inchiesta che ha già portato allo scioglimento per infiltrazioni mafiose dei Comuni di Cirò Marina, Strongoli, Crucoli e Casabona e a una serie di interdittive antimafia ad importanti imprese che non possono più contrattare con la pubblica amministrazione.

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