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Il gruppo composto da sei persone che avrebbe compiuto la spedizione punitiva

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CROTONE – Si è avvalsa della facoltà di non rispondere la 17enne arrestata, insieme alla madre 41enne, con l’accusa di concorso anomalo nel tentato omicidio di Davide Ferrerio, il ventenne bolognese ancora in gravissime condizioni dopo essere stato aggredito la sera dell’11 agosto scorso, a due passi dal Palazzo di giustizia, dal 22enne Nicolò Passalacqua, finito in carcere all’indomani del dramma perché inchiodato dai filmati della videosorveglianza.

Mentre la madre, interrogata dal gip del Tribunale di Crotone Michele Ciociola, aveva inteso rispondere negando gli addebiti e proponendo una sua versione dei fatti, la ragazza, assistita dagli avvocati Aldo Truncè e Fotunato Sgro, nel corso dell’interrogatorio di garanzia dinanzi al giudice delegato dal Tribunale dei minori di Catanzaro (l’indagata è sottoposta a una misura cautelare in una casa protetta), ha optato per la scena muta.

Il la alla tragedia lo ha dato un video su “Tik Tok” e condiviso su Instagram dalla minorenne che iniziava così una conversazione con uno sconosciuto trentenne che le diceva che gli sarebbe piaciuto incontrarla. «Sei bellissima».

Il giovane chattava da un falso account con la 17enne utilizzando le generalità dell’ex fidanzato della minorenne e questo avrebbe scatenato l’ira della 41enne, che avrebbe ordito il pestaggio anche perché non correva buon sangue con il precedente compagno di sua figlia.

Gli investigatori della Squadra Mobile della Questura diretti dal vicequestore aggiunto Ugo Armano ci sono arrivati grazie alle intercettazioni nella sala d’attesa della Questura. Ma anche dai messaggi che gli indagati si scambiavano sui telefonini, sequestrati nel corso delle indagini. Come quella frase agghiacciante della ragazzina che si complimentava con Passalacqua. «Però che bel cazzotto… ho visto la scena, è caduto come un salame».

Passalacqua chiedeva venia per la sua irruenza, ma a quanto pare non ce n’era bisogno. «Scusami con tua madre sennò ci scrivo io». «Ma va, sta tranquillo». Ma è lo stesso Passalacqua, forse, a rendersi conto di essere stato manipolato dalla madre della minorenne per “proteggere” la quale ha ridotto in fin di vita un innocente.

Mentre, in un primo momento, all’indomani del fattaccio, intercettato insieme alle coindagate madre e figlia nella sala della Questura dice che vuole “accollarsi” lui tutto, in carcere riferisce ai parenti, durante una visita, che si è sentito come se qualcuno gli avesse fatto il «lavaggio del cervello». Lui doveva pure partire perché aveva trovato un lavoro ma la donna gli avrebbe fatto intendere che poi sarebbe stato più “difficile” riuscire a conquistare la ragazza.

L’idea di quella donna, che secondo il gip Cociola ha la responsabilità più grave perché ha “armato” Passalacqua, era, forse, quella di chiudere i conti con qualcuno che non doveva più avvicinarsi a sua figlia. Ma era un errore di persona. Un tragico errore. Intanto, la difesa si prepara a fare ricorso al Tribunale del Riesame.

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