Il Palazzo di giustizia di Crotone
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Nel filone del processo Karpanthos celebrato a Crotone il Tribunale ridimensiona le accuse contro la mafia dei boschi: 7 condanne lievi e 7 assoluzioni
CROTONE – Sette condanne, di gran lunga ridimensionate rispetto alle richieste, quattro assoluzioni e tre prescrizioni. Sono le decisioni del Tribunale penale di Crotone nel rito ordinario del processo alla mafia dei boschi. In una precedente udienza la pm della Dda di Catanzaro Veronica Calcagno aveva chiesto 14 condanne. Gli imputati furono coinvolti nell’operazione Karpanthos, condotta dai carabinieri contro le cosche della Presila catanzarese e i clan alleati del Crotonese. Le accuse erano, vario titolo, di associazione mafiosa finalizzata a traffici di stupefacenti, estorsioni, rapine e intestazioni fittizie. Nel filone del rito abbreviato sono già state disposte condanne per tre secoli di reclusione nei confronti di 43 imputati.
IL PROCESSO
Diverso l’esito del rito ordinario. L’imputato nei cui confronti era stata chiesta la pena più alta, a 18 anni, Pietro Paolo Scalzi, ritenuto esponente di vertice della cosca Bubbo, è stato condannato a 4 anni essendo caduto un reato di estorsione. Assolto suo figlio Venanzio, per cui la pm chiedeva 15 anni. Accolte, in questo caso, le richieste dell’avvocato Maurizio Bubbo. Oltre alle quattro assoluzioni, da rilevare che alcune prescrizioni sono scattate in seguito al venir meno dell’aggravante mafiosa.
L’ACCUSA
Secondo l’accusa, le cosche storicamente operanti a Petronà, i Carpino e i Bubbo, a loro volta legate ai Pane di Belcastro e ai Coco Trovato di Marcedusa, sono sempre state funzionalmente dipendenti dai clan del Crotonese, gli Arena di Isola Capo Rizzuto e i Ferrazzo di Mesoraca. E hanno proiezioni e interessi nelle province di Genova e Lecco. Alla cosca Carpino è strettamente legato il gruppo dei Cervesi, loro articolazione a Cerva. Negli anni hanno alternato scambi di favori e faide, almeno fino al 2006, quando gli Arena imposero la pax.
FILONE POLITICO
Per le ipotesi di voto di scambio i giudici hanno disposto uno stralcio trasmettendo gli atti al Tribunale di Catanzaro. Nel filone politico sono imputati l’ex sindaco di Cerva Fabrizio Rizzuti, che era alla guida del Comune poi sciolto per infiltrazioni mafiose, l’ex assessore Raffaele Scalzi e l’ex consigliere Raffaele Borelli. Il processo per voto di scambio deve ancora iniziare. Intanto, nel processo di Crotone si erano costituiti parte civile il Comune di Cerva, rappresentato dall’avvocata Filly Pollinzi, e quello di Petronà, difeso dall’avvocata Manuela Calautti. I giudici hanno respinto la domanda del Comune di Cerva e dichiarato inammissibile quella del Comune di Petronà. Il collegio difensivo era composto anche dagli avvocati Francesca Buonopane, Guido Contestabile, Luigi Falcone, Rocco Iorianni, Serena Lacaria, Domenico Magnolia, Gregorio Viscomi.
LA SENTENZA
Ecco le decisioni (in parentesi le richieste).
- David Berlingieri (26), di Petronà: assolto (4 mesi).
- Giuseppe Colosimo (67), di Petronà: 3 anni e 6 mesi (9 anni).
- Alessandro Cropanese (28), di Catanzaro: 4 anni e 10 mesi (12 anni).
- Pietro Paolo Scalzi (56), di Petronà: 4 anni e 6 mesi (18 anni).
- Venanzo Scalzi (29), di Petronà: assolto (15 anni).
- Antonio Scerbo (35), di Isola Capo Rizzuto: 3 anni (4 anni).
- Rosario Severini (49), di Borgia: 4 anni e 2 mesi (4 anni e 6 mesi).
- Angelo Elia (46), di Cerva: prescrizione (5 anni).
- Giuditta Gaglione (26), di Crotone: 1 anno (2 anni).
- Giulietta Ascone (54), di Polistena: 6 anni (12 anni).
- Luciano Ascone (55), di Taurianova: assolto (13 anni).
- Giovanni Greco (43), nato a Catanzaro: assolto 10 anni e 6 mesi.
- Giovanni Antonio Evalto (49), di Seminara: prescrizione (7 anni).
- Leonardo Zoffreo (56), di Cutro: prescrizione (6 anni).
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