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Gianluca Pennisi, il re della movida crotonese

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L’imprenditore di Crotone costretto a chiudere un locale sul lungomare si costituisce parte civile nel processo contro il re della movida


CROTONE – Si è costituito parte civile nel processo contro il re della movida. Una scelta coraggiosa, quella dell’imprenditore crotonese Francesco Putrone, assistito dall’avvocato Michele Gigliotti. L’uomo aveva osato aprire un drink bistrot accanto a un locale riconducibile, secondo l’accusa, al clan di Papanice. Ma ha rischiato grosso. Almeno questa è la ricostruzione della Guardia di finanza di Crotone che, sotto le direttive del procuratore Domenico Guarascio, all’epoca in cui era in forza alla Dda di Catanzaro, ha fatto luce sul calvario inflitto all’esercente.

Le accuse per Gianluca Pennisi e Gaetano Russo, presunti esponenti del clan dei Papaniciari, e per l’imprenditore Nicola Siniscalchi sono quelle di estorsione e concorrenza sleale con l’aggravante mafiosa. Li difendono gli avvocati Paolo Carnuccio, Sergio Rotundo e Fabrizio Salviati. Il processo col rito abbreviato si sta celebrando dinanzi al gup distrettuale di Catanzaro.

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Escalation di vessazioni

 L’estorsione, sempre secondo l’accusa, non consisteva nell’imporre il pagamento di somme di denaro o nel condizionamento di assunzioni e forniture. Dalle intercettazioni è emerso che l’imprenditore vittima avrebbe subito una forte limitazione della sua attività, fino a non reggere la concorrenza del vicino Gin Lab gestito in modo occulto dagli imputati. L’esercente fu costretto a modificare la sua proposta commerciale dopo che, tra il 2022 e il 2023, subì il taglio delle gomme di un’auto, l’incendio di altre due auto e il tentativo di incendio della propria abitazione.

Gli rinfacciavano perfino di aver organizzato serate a tema con dj set, proposte analoghe a quelle del locale accanto. Da qui le minacce di “farlo chiudere”. Una violenta escalation, culminata nell’aggressione fisica da parte di Pennisi. L’uomo alla fine ha denunciato, riferendo agli inquirenti di aver subito ben cinque danneggiamenti. Ed è scattata l’operazione Cassandra.

L’ascesa del re della movida

L’inchiesta ha fatto luce sull’ascesa del re della movida crotonese, che fino a poco tempo fa era Gianluca Pennisi, e sull’affare del food and beverage sul lungomare, che era nelle mani della cosca dei Papaniciari. Secondo l’accusa, Pennisi e Siniscalchi, d’intesa con i vertici della cosca Megna, egemone a Crotone, avrebbero pianificato e attuato le strategie di accaparramento di varie attività di ristorazione. Innanzitutto la società Cambusa srl, gerente l’omonimo ristorante e i locali Gyn Lab e Ego Caffè, formalmente intestati a terzi.

Food and beverage affare del clan

Per conto della consorteria, avrebbero gestito direttamente i servizi di vigilanza e guardiania, altro business del clan come si è visto anche nella vicenda che ha portato all’amministrazione giudiziaria per il Crotone Calcio. Avrebbero attribuito la titolarità formale della società, per eludere eventuali sequestri, ad Albino Borrelli (indagato). Nella società, che gestisce anche il lido Makai, sarebbero stati reimpiegati i proventi del clan. Inoltre, avrebbero attribuito a Mariano Romano (anche lui indagato), la titolarità della società Uramare, che gestisce un sushi.

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