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Lo chef Caterina Ceraudo

Tempo di lettura 3 Minuti

Nuovo riconoscimento per lo chef del ristorante Dattilo di Strongoli che racconta la sua passione per i fornelli

SE dovesse scegliere una colonna sonora per accompagnare i suoi piatti stellati sceglierebbe quella firmata da Yann Tiersen per “Il favoloso mondo di Amélie”. Film di Jean-Pierre Jeunet, con Audrey Tautou e Mathieu Kassovitz. Disarmante nella sua semplicità, entusiasta e disponibile Caterina Ceraudo giovane chef al ristorante Dattilo a Strongoli (Crotone), una stella Michelin dal 2012, ha vinto il premio “Donna Chef 2017” assegnato da Michelin (LEGGI LA NOTIZIA). Cerimonia a a Palazzo Clerici a Milano nell’ambito dell’Atelier des Grandes Dames, tributo alle donne dell’alta ristorazione voluto dalla maison dello champagne Veuve Clicquot. Un premio ispirato alla leggendaria Madame Clicquot, la donna che nell’800 ha inventato il primo rosé e il primo millesimato in Champagne.

E così la cucina calabrese, dopo il New York Times (LEGGI LA NOTIZIA), con Caterina conquista un altro riconoscimento internazionale.

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Una bella storia italiana di imprenditoria al femminile quella di Caterina Ceraudo. Classe 1987, Caterina prende in mano le redini della sua azienda nel 2013 confermando da subito il macaron della Rossa, l’ambitissima stella della Michelin. Il ristorante di famiglia è al centro di un’azienda agricola biologica dove orti, vigneti e uliveti forniscono i prodotti per la sua cucina del territorio, semplice e ricca di sapore. Per gli ispettori Michelin, quella di Caterina è «una cucina moderna e allo stesso tempo non complicata, in cui il sapore è spesso bilanciato da giuste dosi di acidità e dolcezza».

Il premio all’imprenditoria in rosa nel settore ristorazione si inserisce tra i premi assegnati da Michelin in occasione della presentazione della 62/ma edizione della Guida Michelin Italia, lo scorso novembre, quale riconoscimento di storie di italiani che contribuiscono all’eccellenza del patrimonio culturale del Bel Paese.

 

Caterina a chi dedica questo prestigioso riconoscimento?

«Alla mia famiglia, ai miei collaboratori e al mio maestro Niko Romito».

Se lo aspettava?

«Assolutamente no. Ancora non mi pare vero. Forse, quando rientrerò a casa inizierò a crederci».

“Donna Chef 2017” sfata un po’ la leggenda dei primati declinati al maschile?

«La sfata, sì. Non esistono differenze di genere. Una donna può lavorare, avere successo e al contempo fare la moglie e la mamma. Io non sono mamma ma ho nipoti bellissimi e l’esempio di mia sorella Susy che mi segue».

Per lei questa è una primavera speciale. Un inizio di stagione da premio…

«Certamente. Una primavera che è arrivata insieme ad una consapevolezza diversa ma anche ad una responsabilità diversa».

Come ha conquistato gli “ispettori-giudici”?

«Non lo so…hanno letto la mia storia. Certo nelle motivazioni è stato sottolineato il fatto che la mia è una cucina semplice ma gustosa e legata al territorio. La Calabria li ha conquistati perché io adopero materie prime della mia terra».

Si è emozionata di più per la stella Michelin o per “Donna chef 2017”?

«Sono entrambi riconoscimenti emozionanti e importanti. Inoltre sono due cose collegate».

Il suo segreto?

«Lavorare e sognare. Non credo esista una cosa che non si possa fare. Il mio segreto è sognare».

Ma chi è Caterina?

«Beh, direi una ragazza semplice che ama il suo lavoro e la Calabria».

 

Se non avesse fatto lo chef…?

«Sarei stata disoccupata. Davvero non saprei…Ho la fortuna di fare il lavoro che mi piace».

E se dovesse scegliere una colonna sonora per accompagnare i suoi piatti?

«La colonna sonora di Yann Tiersen per “Il favoloso mondo di Amélie”. Amo la musica di Tiersen e amo quel film».

Caterina è un po’ Amélie?

«Sì, abbastanza».

Cosa vorrebbe dire ai calabresi?

«Siamo grandi…Dobbiamo essere orgogliosi e avere un po’ più di fiducia in noi stessi».

Cosa non manca mai alla sua tavola?

«Il sorriso».

Praticamente impossibile non crederle!

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