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IL QUADRO congiunturale della Calabria peggiora nel primo trimestre 2012, sulla scia di un rallentamento dell’attività produttiva riscontrabile già a partire dal 2° trimestre del 2011. E’ una situazione pesante quella  che appare nell’ultimo rapporto sull’economia regionale realizzato dall’economista dell’Unica, Rosanna Nisticò e presentato ieri nella sede di Confindustria a Cosenza.

CI SI METTE ALLA RICERCA – La forza lavoro è in aumento, così come il tasso di attività, a indicare una maggiore partecipazione al mercato del lavoro, in particolare nel primo trimestre 2012. L’esplosione della disoccupazione, con un aumento del 50% nel periodo gennaio-marzo 2012 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, in concomitanza con la forte riduzione del tasso di inattività, lascia intuire l’esistenza di un processo di fuoriuscita di un numero consistente di persone dalla condizione di inattività a quella di disoccupazione. Persone precedentemente inattive sono spinte alla ricerca di un lavoro in modo da contrastare l’erosione dei redditi disponibili delle famiglie dovuti all’inasprimento fiscale e al contenimento della spesa pubblica; a quest’effetto si aggiungono fenomeni di disoccupazione in senso stretto. Situazioni di crisi strutturale vengono peraltro segnalate dall’aumento della cassa integrazione straordinaria.

GLI INDICATORI IN CALO – L’indicatore Regioss di attività rileva un rallentamento dell’economia che, a partire dal secondo semestre del 2011, si intensifica e si protrae fino alla fine dell’anno. Anche le stime Prometeia sull’andamento del Pil descrivono una dinamica frenata, con una crescita del prodotto regionale in termini reali dello 0,2%, inferiore a quello medio nazionale (0,5%).

Il tasso di crescita delle imprese, debole se calcolato tra il 2010 e il 2011, assume nel primo trimestre 2012 un segno negativo, e mostra una caduta più consistente rispetto a quanto registrato nel primo trimestre dell’anno precedente. Tengono le esportazioni, seppure il livello rimane molto basso e la crescita che si realizza è debole rispetto alla media nazionale e meridionale. In Calabria, la bassa incidenza delle attività manifatturiere e la ridotta propensione all’export hanno attutito gli effetti congiunturali della crisi sul ciclo economico regionale: mentre per tutto il 2009 le altre regioni italiane attraversano il tratto più buio della crisi, in Calabria l’indicatore di attività economica risulta positivo e si mantiene tale anche per tutto il 2010. Nel 2011, tuttavia, la contrazione dei redditi disponibili e il perdurare delle difficili condizioni del mercato del lavoro, la particolare debolezza del tessuto imprenditoriale e la dipendenza da flussi di spesa pubblica, hanno esercitato con forza ripercussioni negative sull’economia regionale.

I SETTORI IN AFFANNO – Se si guarda all’andamento  nel 2011, il settore che ha maggiormente risentito della crisi è stato quello secondario, soprattutto nella componente delle costruzioni, dove si registra una riduzione dell’occupazione del 15%, ma anche in quello delle produzioni manifatturiere che perdono il 2% degli occupati. Positiva è invece la congiuntura del 2011 negli altri settori produttivi: agricoltura (+4%) e terziario (+3%).

L’inizio del 2012, tuttavia, segna un netto calo nell’occupazione agricola (-7%) probabilmente in connessione con la stagionalità delle attività nel primario; di contro, il settore secondario invia segnali di ripresa, con un cauto aumento dell’occupazione nella manifattura (+1%) e nelle costruzioni (+3%). Rimangono stabili nei primi tre mesi del 2012 gli andamenti dell’occupazione nel settore dei servizi, anche se si registra un lieve calo nel comparto del commercio e degli alberghi (-1,4%). La timida ripresa dell’occupazione nel settore secondario non è tuttavia sufficiente a contrastare la fuoriuscita dei lavoratori dal primario e da alcuni comparti del terziario, con il risultato che il primo trimestre dell’anno si chiude con una perdita di occupati, seppure di modestissima entità (-0,3%). Nella manifattura lavorano in Calabria in media nel 2011 circa 46 mila persone: erano 51 mila nel 2008 (-10%) e 47 mila nel 2010 (-2,2%). Data la forte sotto-rappresentazione di questo settore nella regione, la nuova emorragia di posti di lavoro che ha contraddistinto gli ultimi anni si rivela piuttosto preoccupante: gli addetti alla trasformazione industriale sono l’8% del totale degli occupati, contro il 23% del Centro-nord e il 20% della media italiana. Il peso del settore delle costruzioni sull’occupazione complessiva è analogo a quello delle altre circoscrizioni: in Calabria è pari al 9%, contro l’8% del Centro-nord e della media italiana. Nel settore trovano lavoro 51 mila persone, il 96% delle quali sono maschi.

 

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