Lo stretto di Hormuz
INDICE DEI CONTENUTI
- 1 GUERRA E TENSIONI SULLO STRETTO DI HORMUZ, LE RICADUTE SULL’ECONOMIA IN CALABRIA
- 2 LA SITUAZIONE CALABRESE
- 3 I RINCARI DEI COSTI AGRICOLI
- 4 CALABRIA, IL CASO DELLA CIPOLLA DI TROPEA
- 5 CHIUSURA STRETTO DI HORMUZ, GUERRA E RINCARI, GLI EFFETTI IN CALABRIA SUL TURISMO
- 6 IL DATO DEGLI AEROPORTI
- 7 PIANO LOGISTICO IN CALABRIA, IL PORTO DI GIOIA TAURO
- 8 SCENARI POSSIBILI
La guerra e le tensioni nello Stretto di Hormuz e Mar Rosso spingono prezzi benzina a 1,77€/l e diesel oltre 2,10€ in Calabria. Impatti su agricoltura (Cipolla Tropea a rischio), turismo (+15% 2025) e Porto Gioia Tauro: scenari instabilità economica regionale
La Calabria torna a misurarsi con una crisi globale senza aver ancora consolidato i segnali di ripresa degli ultimi anni. Un’economia strutturalmente esposta agli shock esterni entra in una nuova fase di instabilità che arriva da lontano ma produce effetti immediati sul territorio. Sono, infatti, ore frenetiche. Le tensioni attorno allo Stretto di Hormuz e al Mar Rosso investono una delle principali arterie del commercio mondiale. Da qui transita circa il 20 per cento del petrolio globale via mare, mentre le criticità nel Mar Rosso hanno già comportato, secondo le stime della Banca Mondiale, un allungamento dei tempi di trasporto fino al 40-45 per cento lungo alcune rotte alternative.
GUERRA E TENSIONI SULLO STRETTO DI HORMUZ, LE RICADUTE SULL’ECONOMIA IN CALABRIA
È da qui che il conflitto entra nell’economia calabrese. E le previsioni sul piano geopolitico non sono certo confortanti. A cominciare dalla linea polemica di Donald Trump, che ha contestato agli alleati europei, Italia compresa, il mancato sostegno alle attività belliche degli statunitensi nell’area. Lo stesso cessate il fuoco di dieci giorni tra Israele e Libano annunciato dallo stesso presidente americano, dopo aver superato le resistenze del premier israeliano Benjamin Netanyahu, convince poco i mercati, che ritengono la tregua fragile, già segnata da accuse di violazioni da parte dell’esercito libanese e incapace di modificare il quadro strategico complessivo.
LA SITUAZIONE CALABRESE
Quello che interessa direttamente la Calabria è proprio l’effetto economico di questa instabilità. Proviamo allora a tracciarne un quadro d’insieme. Il primo effetto è quello energetico. Secondo il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, al 17 aprile la benzina self si attesta a 1,769 euro al litro e il gasolio a 2,124 euro (fonte: MIMIT – Osservaprezzi carburanti), in calo rispetto ai picchi delle settimane precedenti ma ancora dentro una fascia di forte volatilità. In Calabria, per effetto della distribuzione e della minore concorrenza, il diesel resta stabilmente più alto, con punte che superano i 2,20 euro al litro nelle aree interne; in autostrada si arriva anche a 2,40. Il secondo effetto riguarda l’agricoltura. La guerra in Ucraina aveva già determinato un’impennata dei fertilizzanti; la crisi mediorientale riporta pressione su energia e logistica. L’impatto combinato, per gli addetti ai lavori, potrà riflettersi sui costi di produzione e sui prezzi alimentari per i prossimi 6-9 mesi.
I RINCARI DEI COSTI AGRICOLI
In Calabria, Coldiretti segnala già aumenti superiori al 30 per cento dei costi agricoli, con rincari fino a 200 euro per ettaro. Su scala nazionale, Ismea stima che, in caso di crisi prolungata, il reddito agricolo potrà ridursi in una percentuale tra il 15 e il 20 per cento. Su questo scenario già complesso si innestano fattori locali che aggravano ulteriormente la situazione. Nel corso dell’ultimo inverno, vaste aree della Calabria sono state colpite da eventi meteorologici particolarmente intensi, con danni rilevanti a infrastrutture rurali e sistemi irrigui.
CALABRIA, IL CASO DELLA CIPOLLA DI TROPEA
Emblematico è il caso serissimo della Cipolla Rossa di Tropea Calabria IGP, di cui c’eravamo interessati alcune settimane addietro, una delle produzioni simbolo dell’agricoltura regionale. Nell’area compresa tra Campora San Giovanni e Falerna, la rottura di una condotta nel letto del fiume Savuto ha lasciato circa 500 ettari di coltivazioni senza approvvigionamento idrico, con una stima di danni che può arrivare fino a 30 milioni di euro. È dentro questa condizione già compromessa che si inserisce la nuova pressione internazionale sui costi, aggravando una situazione che per molte aziende è già al limite della sostenibilità.
CHIUSURA STRETTO DI HORMUZ, GUERRA E RINCARI, GLI EFFETTI IN CALABRIA SUL TURISMO
Il terzo effetto è sul turismo, alla vigilia della stagione estiva. I dati regionali restano positivi: nel 2025 la Calabria ha registrato oltre 2 milioni di arrivi e più di 9 milioni di presenze, con una crescita rispettivamente del +15,8 per cento e +9,7 per cento (fonte: Regione Calabria – Piano promozione turistica 2026). Ma il contesto cambia rapidamente. La tensione sulle rotte energetiche incide direttamente anche sul trasporto aereo, se si considera che il carburante per aviazione rappresenta normalmente tra il 25 e il 30 per cento dei costi operativi delle compagnie. Le dinamiche su petrolio e raffinazione cominciano a tradursi in un aumento del costo del cherosene e, a cascata, dei prezzi dei biglietti. Si parla di aumenti tariffari anche superiori al 10-15 per cento sulle tratte medio-brevi. Per una destinazione come la Calabria, fortemente dipendente dal traffico aereo, questo incide direttamente sulla domanda potenziale.
IL DATO DEGLI AEROPORTI
Gli aeroporti calabresi, Aeroporto di Lamezia Terme, Aeroporto di Reggio Calabria e Aeroporto di Crotone, hanno registrato nel 2025 una crescita complessiva superiore al 10 per cento del traffico passeggeri (fonte SACAL). Ma questa dinamica resta strettamente legata alla sostenibilità dei costi dei voli. Un aumento prolungato del cherosene potrebbe tradursi, nei prossimi mesi, in una riduzione delle frequenze o in una revisione delle rotte meno redditizie, con effetti diretti sugli arrivi in una regione dove l’accessibilità resta una variabile chiave. Il quarto effetto riguarda il sistema produttivo. In Calabria operano oltre 140mila micro e piccole imprese, pari a circa il 95 per cento del tessuto economico (fonte: Confartigianato su dati Istat). Su scala nazionale, i costi energetici arrivano a incidere fino al 30 per cento su quelli operativi per molte attività, riflettendosi inesorabilmente sui consumi. Confcommercio stima una contrazione tra il 2 e il 3 per cento, con effetti più marcati nelle aree a minore reddito disponibile.
PIANO LOGISTICO IN CALABRIA, IL PORTO DI GIOIA TAURO
E incide anche sulla competitività: secondo il Centro Studi Confindustria, nelle regioni del Mezzogiorno l’aumento dei costi energetici può determinare una perdita fino a 5 punti percentuali. Sul piano logistico, la Calabria resta un nodo strategico. Il porto di Porto di Gioia Tauro ha movimentato nel 2025 4.490.566 TEU, con una crescita del 14 per cento. Ma proprio questa centralità espone il sistema alle oscillazioni dei traffici globali. L’export regionale ha raggiunto 1,03 miliardi di euro (+10,8 per cento, fonte ISTAT), mentre Banca d’Italia stima una crescita dell’1,2-1,3 per cento, segnalando però una forte vulnerabilità agli shock esterni come quelli che si stanno vivendo.
SCENARI POSSIBILI
Il punto è questo. La Calabria si presenta all’inizio della stagione estiva con indicatori economici in crescita, ma con una esposizione molto più alta di altre rispetto ai conflitti globali in atto. Se la crisi in Medio Oriente e in Ucraina dovesse protrarsi, gli effetti saranno concreti e progressivi: costi più alti per imprese e famiglie, maggiore incertezza sui flussi turistici, pressione sui margini delle attività produttive proprio nei mesi decisivi dell’anno. È qui, dunque, che si gioca la partita, sulla tenuta del sistema economico regionale. Senza contare che, come spesso accade, mentre altrove si prendono decisioni e misure di contenimento e sostegno, in Calabria si misurano, giorno per giorno, le conseguenze. E questo, oggettivamente, non aiuta a guardare il prossimo futuro con grandissima fiducia.
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