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Nel resto d’Italia il numero è in netto calo, i dati dell’Osservatorio Cerved

ROMA – Mentre nel resto d’Italia cala il numero di società protestate, toccando il minimo nel terzo trimestre dello scorso anno, in Calabria la tendenza è invertita: è la regione con la maggiore diffusione dei protesti (protestata una società su cento), pari a quasi dieci volte quella della regione più virtuosa, il Trentino Alto Adige (una su mille).

I dati dell’Osservatorio sui Protesti e Pagamenti

Tra luglio e settembre 2016 ne sono infatti state protestate 10,4 mila, il 18,2% in meno rispetto allo stesso periodo del 2015, il 55% in meno rispetto ai massimi del 2013 e il livello più basso dal 2008. Migliorano anche i tempi di pagamento: in media le aziende hanno pagato in 73,6 giorni, accumulando 14,1 giorni di ritardo rispetto alle scadenze, 2,4 in meno rispetto all’anno precedente e il minimo da inizio 2012. Sono questi i dati diffusi oggi dall’Osservatorio Cerved sui Protesti e i Pagamenti. Il calo dei protesti è diffuso a tutti i settori dell’economia con tassi a doppia cifra: la diminuzione risulta più marcata nelle costruzioni (-20,4%) che tuttavia rimangono il settore in cui l’incidenza del fenomeno è più alta. In diminuzione anche le imprese protestate nell’industria (-17,5% rispetto allo stesso periodo del 2015) e nei servizi (-16%). La riduzione è diffusa anche dal punto di vista geografico, con il Nord-Est che registra la performance migliore: sono poco più di mille le imprese protestate nell’area (-22,3% su base annua). Non mancano, tuttavia, forti disparità fra le regioni, con una netta spaccatura tra Nord e Sud.

Fatture saldate in media in 73,6 giorni, -2,4 giorni in meno su anno

Nel terzo trimestre dello scorso anno, le imprese italiane hanno confermato i miglioramenti nelle abitudini di pagamento nei confronti dei loro fornitori: le fatture sono state saldate in media in 73,6 giorni, 2,4 meno dello stesso periodo del 2015. Il miglioramento dipende soprattutto dai minori ritardi accumulati dalle imprese, che si sono attestati a 14,1 giorni, 2 giorni in meno dell’anno precedente e il minimo dall’inizio del periodo osservato. Nel Mezzogiorno i ritardi, pur in calo di 3,5 giorni su base annua, rimangono i più alti della Penisola (20,9 giorni).

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