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Il documento del Presidente di ACOP Calabria, avvocato Paolini, (Quotidiano del 21 settembre pag. 10) offre un contributo serio e documentato al dibattito sulla sanità: lo considero un contributo importante per riportare il dibattito sulla sanità regionale su basi concrete e documentate.
È tempo di abbandonare i pregiudizi e i populismi che per troppo tempo hanno inquinato la discussione: discussione che spero trovi ulteriori interessi ed interventi soprattutto alla vigilia delle elezioni regionali della Calabria, la cui spesa sanitaria incide per circa l’80% sulle spese correnti impegnate.
I dati parlano chiaro: le strutture private accreditate in Calabria, a fronte di «costi per prestazione significativamente inferiori» (10,8%) rispetto a quelli del pubblico, coprono una quota importante degli interventi sanitari (22,5%). Non solo: l’ “indice di complessità” delle prestazioni erogate (1,2) è in linea con quello del pubblico (0,98), a dimostrazione che non si tratta di “sanità di serie B”, ma di servizi essenziali e di qualità che integrano l’offerta complessiva.
I dati evidenziati dall’avvocato Paolini meritano particolare attenzione:
- il settore privato accreditato garantisce “una quota significativa delle prestazioni” sul territorio;
- il costo medio delle prestazioni erogate dal privato è “inferiore a quello sostenuto nel pubblico”;
- l’ “indice di complessità delle prestazioni” risulta del tutto comparabile con quello delle strutture pubbliche, dimostrando che il privato contribuisce anche nelle aree di maggiore rilevanza clinica;
- senza il contributo del privato, una parte consistente dei servizi sanitari non sarebbe oggi disponibile.
Questi elementi smentiscono luoghi comuni e semplificazioni ideologiche. La cattiva burocrazia e la gestione politica orientata al consenso sono i veri ostacoli allo sviluppo di una sanità moderna ed efficiente, non certo la presenza del privato.
È per questo che sostengo con convinzione l’idea di un “sistema sanitario misto”, in cui pubblico e privato collaborino per offrire qualità e continuità ai pazienti. Dove la sanità non funziona, le cause non sono da ricercare nel ruolo del privato, ma nella cattiva burocrazia e in una politica che per decenni ha privilegiato la ricerca del consenso, anziché la costruzione di un vero progetto sanitario.
Ha ragione Paolini quando scrive: «Anche questi sono fatti, anzi è politica sanitaria quella che dalla conoscenza dei fatti ne trae un progetto».
È da qui che dobbiamo ripartire: dai fatti, non dalle ideologie.
La Calabria ha bisogno di un progetto serio e condiviso, che metta al centro i cittadini e il loro diritto ad avere cure tempestive e di qualità. Pubblico e privato, insieme, possono garantire questo risultato.
Sono convinto che la Calabria – e il Mezzogiorno più in generale – abbiano bisogno di un «sistema sanitario integrato, pubblico e privato insieme», capace di rispondere con efficienza e qualità ai bisogni dei cittadini.
Ritengo dunque che il documento Paolini costituisca un punto di partenza per aprire un confronto serio, libero da pregiudizi, finalizzato alla costruzione di un modello sanitario che sappia valorizzare le migliori risorse disponibili, nell’unico interesse che deve guidarci: «quello dei cittadini e del loro diritto a ricevere cure di eccellenza»
*imprenditore
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