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Dopo la decisione del generale Vannacci di lasciare la Lega il caso si sposta in Calabria. Il deputato calabrese Domenico Furgiuele da giorni indicato nel terzetto di deputati che potranno divorziare da Salvini. «Chi mi ama mi segua» scrive il generale. Il lametino sembra essere su quella strada


ERA da giorni nell’aria, ieri è diventato ufficiale. Il generale Vannacci ha lasciato la Lega, partito con cui è stato eletto al Parlamento europeo, per guidare una propria formazione politica, battezzata ‘Futuro nazionale’. «Ti voglio bene, ma la mia strada è un’altra» il messaggio che avrebbe mandato a Salvini, dopo il faccia a faccia del giorno prima e poche ore prima del Consiglio federale della Lega, di cui Vannacci, peraltro, è (meglio, era) vicesegretario.

VANNACCI LASCIA LA LEGA, IL CASO DEL CALABRESE FURGIUELE


«La mia destra non è un menu à la carte, non è una sinistra sbiadita e un po’ meno alla moda, non è a geometria variabile come la famiglia queer e soprattutto non è moderata. Nessun pugile vince un incontro tirando ganci moderati. La mia destra è vera, coerente, identitaria, forte, orgogliosa, convinta, entusiasta, pura e contagiosa. È l’unica destra che io conosca. Chi mi ama mi segua – scrive Vannacci su Instagram, con un’espressione di sapore evangelico – Io inseguo un sogno e vado lontano».

OCCHI PUNTATI SU CHI SEGUIRÀ VANNACCI

Occhi puntati ora su chi lo seguirà. Da giorni i nomi che si ripetono, tra i parlamentari leghisti, sono gli stessi: Edoardo Ziello, Rossano Sasso e il lametino Domenico Furgiuele. Ziello e Sasso hanno fatto emergere la loro fede vannacciana votando contro, in dissenso con la linea di partito, la risoluzione della maggioranza per sulla proroga dell’invio di armi in Ucraina. Neanche Furgiuele l’ha votata, ma perché quel giorno era assente.

IL COMMENTO DI FURGIUELE: «SPERO NON SE NE VADA»


Ieri, martedì 3 febbraio 2026, intercettato dai cronisti parlamentari prima che il generale rendesse ufficiale lo strappo dalla Lega, Furgiuele commentava così: «Spero non se ne vada». Sasso, beccato nei corridoi del Transatlantico quando ormai il divorzio s’era consumato, ha detto che deve rifletterci ancora un po’ prima di decidere se seguire o meno il generale.
Certo, Furgiuele ha dimostrato di aver parecchi punti di contatto con il Vannacci pensiero, non ultimo il pallino per la remigrazione. Punto fisso di tutte le formazioni di estrema destra in Europea e del generale, è un programma per il rientro (e l’espulsione) delle persone immigrate, pur in possesso di regolare permesso di soggiorno, nei Paesi d’origine.

I PUNTI DI CONTATTO TRA FURGIUELE E VANNACCI

Furgiuele ha sposato la causa, così da aprire – o tentare di farlo – le porte della Camera qualche giorno fa a CasaPound e agli altri promotori della proposta di legge di iniziativa popolare ‘Remigrazione e riconquista’. L’opposizione – anche fisica – dei gruppi di minoranza («fuori i fascisti dalla Camera») ha fatto saltare la conferenza stampa. In precedenza Furgiuele era già diventato un caso a Montecitorio, quando rimediò un’espulsione dall’aula per aver fatto la X con le braccia, il simbolo Decima Mas, in risposta ai deputati dell’opposizione che intonavano Bella Ciao (lui disse che citava X-factor).

LE BATTAGLIE DEL DEPUTATO CALABRESE FURGIUELE DAL FRONTE NAZIONALE, AD ANE, ALLA LEGA

La battaglia però Furgiuele – a 14 anni militante del Fronte Sociale Nazionale poi iscritto ad Alleanza Nazionale e di qui alla Destra, prima dell’approdo alla Lega, che lo ha portato per due volte alla Camera – non la lascia. «Hanno provato a fermarci. Ci hanno spinto più avanti – ha scritto su Facebook nelle scorse ore – In poche ore abbiamo superato ogni soglia, ogni previsione, ogni tentativo di blocco». Il riferimento è alla raccolta firme per poter presentare la proposta di legge popolare sulla remigrazione, aperta il 30 gennaio che in pochi giorni ha doppiato il quorum: servivano 50mila firme, ne sono arrivate quasi 100mila. «Quando il popolo decide di farsi sentire, nessuna diga regge, nessun veto basta» la chiosa del deputato calabrese.

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