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Enrico Letta, Amalia Bruni e Stefano Graziano

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IN Calabria sembrano essersi aperte due campagne elettorali. Una prima dedicata al centrodestra che sembra giocare una partita a sé, una seconda alle tre anime del centrosinistra che continuano ad attaccarsi a suon di accuse e messaggi nemmeno tanto velati, fino a dimenticarsi che, eventualmente, l’avversario sarebbe proprio il centrodestra.

Ieri, il commissario regionale del Pd calabrese, Stefano Graziano, ha avuto parole di fuoco nei confronti dei due competitor Luigi de Magistris e Mario Oliverio (LEGGI), ma proprio quest’ultimo ha replicato a muso duro proseguendo l’ennesimo scontro: «Il sig. Graziano, volendomi fare una critica,  sottolinea come io sia in politica da troppo tempo. Dimentica però di dire che lo sono sempre stato con il pieno sostegno degli elettori e l’ultimo successo del PD e del centrosinistra alla Regione è quello che mi ha visto candidato a Presidente, dopo averne acquisito il diritto attraverso elezioni Primarie».

«Quando, invece, hanno imposto tutto da Roma, con il contributo attivo del signor Graziano – ha aggiunto Oliverio – inventando la candidatura di Callipo, sprecando paroloni sul novello Olivetti di Calabria, concordando con lui un codice per la selezione delle candidature, imperniato su criteri arbitrari e strumentali, poggianti su basi false e senza fondamento, alla fine, la conclusione è stata quella di una sconfitta rovinosa; con il loro campione che dopo alcuni mesi scappa dalle proprie responsabilità dimettendosi da consigliere regionale. Ora, a meno di due anni di distanza, causa la morte della povera Presidente Santelli, e il ricorso ad elezioni anticipate, rischia di ripetersi, in forma ancor più grave la stessa rovinosa sconfitta».

Secondo l’ex governatore, «anche stavolta una girandola di candidati prima di arrivare alla dott.ssa Bruni, con la pervicace volontà per la Calabria di voler imporre le candidature da Roma, senza ricorrere alle primarie, rispolverando, ancora una volta, quel famigerato vecchio codice per le candidature tanto arbitrario quanto del tutto strumentale con in più, questa volta, una sorta di “campagna acquisti” di candidature al fine di impedirmi di contrastare con una mia lista, e stando direttamente in campo, una siffatta deriva rovinosa del PD e del centrosinistra. Anche questa volta i paroloni si stanno sprecando; e la dott.ssa Bruni ritenendo di essere al di sopra di tutto e tutti, dispensa, di suo, patenti assolutorie per i suoi candidati e condanne infarcite di pregiudizi e di falsità per i candidati delle altre liste, a partire dalla mia».

Da qui, l’affondo di Oliverio sulla scienziata: «Vorrei ricordare alla dott.ssa Bruni che io non ho mai offerto la mia lista a lei e quindi quel “rifiuto” di cui parla in un’intervista lo rispedisco al mittente. Ho solo cercato, invece, fino alla fine, di evitare alla sinistra un’ulteriore sconfitta rovinosa, con la conseguente distruzione di un patrimonio, costruito in più anni, da tanti di noi, con sacrifici ed impegno quotidiano».

«Purtroppo, in questi anni – ha proseguito Oliverio – in Calabria non ci siamo fatti mancare nulla; Roma ha aggiunto di suo la volontà di controllare direttamente alcuni settori chiave delle attività in Calabria, commissariando le politiche ambientali e la sanità. Per questa via la cura si è rivelata peggiore della malattia che si voleva curare. Ma non solo questo. La Calabria è stata sempre più individuata come regione canaglia, ricettacolo di mafia, di corruzione e di mala politica, fino al punto di non far discernere più dove finisce il male e dove comincia il bene».

Oliverio ritiene ci sia «una sorta di ubriacatura diffusa, per cui a livello nazionale, ma anche in Calabria, alcuni si sono autoproclamati rinnovatori e risanatori della cosa pubblica. Tutto ciò attraverso vere e proprie liste di proscrizione, basate sul nulla, sull’arbitrio  e sulla diffamazione. Quando poi qualcuno, come Brunello Censore è stato citato in qualche rigo di articolo di giornale, o come Francesco D’Agostino e io stesso abbiamo subito il danno di un errore giudiziario, da cui siamo usciti pienamente prosciolti in primo grado, perché il fatto non sussiste, senza che le Procure presentassero Appello, scoppia il caso. Le funzioni dello Stato non valgono più,  il risultato dei processi viene cancellato, a loro posto si ergono, in Calabria, i nuovi paladini della legalità e dello spirito pubblico».

«Queste posizioni aberranti e scellerate – ha incalzato Oliverio – stanno prevalendo tra chi dirige il centrosinistra e il PD calabresi. Ieri con Callipo, oggi con la Bruni: gli stessi opportunismi, gli stessi pregiudizi, le stesse falsità diffamatorie. Per questa via il centrosinistra diventa odioso, espressione di prevaricazioni, pregiudizi e furbizie opportunistiche. La sinistra, da forza di garanzia dei diritti e delle prerogative costituzionali per i cittadini, diventa forcaiola e illiberale, negando gli stessi principi per cui è nata ed è cresciuta nel tempo. Per noi, così, oltre il danno la beffa; noi, che da sempre ci siamo battuti contro la ‘ndrangheta e la corruzione,  pagando spesso di persona, dobbiamo ora subire l’onta del tentativo di discredito e di emarginazione da parte di questi falsi novelli rinnovatori, sorti dal nulla. Tutto questo anche grazie al PD romano e al commissario liquidatore Graziano».

«Ora basta! Non basta, forse, tutto questo – ha concluso Oliverio – a dare un senso profondo alla nostra discesa in campo? Cosa deve accadere ancora, perché si esprima nei calabresi onesti un sano spirito di ribellione? Quanto tempo occorre ancora per scacciare questi falsi profeti dalle comode posizioni da cui agiscono? Noi pensiamo che il tempo è già arrivato; e a partire dal prossimo 3 e 4 ottobre inizierà la riscossa».

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