Il ferroviere Giuseppe Cicciù

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REGGIO CALABRIA – La morte di Giuseppe Cicciù, uno dei due macchinisti che ha perso la vita nell’incidente ferroviario nei pressi di Lodi (LEGGI), ha sconvolto la città di Reggio Calabria: «Siamo tutti sconvolti – ha dichiarato il sindaco della città Giuseppe Falcomatà – perché un altro figlio della nostra terra è rimasto coinvolto in un incidente. Esprimo il massimo cordoglio alla famiglia e chiedo che siano verificate eventuali responsabilità per l’accaduto. Lui su Facebook aveva scritto che la prevenzione è l’arma migliore, quasi a sentire quello che sarebbe accaduto – aggiunge Falcomatà – mi ricorda un altro nostro concittadino, Nino Candido, il vigile del fuoco morto nella terribile esplosione di Alessandria (LEGGI). Anche lui qualche giorno prima sui social aveva scritto “quanto vale la vita di un vigilie del fuoco”. E così come per Nino Candido, anche per Giuseppe troveremo il modo per onorare la memoria di un altro figlio della nostra terra costretto ad andare fuori per lavorare e realizzarsi, e che ora lascia la sua terra e la sua famiglia nel dolore».

Anche i colleghi di Cicciù hanno ricordato il ferroviere «lo conoscevo da 25 anni – ha raccontato Fortunato Foti membro della segreteria lombarda della Fit Cisl – era una persona senza ipocrisie, ben voluto da tutti, solare, disponibile. Gli piaceva questo mestiere, amava questo lavoro, lo svolgeva con serietà impeccabile ed era molto attento alla sicurezza». Cicciù si era trasferito da molti anni in Lombardia, dove viveva con la moglie e un figlio, ma «era attaccatissimo» alla sua città natale, cioè Reggio Calabria, dove tornava appena poteva per far visita alla madre. «Sono talmente amareggiato e triste che faccio fatica a credere che sia morto», ha detto Foti. «Era una persona disponibile – ha proseguito – si prendeva in carico qualsiasi problema dei colleghi e andava fino in fondo. Abbiamo iniziato insieme nella Rsu e, quando passava in stazione Centrale a Milano, ci vedevamo sempre».

Cicciù, 51 anni, con la Fit-Cisl si era impegnato ancora più attivamente e aveva fatto il delegato Rsu per molti anni, per poi dedicarsi maggiormente alla famiglia, dopo la nascita del figlio. «Lo conoscevo da 25 anni, era una persona senza ipocrisie, ben voluto da tutti, solare, disponibile. Amava questo lavoro, lo svolgeva con serietà impeccabile ed era molto attento alla sicurezza», ha ricordato Fortunato Foti, ferroviere e membro della segreteria lombarda della Fit Cisl.

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