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L’Università Mediterranea di Reggio Calabria

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REGGIO CALABRIA – Non è facile riprendersi dopo lo tsunami giudiziario abbattutosi sulle torri della cittadella di Feo di Vito. Ma l’Università Mediterranea, ancora scossa da uno scandalo che ha fatto presto il giro d’Italia, prova a rimettersi in carreggiata.

Dopo l’interdizione (10 mesi) del rettore Santo Marcello Zimbone e del prorettore vicario Pasquale Catanoso (12 mesi), la nomina del facente funzioni Feliciantonio Costabile e le dimissioni di Zimbone (LEGGI), mercoledì mattina nell’aula magna d’ateneo il nuovo vertice presenterà l’offerta formativa del nuovo anno accademico. Prove di restyling e di ritorno alla normalità. Impresa che si prospetta ardua.

L’INCHIESTA DI OGGI

Il quadro emerso dall’inchiesta “Magnifica”, condotta dalla Guardia di finanza coordinata dalla Procura della Repubblica reggina, è un pugno allo stomaco di chi nella massima istituzione culturale cittadina ha sempre visto un riferimento di etica e legalità, il tempio dell’impegno civile.

E invece per gli inquirenti all’università ci sarebbero stati diversi concorsi pilotati e sarebbero state riscontrare anche irregolarità nella gestione degli appalti e sull’utilizzo delle auto e delle carte di credito dell’ateneo per scopi personali. L’operazione ha scoperchiato una vera e propria associazione per delinquere finalizzata alla commissione di delitti contro la pubblica amministrazione, tra cui concussione, corruzione, abuso d’ufficio, falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici, peculato e turbata libertà del procedimento di scelta del contraente.

Un’associazione contrassegnata dalla realizzazione di plurimi reati con un vertice che avrebbe fatto capo al rettore e una sorta di struttura su cui appoggiarsi con incarichi ben precisi. «Un quadro a dir poco disarmante» stando alle parole del gip Vittorio Quaranta che accompagnano le quasi 1230 pagine di ordinanza in cui figurano 52 indagati, di cui 8 sospesi. Destinatari delle misure interdittive oltre al rettore Zimbone e al predecessore Catanoso, anche l’ex direttore generale e professore Ottavio Amaro, i professori Adolfo Santini, Massimiliano Ferrara e Antonino Mazza La Boccetta, i dipendenti Alessandro Taverriti e Rosario Russo.

Le carte svelano l’esistenza di un vero e proprio sistema, una presunta gestione personalistica dell’ateneo dello Stretto. L’inchiesta abbraccia l’arco temporale che va dal 2014 al 2020 con una sorta di passaggio di consegne tra il vecchio e il nuovo rettore. Le accuse sono pesantissime. «I fatti denotano mancanza di senso delle istituzioni» scrive il gip.

LE DENUNCE SINDACALI DI IERI

Uno scenario desolante che rimanda a quanto le organizzazioni sindacali da anni andavano denunciando in splendida solitudine. Come voci nel deserto erano state in particolare le rsu a tenere alta l’attenzione su una gestione definita, a più riprese, poco trasparente e autoreferenziale.

Nel 2015 Usb Pi e Uil-Rua vergano un comunicato in cui segnalano come «in più occasioni, abbiamo cercato di rompere il muro di silenzio alzato dai vertici dell’ateneo su innumerevoli questioni che riguardano la vita della Mediterranea, ma la nostra voce è rimasta del tutto inascoltata».

Un altro passaggio suona profetico: «Per tale motivo riteniamo sia davvero arrivato il momento di uscire dall’ambito circoscritto della Cittadella e rendere partecipe tutta la cittadinanza e le Istituzioni, chiedendo loro di darci una mano a non lasciar morire nel silenzio l’Università Mediterranea, le cui problematiche hanno rilevanza e ricadute sull’intera città».

Arrivano a chiedere all’allora governance «di avere il coraggio di affrontare, per quello che sono, i fatti determinati dai propri comportamenti, fare un dignitoso passo indietro e consentire ad altri di provare a risollevare le sorti del nostro ateneo».

L’anno successivo, sempre l’Usb, stavolta con lo Snals Cisapuni, si augura che Catanoso, allora rettore con Zimbone direttore generale, non diventasse il curatore fallimentare della Mediterranea. Il nodo è la mancata approvazione del conto consuntivo a tre mesi dalla scadenza. «Niente programmazione, niente organizzazione, niente contrattazione integrativa, niente sicurezza nei luoghi di lavoro» lamentano i sindacati, che imputano ai vertici di impedire il confronto tra le parti e danneggiare il personale tecnico-amministrativo.

LE BATTAGLIE PER IL VOTO

Quel personale che oggi, statuto alla mano, è praticamente tenuto ancora fuori dall’elezione del nuovo rettore. Altra battaglia portata avanti dai sindacati, che non ha mai trovato sponda ai piani alti di salita Melissari. In base all’articolo 17 il rettore è eletto da tutte le componenti accademiche, ma solo professori e ricercatori a tempo indeterminato hanno un voto pieno, gli altri ponderato.

In ogni caso, secondo il comma 8, «fino alla terza votazione di ballottaggio, il rettore deve avere più del 50% dei voti dei professori e ricercatori votanti, complessivamente computati, ivi compresi i ricercatori a tempo determinato computati ai sensi del c. 6».

In soldoni: personale e studenti entrano in gioco solo dalla quarta votazione di ballottaggio, cioè dalla settimana tornata elettorale. Cioè dopo tre ballottaggi in cui i due candidati hanno ottenuto il medesimo numero di voti. Per cassare il comma in esame, occorrerebbe una modifica statutaria ex articolo 73. Sta a Costabile valutare se ciò rientri tra quegli «atti di ordinaria amministrazione» o tra «quelli indifferibili e urgenti», che possono essere compiuti dal rettore facente funzioni. Così da intervenire prima delle elezioni che si appresterà a indire a breve.

Stesso discorso per il comma 6 dell’art. 19, secondo cui «alle deliberazioni relative alle chiamate dei docenti o implicanti valutazioni sull’attività scientifica non partecipano le rappresentanze di cui ai punti c) e d) del c. 1 del presente articolo (…)». Cioè: i rappresentanti dei dipendenti amministrativi e gli studenti sono costretti ad uscire dalle sedute di Senato quando si discute di importanti questioni relative ai docenti. Naturalmente, non vale il contrario. Un sistema fin troppo antidemocratico e discriminatorio.

E sono le rsu a ricordare a più riprese come «lo stesso Miur ha fatto ricorso contro questo comma, e nel 2012 il Tar di Reggio Calabria ha dichiarato illegittima la disposizione che “esclude dal voto sulle deliberazioni relative alle chiamate dei docenti, o implicanti valutazione sull’attività scientifica, le rappresentanze degli studenti e del personale tecnico amministrativo”. Non è bastato: ad oggi l’ateneo, con omissione dolosa, non applica questa sentenza».

L’ATTACCO AL SISTEMA

Atteggiamento, negli ultimi anni, che i sindacati (una parte, in realtà) non esitarono a definire «antisindacale», frutto di una «personale guerriglia dispotica contro il personale tecnico-amministrativo, la rsu e le organizzazioni sindacali», con particolare riferimento alla gestione Catanoso. La denuncia di un clima ostile nei confronti della categoria continua a spron battuto anche negli anni successivi.

Nel 2017 per le rsu, Uil-Rua, Usb Pi e Snals Cisapuni «il rettore Catanoso, il dg Zimbone e la ristretta cerchia di persone di loro fiducia hanno portato l’Università Mediterranea al disastro politico-amministrativo-gestionale». Sono gli anni in cui la lente degli investigatori è piazzata tra aule e corridoi dell’accademia. Nello stesso anno il fronte sindacale si allarga anche a Flc Cgil e Cisal nel puntare il dito contro il reiterato ricorso all’esercizio provvisorio di bilancio. Col cambio dell’assetto governativo dell’ateneo i sindacati continuano a fare le pulci al nuovo dg Ottavio Amaro (nel frattempo Zimbone è diventato rettore) reo della «mancata attuazione della normativa anti-corruzione» e di «iniziative di mobilità interna, selvaggia ed illogica».

Nel 2020, in un comunicato firmato da Fsur Cisl, Uil-Rua e Usb Pi, saltano subito agli occhi analogie con quanto emerso dall’inchiesta in corso: «Negli ultimi anni, le numerose procedure di assunzione di personale ricercatore (anche a tempo determinato), docente e tecnologi attraverso concorsi sia esterni, sia interni – passaggi di carriera dei docenti interni – continuano incessanti anche in quei corsi di laurea nei quali, da anni, si registra il costante e drammatico calo di immatricolati».

I sindacati puntano il dito contro la «mancata adozione – sin dagli anni scorsi – del “Piano Triennale di Fabbisogno di Personale”» mentre accusano la Mediterranea di premiare e promuovere «il personale docente con numerosi passaggi, spesso non proprio giustificati dal numero degli studenti iscritti e in qualche caso con legami parentali ai vertici dell’ateneo».

Il filo delle battaglie sindacali dentro l’ateneo reggino ripercorre quello che adesso leggendo in filigrana le migliaia di pagine in cui si compendia la poderosa inchiesta della GdF balza agli occhi. Dallo smantellamento dell’ufficio stampa alla creazione dell’Ufficio Procedimenti Disciplinari, all’attenzione delle rsu non sfugge niente. E puntualmente viene denunciato.

«La politica “dell’accerchiamento” è diventata anche intimidatoria attraverso l’Upd il cui presidente (Antonio Mazza La Boccetta), guarda caso, è un docente tra l’altro delegato del rettore alla contrattazione decentrata e agli affari legali, nonché soggetto nominato in modo plurimo e costante in diverse commissioni, consigli, ecc. Insomma un tuttofare! – scrivevano due anni fa rsu, Usb, Cisl Fsur e Fgu Gilda – Entrambi (Zimbone rettore e Amaro dg) privi di capacità manageriale e di conoscenze gestionali di risorse umane, hanno determinato un caos organizzativo al limite della legalità». Parole che fecero rumore e ora fanno pensare.

LA QUESTIONE MORALE

«Questa governance di docenti capitanata dal rettore Zimbone e dal dg Amaro interpreta l’autonomia universitaria in maniera, giusto per usare un eufemismo, inusuale ed insolita. Non poteva che accadere all’università Mediterranea, un’Istituzione pubblica del tutto priva di dirigenti, dove nessuno controlla e sanziona le attività di una docenza che spadroneggia anche negli organismi dove non è competente, che governa malamente l’amministrazione, oramai allo sbando per la morale di molti». Fu l’attacco frontale degli stessi sindacati. Poi è arrivata la Procura. Ora tocca agli indagati difendersi.

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