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Reggio Calabria rischia di perdere l’Archivio di Stato. Sede senza contratto dal 2010 e nessuna alternativa. Associazioni e studiosi lanciano l’allarme e chiedono interventi urgenti


L’ENNESIMO scippo. O, comunque, un altro pezzo del traballante puzzle culturale di una città che si perde per strada. Reggio rischia di restare senza l’Archivio di Stato.
Dopo la denuncia della direttrice Angela Puleio, nel silenzio assordante di opinione pubblica (qualora ce ne fosse ancora una) ma soprattutto di rappresentanze istituzionali, iniziano a levarsi isolate alcune voci del mondo associazionistico e culturale.

REGGIO CALABRIA, ARCHIVIO DI STATO, ENNESIMO SCIPPO


L’istituzione culturale, in campo archivistico la più grande della Calabria, si trova in extra contratto dal 2010, adesso si avvicina la fase del rilascio legale dell’immobile di via Casalotto a San Brunello. Per garantire la permanenza a Reggio dei documenti della storia del territorio serve un intervento istituzionale che indichi un’altra sede. Quell’intervento istituzionale più volte sollecitato invano.
Il rischio è che l’Archivio di Stato finisca fuori dalla città (forse anche fuori dalla regione) con una gestione in outsourcing.

L’ALLARME DI STUDIOSI ED ASSOCIAZIONI


«Trovare libri, testi, immagini, documenti e quant’altro diverrebbe un’impresa titanica e questa ipotesi sarebbe anche un grave limite alla ricerca dei cittadini, ma lo sarebbe ancor di più e con maggior gravità per gli studiosi che sarebbero privati del bacino remoto della città contenente la sua storia documentale – avverte l’ingegnere Oreste Mario Dito, animatore culturale e curatore di mostre d’arte – Una notizia che avrebbe dovuto causare un sollevamento dell’opinione pubblica e delle istituzioni…. ed invece il nulla. Ma, d’altronde, cosa ci si poteva aspettare da una città di “cultura” che nel silenzio assoluto accetta che l’Archivio Comunale sia chiuso da circa tre anni e che la Biblioteca Comunale lo sia da oltre un anno, ma importante che funzioni Villetta de Nava per le passerelle di convegni e seminari per i pochi soliti intimi senza alcuna ricaduta di interesse turistico-culturale».

DITO, ANIMATORE CULTURALE: «L’ARCHIVIO DI STATO SI TRASFERISCA ALL’EX CENTRO COMMERCIALE IL GIRASOLE»


Dito fa notare come «la situazione culturale della città è a livelli non eccellenti tant’è che non si è riusciti a vincere il titolo di Città della cultura 2027, la cui scelta è ricaduta su Pordenone». Da qui una proposta e un appello ai quattro candidati sindaco. L’Archivio di Stato lo si trasferisca all’ex centro commerciale “Il Girasole” di viale Messina, immobile comunale più volte messo in vendita all’asta, puntualmente andata deserta.

«In città esistono anche altre strutture ed immobili non utilizzati, in costruzione o abbandonati quali ad esempio Hotel Centralino, Parcheggio via Rausei, edifici scolastici, Centro sociale via XXV luglio etc» segnala Dito, nel chiedere comunque a Cannizzaro, Battaglia, Lamberti Castronuovo e Pazzano di impegnarsi a disporre «quale primo atto della futura Amministrazione la convocazione di un tavolo tecnico tra l’ufficio tecnico del Comune e l’ufficio preposto dell’Archivio di Stato» per verificare lo fattibilità dell’operazione di trasferimento delle sede all’ex Girasole.

NAVA, ASSOCIAZIONE SENSAZIONI EMERGENTI: «ARCHIVIO DI STATO DI REGGIO CALABRIA, CUSTODE DELLE STORIE REALI DELLA CITTÀ»


«L’incertezza sul futuro dell’Archivio di Stato, sito in via Stradella Giuffrè – San Brunello, che rischia di perdere la sua sede storica, minaccia le radici stesse del nostro territorio – aggiunge Domenico Nava, referente dell’associazione culturale Sensazioni Emergenti – Custode delle storie reali della città e del vissuto di intere generazioni, l’Archivio dovrebbe essere un presidio tutelato, non oggetto di ipotesi di trasferimento fuori dal contesto urbano. In un’epoca che rischia di smarrire la memoria, la storia del nostro popolo ha bisogno, oggi più che mai, di un luogo stabile e centrale in cui restare viva e presente. Ci piacerebbe che su questo ci fosse la maggiore pubblicità e interesse cittadino a tutela del nostro stesso patrimonio. Il silenzio equivale alla complicità».

ARILLOTTA, PROFESSORE E RICERCATORE: «SCIAGURA INCOMPARABILE»

Per il professore e ricercatore Filippo Arillotta si tratterebbe di «una sciagura incomparabile per il già malconcio patrimonio culturale pubblico della nostra città; infatti già lamentiamo la chiusura, senza notizie sulla riapertura, dell’Archivio Storico Comunale e della Biblioteca comunale De Nava». Anche lui rivolge un appello ai rappresentanti istituzionali e ai candidati sindaco per «farsi carico della soluzione a questo problema che causerà danni irreversibili alla comunità». E nell’avvertire che «separare i depositi dagli addetti ai lavori sarebbe un enorme disagio per gli studiosi», Arillotta sottolinea come «trasferirli in altra città, senza alcuna certezza sui tempi del ritorno, sarebbe una sciagura. La nostra città ha sofferto per cataclismi, invasioni, incendi, furti: non lasciamo che il disinteresse disperda quel poco di memoria che ancora sopravvive».

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